La prima edizione del Pordenone Blues Festival risale al 1992 e proponeva un programma che si sarebbe concretizzato in un’unica serata. Oggi, dopo più di trent’anni, la rassegna è caratterizzata da un cartellone pieno di grandi nomi ed è accompagnata da una serie di manifestazioni e iniziative collaterali come mostre fotografiche, proiezioni di film musicali, masterclass di chitarra, eventi culturali ed enogastronomici.

Due anni dopo l’esordio del festival, nel 1994, a Londra si formò un gruppo di rock alternativo che univa diversi stili, capeggiato da una cantante di grande talento: gli Skunk Anansie. Negli anni immediatamente successivi la band britannica ha pubblicato album iconici come Stoosh (1996), che contiene la hit Hedonism. Dopo una fase di separazione per progetti solisti, la reunion è arrivata già a partire dal 2009. L’attuale formazione è composta da Skin, sempre presente nel gruppo fin dagli esordi, Ace (chitarra), Cass Lewis (basso) e Mark Richardson (batteria).

Il pomeriggio pordenonese del 27 luglio è caldo e soleggiato, e il concerto si svolge nelle migliori condizioni nel grande prato che ospita gli spettacoli, all’interno del complesso del parco pubblico di San Valentino. L’area è circondata da chioschi enogastronomici ben organizzati per numero e spazi.

L’apertura dello show è affidata a Grove, from Bristol UK. Producer e vocalist hip-hop, Grove dal 2021 ha pubblicato una serie di EP e brani con una forte impronta di impegno civico e sociale e prese di posizione politiche senza sconti. Verso la fine del set arriva la sua dichiarazione di appoggio alla causa palestinese e l’accusa allo Stato di Israele di essere responsabile di un genocidio. Il suo nuovo progetto è Hydra. Il sound è energico e conferma il progressivo e inarrestabile abbandono degli strumenti musicali a favore di campionamenti e basi preregistrate; l’artista di Bristol, comunque, si fa apprezzare e dimostra grande capacità scenica.

L’attesa degli Skunk Anansie scorre velocemente tra le necessarie operazioni tecniche per testare il suono. Sono più di 5.000 gli spettatori accorsi al parco di San Valentino, un dato che conferma il pieno successo del festival. La band sceglie di aprire il set con This means war, singolo pubblicato nel 2019. La platea si scalda immediatamente e Skin riesce, con la sua istrionica prestanza e con un’energia inesauribile, a trasmettere continue emozioni grazie anche alla sua particolarissima voce. L’impianto di amplificazione diffonde suoni cupi e profondi, a volte a scapito di un equilibrio ottimale tra il volume della voce e quello degli strumenti.

Because of you, terzo brano in scaletta, accende gli animi con il suo riff ipnotizzante e le esplosioni vocali di Skin. Bella l’esecuzione live di Secretly, tratto dal terzo lavoro discografico del 1999 Post orgasmic chill, uno dei brani più apprezzati dal pubblico. Weak viene accolta con una grande ovazione: Skin e soci hanno catturato il pubblico, per la maggioranza formato da fedeli ammiratori del gruppo. Ottime le cuciture chitarristiche di Ace. Con Are you ready to dance? Skin saltella per il palco con una sicurezza esemplare.

Come capita spesso nei live odierni, il suono della cassa della batteria annulla quello del basso: si sente un vuoto che frena l’energia, ma il piccolo-grande problema viene ignorato dai fan degli Skunk Anansie, che si scatenano in un crescendo senza sosta. An artist is an artist, che a tratti ricalca uno stile in voga negli anni Novanta e magistralmente interpretato dai Primus, è un vero manifesto del pensiero della band.

La fine della prima parte del concerto arriva presto, lasciando immaginare una lunga coda di bis, che infatti arriva. Dopo una breve pausa l’energia viene nuovamente sprigionata dalla band con una intensa versione di Hedonism, a giudizio dell’autore il brano più riconoscibile della loro lunga carriera. La presentazione della band e i ringraziamenti agli organizzatori del festival, a chi lavora dietro le quinte e ai fonici avviene sulle note di Highway to hell degli AC/DC. Skin canta anche una strofa della canzone della mitica band australiana, dando l’ennesima prova di eccezionale bravura. Il saluto finale al pubblico è accompagnato da un’ennesima versione di Bella ciao, confezionata in quest’occasione da Skin e i Marlene Kunz.

Una grande performance, un concerto che sarà difficile da dimenticare.

© Franco Giordani per instart