
Sabato 10 ottobre alle ore 21 al Teatro Verdi di Pordenone va in scena la chiusura della 45a edizione delle Giornate del Cinema Muto con The Iron Horse (Il cavallo d’acciaio) di John Ford. Il film sarà presentato nella copia in pellicola 35mm della Photoplay di Londra con la partitura di John Lanchbery eseguita dal vivo dall’Orchestra da Camera di Pordenone diretta dal Maestro Ben Palmer. L’evento sarà replicato domenica 11 ottobre alle ore 16.30.
Uno dei più grandi western dell’epoca muta, The Iron Horse racconta la costruzione della prima ferrovia transcontinentale da Omaha, nel Nebraska, a Sacramento, in California: un’impresa realizzata tra il 1863 e il 1869 che segnò la fine dell’antica pista delle carovane. È un film epico che avrebbe ispirato generazioni di cineasti, tra cui Sergio Leone, e che si distingue per le spettacolari sequenze in cui il movimento dei treni si contrappone a quello del bestiame e degli uomini a cavallo. Le riprese si svolsero in gran parte in esterni, negli altopiani desertici nei pressi di Reno, in Nevada, in condizioni climatiche molto difficili: era inverno, faceva molto freddo e tecnici e attori alloggiavano in vagoni ferroviari privi di riscaldamento presi a noleggio da un circo oppure nelle costruzioni del set che ricreavano il villaggio dei Cheyenne. Le comparse erano centinaia e comprendevano operai cinesi, irlandesi e indiani Paiute. La Fox scelse come protagonista l’attore emergente George O’Brien, mentre il ruolo femminile fu affidato a Madge Bellamy.
Nel corso di tutta la settimana, le Giornate hanno proposto in una serie di cortometraggi delle origini un affascinante giro del mondo in tram. Nei primi decenni del Novecento le tranvie elettriche erano una caratteristica distintiva della modernità urbana e avevano il vantaggio di essere dotate di una comoda piattaforma su cui montare la cinepresa, diventando uno dei veicoli preferiti per girare le “corse fantasma”. L’ultima corsa, proposta in apertura di serata prima del film di John Ford, è Tram Ride Through Rochdale (GB, 1905) di Sagar Mitchell e James Kenyon, in cui è curioso osservare, oltre alla straordinaria frequenza del servizio, il viavai delle strade e la noncuranza con cui pedoni e ciclisti si muovevano davanti ai tram.
La mattina di sabato le proiezioni si spostano per qualche ora a Cinemazero, mentre il Teatro Verdi è impegnato con la prova generale dell’orchestra per il film di chiusura. Si comincia con Villa Falconieri, tratto dall’omonimo romanzo di Richard Voß e presentato all’interno della sezione dedicata al Lazio. La trasposizione cinematografica, oltre alla firma di Richard Oswald alla regia, vanta quella di Giovanni Vitrotti alla fotografia.
Alle 11.30 è la volta di The Humming Bird (L’usignolo) di Sidney Olcott, il secondo film di questa edizione, dopo Sadie Thompson, con protagonista Gloria Swanson. Insofferente al controllo cui la sottoponevano i dirigenti Paramount della West Coast, nel luglio 1923 l’attrice lasciò Hollywood diretta a New York per quello che doveva essere un breve congedo dovuto a motivi medici. In realtà vi sarebbe rimasta per tre anni, riuscendo comunque a tenere fede al contratto con la Paramount nell’imponente studio della casa di produzione ad Astoria. A dirigere The Humming Bird doveva essere Allan Dwan, ma dopo che le riprese furono rinviate lo studio ingaggiò Sidney Olcott, il quale a sua volta convocò Forrest Halsey, destinato a diventare lo sceneggiatore favorito di Gloria Swanson. Abbandonando la sua immagine di donna fatale, l’attrice veste in modo convincente i panni di una ex ballerina francese che diventa una capobanda tra gli apache di Parigi, mentre la troupe guidata da Olcott trasforma lo studio della Paramount in una credibile Montmartre. Halsey portò in primo piano le avventure parigine che nel testo teatrale di Maude Fulton, da cui è tratto il film, sono soltanto narrate. Fra queste, la guerra: Olcott ingaggiò 500 veterani dell’esercito e mise in scena elaborate sequenze di guerra di trincea. The Humming Bird uscì il 13 gennaio 1924 e fu un successo negli Stati Uniti ma, nonostante il successo riscosso nelle regioni francofone del Belgio e della Svizzera con il titolo Les Loups de Montmartre, non fu mai distribuito in Francia.
Nel pomeriggio di sabato le proiezioni tornano al Teatro Verdi per il rush finale. Fra tutte, si segnala in particolare il mediometraggio di Jean Epstein La Glace à trois faces (1927), sublime adattamento da un racconto di Paul Morand, in programma alle 18.30. Il film inizia con questa frase: “Tre donne amavano un uomo. Ma lui amava una di loro?” Con una narrazione non lineare che alterna passato e presente, il film ricostruisce la storia di queste quattro anime. Per Epstein il movimento occupa un posto essenziale nel cinema e ne definisce l’essenza. In La Glace à trois faces gli sprazzi di frenetica energia si manifestano nei corpi, nei piedi danzanti, ma anche nella macchina da presa che vola o scivola con eleganza nel mondo catturato dall’obiettivo.
Le Giornate del Cinema Muto sono realizzate grazie al sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, del Comune di Pordenone, della Camera di Commercio Pordenone-Udine, della Fondazione Friuli e con la partecipazione di BCC Pordenonese e Monsile.
Comunicato Stampa