Foto di Ingrid Wight

L’arrivo in Friuli di uno dei migliori chitarristi del mondo per una data del suo tour, organizzata da Euritmica al Palamostre di Udine, ha destato grande entusiasmo tra i musicisti e il pubblico appassionato del fingerpicking. Lo scorso anno Tommy Emmanuel ha festeggiato i 70 anni di età, ma come accade per i personaggi magici, non li dimostra affatto, continuando ad esibirsi con l’entusiasmo che solo un vero mito del mondo della musica come lui sa trasmettere al pubblico. Nei primi anni il chitarrista e percussionista australiano formò assieme al fratello Phil il suo primo gruppo, i Goldrush e già nel 1979 registrò il suo primo album solista From out of nowhere. La sua attività artistica è ricchissima (29 album, 7 dischi live nonché una lunga serie di raccolte) e comprende collaborazioni con Chet Atkins (a cui Tommy ha dichiarato di ispirarsi), Tina Turner, John Denver e Eric Clapton. Il suo stile fonde diversi generi, dal country al blues, al folk al jazz con l’utilizzo di diverse accordature che creano atmosfere intime e sonorità speciali. E’ difficile riassumere la sua carriera attraverso una specie di curriculum; ci vorrebbe un volume colmo di citazioni, una enciclopedia. Come spesso accade per i big, il tutto si può riassumere con una semplice frase: Tommy Emmanuel è uno dei più grandi chitarristi della storia della musica. Il Palamostre è pieno e dispiace dover constatare che la presenza di giovani è ridotta, così come, al contrario, è molta folta la schiera di capelli bianchi che si apprestano ad assistere ad uno show che si svelerà indimenticabile. Misteri del giorno d’oggi. Misteri inspiegabili. Giancarlo Velliscig introduce il concerto ricordando alcuni appuntamenti futuri della rassegna Note Nuove 2026, il cui programma comprende un concerto di Steve Gadd (a proposito di miti….) che si terrà, sempre al Palamostre di Udine, il 18 marzo. L’orario di inizio del concerto, ore 20:00 è più che apprezzato. Buona scelta, condivisa da tutti i presenti. L’apertura dello spettacolo è affidata a Alberto Lombardi, musicista e cantautore, riconosciuto a livello internazionale per la sua tecnica che spazia dal fingerstyle all’elettrico. E’ fresco di stampa il suo nuovo album Home. Il suo tour, denominato Alberto Lombardi Stratocaster tribute lo vede interpretare grandi maestri come Eric Clapton, Jimi Hendrix, David Gilmour e Stevie Ray Vaughan. Lombardi è stato anche recentemente ospite della Rassegna Madame Guitar, promossa dallo storico Folk Club Buttrio dall’infaticabile Marco Miconi. Ottima la sua performance, che ha omaggiato i Beatles (splendida la versione di Yesterday), i Supertramp, Jeff Beck e Sting con il ricorso a una loop station. Le luci si riaccendono per il cambio palco e dopo qualche minuto appare il grande Tommy Emmanuel che apre il concerto con una serie di brani che fanno venire i brividi; sono brividi di emozione che mettono in evidenza il suo inimitabile groove e la sua capacità di tenere il palco come pochi altri. Il palco è indubbiamente la sua casa. Deep river blues, registrata da Doc Watson nel 1964, è cantata magistralmente, è un omaggio al blues delle origini. La scaletta scorre come un fiume di acqua fresca, il tempo sembra essersi fermato, tra battimani e applausi del pubblico presente. Come è possibile soffermarsi su un brano quando tutti regalano sensazioni di appagamento totale? Proviamoci. Somewhere over the rainbow regala emozioni indescrivibili; il tocco di Tommy Emmanuel è magico, la simbiosi con lo strumento completa. Song for a rainy morning, scritta in Galles in una serata non del tutto solare, è un gioiello di bellezza. In Mombasa il maestro australiano trasforma la chitarra in un set di batteria proiettando l’ascoltatore in un mondo del tutto sconosciuto. Viene da pensare: “Chi costruì le prime chitarre avrebbe mai potuto immaginare che lo strumento avrebbe potuto subire una trasformazione in percussione?”. Vedere per credere. O meglio, chi non vede non può crederci. L’artista a un certo punto appoggia la chitarra e intona a cappella la bellissima melodia di Todays is mine. Un estratto del testo: “Oggi è mio / da fare con ciò che voglio / oggi è mio / la mia speciale tazza da riempire / per morire un po’ / per poter imparare a vivere / e prendere dalla vita / per poter imparare a dare”. Da standing ovation. La serata riserva un’ulteriore bellissima sorpresa, quando Tommy invita sul palco il giovane amico croato Frano Livingston, di Rijeka. All’anagrafe il suo cognome è Živković e l’intesa col Maestro è magica. Tommy Emmanuel lo cita spesso tra i migliori talenti mondiali: lo conobbe quando Frano era un bambino. Già da piccolo era pieno di talento, suonava con un virtuosismo raro, e dai video reperibili in rete aveva già scelto come Maestro il musicista australiano. Considerato che Frano è nato nel 2004, sicuramente la sua carriera potrà donare tante perle preziose. Il palco, per un brano, è tutto del musicista croato che poi accompagnerà Tommy in duetto evocando Chet Atkins. C’è spazio anche per un nuovo splendido omaggio ai Beatles. Le canzoni del quartetto di Liverpool (tra le quali Day tripper) sono rilette da Tommy in modo sontuoso. Nel finale Tommy Emmanuel suona Guitar boogie, accogliendo una richiesta di uno spettatore. Non ci siamo accorti del tempo che scorreva inesorabile. Il concerto termina alle 22:30, ma abbiamo avuto l’impressione che il tempo ci abbia preso in giro; forse aveva fretta! Recentemente Lucia Mora in un suo articolo pubblicato per la testata Rockol, intervistando l’artista australiano ha osservato che l’umiltà di Tommy Emmanuel è direttamente proporzionale al suo talento. L’impressione che abbiamo avuto come spettatori, aderisce perfettamente a questa descrizione; abbiamo assistito a una deflagrazione di energia constatando quanto sia naturale per un artista del calibro di Tommy Emmanuel trasmettere sensazioni di condivisione ed entusiasmo. Solo i grandi lo sanno fare. E noi abbiamo avuto questa fortuna.

Foto di Ingrid Wight