
L’estate che abbiamo salutato ormai da qualche mese è stata per i climatologi la più calda mai registrata in Italia dal 1950, con temperature che hanno superato ogni record, 48,4 °C a Orani (in Sardegna), toccato il 19 luglio 2026.
Nella nostra regione l’ondata di caldo torrido era iniziata già un mese prima in corrispondenza del concerto di Jack White a Lignano Sabbiadoro. Non è solo un modo di dire, le temperature massime registrate nella giornata del 21 giugno del 2026 si aggiravano sui 35° C con un’umidità massima registrata in nottata dell’83%, il classico clima che si sperimenta nelle foreste tropicali equatoriali nella stagione dei monsoni.
Quello del chitarrista di Detroit, John Anthony Gillis aka Jack White, presso l’Arena Alpe Adria di Lignano, è stato di certo un concerto infuocato e sudato e non solo per le condizioni meteo.
Nell’epoca dei suoni sintetici, digitali e liquidi, il chitarrista ha dimostrato che un concerto del tutto analogico è ancora in grado di scuotere le anime degli spettatori,”Shake Rattle and Roll”come si diceva ai bei tempi. L’esibizione anticipava con alcuni brani in scaletta l’uscita del nuovo graffiante album”Frozen Charlotte”sinistro riferimento a spettrali bamboline di ceramica bianca di fattura pacchiana e popolare, molto diffuse negli Stati Uniti sul finire del secolo XIX. L’estroso soprammobile si ispirava ad una leggenda trasformata in lugubre ballata folk traditional. Eccone alcuni versi:
He took her hand in his, O God, ’t was cold and hard as stone;
He tore the mantle from her brow and the cold stars on her shone.
Then quickly to the lighted hall her lifeless form he bore,
For Charlotte was a frozen corpse and a work spake never more.
Le prese la mano tra le sue: Dio, era fredda e dura come pietra;
le strappò il manto dalla fronte e le stelle gelide brillarono su di lei.
Poi, in fretta, portò il suo corpo senza vita nella sala illuminata,
poiché Charlotte era ormai un cadavere gelato e non proferì mai più parola. Il chitarrista ha curato anche gli artworks per il nuovo album sostituendo la testolina della bambola con un teschio ghignante blu; una riproduzione della bambolina a grandezza naturale faceva la sua”porca”figura nella scarna scenografia del palco, una bizzarria tra le tante. Anche se a Lignano il modello”Phone Free”, che di solito il chitarrista adotta, non è stato applicato troppo rigidamente, il pubblico ha capito benissimo, fin da subito, la filosofia anti cellulari di Jack White durante i concerti. L’energia di un’esibizione come la sua va vissuta senza distrazioni, lo scambio di good vibrations tra palco e spettatori deve essere immediata e non limitata allo schermo di un cellulare con le sue emozioni fasulle. La tecnologia digitale ha trovato il modo di sedarci e di insterilire le nostre emozioni più sanguigne che tendono a distrarci da quel mondo dove tutto è merce nell’eterno circolo vizioso del”Produci, Consuma, Crepa”della società dei consumi. Il rock più autentico sa ancora essere controcorrente, abrasivo e anarchico e il chitarrista di Detroit ha saputo dimostrarlo senza retorica o artifici scenografici di sorta. La sua esibizione tutta energia tellurica non ha concesso assolutamente niente alla soffice ovatta del gusto pop industriale che tanto furoreggia; sotto i suoi polpastrelli il rock sa essere ancora”La musica ribelle che ti vibra nelle ossa, che ti entra nella pelle, che ti dice di uscire, che ti urla di cambiare di mollare le menate e di metterti a lottare”come dice il poeta.
Quello di Jack White, è una power band di quattro straordinari musicisti assatanati, assetati di sangue e distorsioni con una grande attenzione per la strumentazione”analogica”che, oltre al leader, comprende:
Patrick Keeler (batteria), già selvaggia ritmica nei Raconteurs del chitarrista, il cui stile unisce il drumming ancestrale e potente dei White Stripes agli ipnotici incedere psichedelici su”pelli”Ludwig vintage finitura blu.
Dominic Davis (Basso), amico d’infanzia di White, che alterna un basso semiacustico Kay degli anni’60 a un Fender Precision d’annata dai ritmi quadrati e assolutamente geometrici anche quando tutto sembra riferirsi al caos primordiale.
Quincy McCrary (Fender Rhodes, tastiere e ai synth), il suo strumento elettromeccanico regala un suono pastoso, caldo e metallico che racchiude il senso e la direzione di un’intera epoca. Il Fender Rhodes in sostanza è un vibrafono amplificato dai pickup con vibrazioni del tutto proprie che ancora sanno disegnare e progettare i futuri della musica.
