Dietro il successo di un festival letterario che richiama lettori e lettrici italiani di ogni latitudine non c’è soltanto la presenza di grandi autori e autrici, ma anche un motore organizzativo stabile e infaticabile: la macchina della Fondazione Pordenonelegge.it, un laboratorio culturale proiettato sulla città, composto da appena sei dipendenti che lavorano senza sosta tutto l’anno.

Il ciclo è continuo: inizia alla fine di ogni settembre, quando si tracciano i bilanci dell’edizione appena conclusa, e prosegue giorno dopo giorno fino all’inizio del settembre successivo per pianificare la logistica, costruire relazioni internazionali, gestire la complessa burocrazia e coordinare centinaia di eventi diffusi sul territorio.

La 27ma edizione ha richiesto uno sforzo supplementare e straordinario per la complessa macchina logistica e di sicurezza necessaria ad accogliere la storica visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, giunto in città per suggellare la cerimonia di chiusura al Teatro Verdi. Un coronamento istituzionale che ha certificato il festival come patrimonio prezioso del Paese.

L’abnegazione quotidiana ha fatto capo a sei figure chiave che operano in stretta sinergia: la direttrice di Fondazione Pordenonelegge.it Michela Zin e la sua squadra composta da Paola Schiffo, Debora Dal Bo, Monica Bonacotta, Gabriele Pieroni e Francesca Dotta.

Michela Zin ha sottolineato come dietro a tutto ciò che accade negli uffici ci sia un’officina, il”laboratorio pordenonelegge”, capace di tenere in piedi migliaia di pezzi tra ospiti, fornitori, amici e pubblico. Un team che ha lavorato incessantemente, con attenzione a ogni particolare, sempre con il sorriso e con la consapevolezza di dover fare un lavoro impeccabile. Ogni iniziativa complessa può incontrare critiche, ma la cura organizzativa consente di affrontare anche le situazioni più impegnative.

Il presidente Michelangelo Agrusti ha definito Fondazione Pordenonelegge.it un esempio virtuoso di visione manageriale che unisce territorio e cultura in un modello economico vincente. Secondo Agrusti, il festival esprime l’anima di Pordenone, quella sinergia fra impresa e cultura capace di produrre risultati determinanti per lo sviluppo attuale e futuro del territorio, dimostrando che la cultura è un motore economico che cresce grazie alle competenze interne e alle partnership con il mondo produttivo.

A due giorni dalla visita del Capo dello Stato, con la città restituita ai cittadini, cala anche il sipario con lo smontaggio delle tenso-strutture, il disallestimento delle bandierine e delle tracce più evidenti del festival. Dopo la semina, è tempo di curare il giardino: giovedì 24 e venerdì 25 settembre gli uffici resteranno chiusi per una meritata ricarica delle risorse, in attesa dei prossimi eventi autunnali già in rampa di lancio.

Comunicato Stampa