Foto di Ingrid Wight

Il trio che si è esibito al Teatro Palamostre di Udine giovedì 18 marzo per la stagione Note Nuove di Euritmica è a dir poco straordinario. Sul palco assieme a Steve Gadd, universalmente considerato uno dei più grandi batteristi della storia, c’erano Michael Blicher al sassofono e Dan Hemmer all’organo Hammond. Scorrere il curriculum artistico di questi musicisti è come intraprendere un viaggio nel mondo del paranormale. Steve Gadd è senz’altro uno dei batteristi che più ha influenzato col proprio stile che unisce raffinatezza, suono, essenzialità, diverse generazioni di musicisti. Tra le sue collaborazioni, citiamo solo alcuni nomi: Eric Clapton, David Gilmour, Paul McCartney, Bee Gees, Simon & Garfunkel, Steely Dan, James Taylor, Al Jarreau, Joe Cocker, Jim Croce (indimenticabile ma a troppo spesso dimenticato), Manhattan Transfer, Al Di Meola. Il danese Michael Blicher ha recentemente dichiarato di essersi innamorato del sax all’età di 15 anni ascoltando le parti incise in alcuni brani dei Dire Straits, ma fin da bambino è stato influenzato dall’ascolto dei vinili del padre, in particolare dalla musica di Ray Charles e, tra gli altri, Nat King Cole. Blicher ha avuto anche il compito di presentare i brani in scaletta dialogando col pubblico presente con fare amabile, schietto, lontano dai clichè spesso assegnati ai grandi musicisti che abitano il pianeta Jazz. Dan Hemmer è stato definito da qualcuno il più grande suonatore di Hammond al mondo; rifiutando queste classifiche che non hanno senso nel mondo della musica, Hemmer è un musicista che sa accarezzare lo strumento, dote spesso negata alla maggior parte di artisti considerati “virtuosi”.  Per l’ennesima volta Euritmica propone nell’ambito del Friuli Venezia Giulia un concerto dai contenuti a dir poco deliziosi. Steve Gadd considera l’esperienza del trio una delle sue preferite, per la condivisione comune della musica, suonata con un groove intimo. E’ la magia della musica; per tutta la durata del concerto ci siamo trovati immersi in un’atmosfera quasi mistica. I tre musicisti hanno curato ogni singola nota con attenzione, guardandosi, cercando gli sguardi, come per proteggere le proprie creazioni. Potremmo dire che Gadd Blicher Hemmer si comportano come sarti che confezionano con grande raffinatezza abiti su misura, sapendo che l’anima e lo stile sono più importanti della mera estetica o della ricerca di stupire. Blicher spiega che le luci resteranno accese sulla platea per l’intero concerto; l’intenzione è creare un’atmosfera amichevole, quasi da jazz club. “Ci piace vedervi in faccia”. Non si deve creare distacco tra artisti e pubblico. L’apertura è affidata a Moments like this, l’album che ha celebrato i dieci anni di sodalizio artistico del trio. Ogni tanto Eddie, così viene presentato, accompagna il trio suonando le percussioni. Bellissima I love it when you smile, deliziosa In a little spanish town, con un assolo finale di Steve Gadd. Segue They had no roses, tratto da Omara (2018) e il sassofonista spiega che il gruppo rispetta un certo crietrio matematico in fatto d’età; i musicisti hanno rispettivamente 40, 60 e 80 anni! Blicher suona anche il flauto, come ad esempio, nel toccante brano Stop yelling in the Picalof. Snow, brano composto dal trio in una fredda giornata di prove trascorsa a Copenhagen, regala dolci sensazioni. Il bis richiesto con trasporto dai presenti consolida la bellezza di un concerto intenso, pieno di emozioni. Blicher dice: “Ci sentiamo grati di girare il mondo e incontrare gente come voi”, per introdurre la bellissima A small song of gratitude. Nel dopo concerto abbiamo incontrato il batterista friulano Elvis Fior. Da uno scambio di battute con Elvis, riporto in sintesi le sue osservazioni; mi pare il miglior modo di chiudere questo articolo. “Siamo di fronte a un sommo poeta come Dante, stiamo parlando dell’eccellenza assoluta. Ogni volta che lo sento suonare mi emoziona sempre perché è in grado di toccare le corde emotive, non si tratta mai di un esercizio di stile. Steve Gadd è un maestro delle dinamiche, del groove, del portamento. Non c’è una nota fuori posto, tutto gira, tutto è fluido. E’ dentro la musica. E’ un privilegio ascoltarlo, è pura poesia”.

Grazie a Ingrid Wight per le foto.

Foto di Ingrid Wight