Naturalmente a farla da padrone sono le chitarre di Jack White come l’Airline / JB Hutto Montgomery Ward Airline Res-O-Glass, (1964) per l’occasione, di colore blu elettrico o la Crestwood Astral II e ancora la Fender Telecaster Custom”Blue Tele”. Il suo stile inconfondibile dovuto anche ad un originale utilizzo degli amplificatori (Dual Amp) è particolarmente grezzo, saturo e legnoso; si ispira alle sonorità barrelhouse del Delta blues tra slide e strumenti artigianali che non permettono eccessivi virtuosismi. I suoi riff sono essenziali, sporchi e apparentemente spontanei, rozzi e crudi ma in realtà frutto di una tecnica eccellente. Nel blues, come in tutti gli altri generi musicali, la cosa più difficile è produrre suoni che appaiano semplici e”naturali”.
Quella di Jack White non è però solamente un’esplosione selvaggia e ctonia di forze incontrollabili, dietro c’è tanta passione, uno studio e una pratica seria e attenta non solo in ambito strettamente musicale. Se ce ne fosse bisogno lo prova un brano presente nella vulcanica scaletta dell’esibizione di Lignano.
“The Union Forever”testimonia la passione fino ad un’ossessiva devozione per il genio e l’opera di Orson Welles. Il brano in particolare è un omaggio a Citizen Kane (Quarto potere, Usa 1941) ed è un vero e proprio assemblaggio dei dialoghi del film. Il testo però trascende l’opera cinematografica per diventare una riflessione sull’essenza effimera delle relazioni e dell’unione amorosa con tutti i suoi inevitabili fallimenti e le promesse infrante.
I versi”It can’t be love, for there is no true love” (Non può essere amore, perché non c’è vero amore) riflette una visione cinica o disillusa del sentimento.
*E ancora**”You said,’The Union forever'[…] But that was untrue, girl”* (Hai detto:’L’Unione per sempre'[…] Ma non era vero, ragazza) giocano sul doppio senso della parola Union: da un lato il richiamo storico alla Guerra Civile Americana (e alla frase del piccolo Kane nel film), dall’altro l’idea del”vincolo”o della promessa d’amore eterno che si è rivelata falsa.



Come diceva Son House:”Non c’è che un genere di blues, ed in qualche modo equivale a quello che c’è tra un uomo e una donna che si amano…quest’amore, in certi giorni, ti fa sentire triste e malinconico…ed è qui che si parla di blues!”
Da allora la musica è molto cambiata e spesso all’afflizione e alla mestizia dovuti a quel sentimento nostalgico d’abbandono si è mescolata la rabbia, la rivendicazione dei diritti e lo spirito di ribellione che ha incendiato gli animi e fatto ardere le coscienze. Lo sappiamo bene però che sotto la scorza ruvida, i suoni distorti e le ritmiche tonanti anche dei rocker più intransigenti spesso si cela un cuore che sanguina e una fin troppo rumorosa solitudine.
Quando è esploso l’ultimo brano,”Seven Nation Army”, è apparso subito chiaro a tutti i presenti d’aver assistito ad un evento unico, ottanta minuti di puro rock compatto e solido, diretto come un pugno sul viso. Gli spettatori, scossi, storditi, pesti ma anche molto felici per averle”prese”di santa ragione in nome del Rock’n’Roll, hanno infine guadagnato l’uscita dell’Arena Alpe Adria, riemergendo in quella realtà squallida alla quale siamo tutti condannati.
And I’m bleedin’, and I’m bleedin’, and I’m bleedin’
Right before the Lord
All the words are gonna bleed from me
And I will think no more
And the stains comin’from my blood
Tell me,”Go back home”
E sto sanguinando, e sto sanguinando, e sto sanguinando
Proprio al cospetto del Signore
Tutte le parole usciranno da me insieme al sangue
E non penserò più a nulla
E le macchie provocate dal mio sangue
Mi dicono:”Torna a casa”Scaletta
Intro Jam, Old Scratch Blues, Dead Leaves and the Dirty Ground (The White Stripes), What’s Done is Done, Hotel Yorba (The White Stripes) *Broken Boy Soldier (The Raconteurs) Dollar Bill*
The Hardest Button to Button (The White Stripes) *The Union Forever (The White Stripes) Ball and Biscuit (The White Stripes) G.O.D. And the Broken Ribs, Derecho Demonico, Steady, as She Goes (The Raconteurs)* Encore (Bis)
*Encore Rave Up, Icky Thump, Sixteen Saltines, Freedom at 21, Seven Nation Army* (The White Stripes)
Flaviano Bosco / instArt 2026 ©
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