E’ una storia che dura da più di 25 anni quella dei Thirty seconds to Mars, nata alla fine del precedente millennio in California grazie ai fratelli Jared e Shannon Leto. Tra avvicendimenti, abbandoni di musicisti, turnisti che vanno e vengono e cause legali con etichette discografiche, la Band arriva in piena forma in Friuli, dopo una recente svolta pop che ha fatto storcere la bocca a qualche ammiratore della prima ora ma che pare attirare un grande numero di nuovi fan. L’album di esordio Thirty seconds to Mars del 2002 presentava sonorità piuttosto cupe classificabili in progressive rock e/o rock alternativo, con forti influenze del mondo del grunge. Le altre opere pubblicate dal gruppo, oltre a alcuni singoli, sono A beautiful lie (2005), This is war (2009), Love Lust Faith and Dreams (2013), America (2018) e It’s the end of the world but it’s a beautiful day (2023). E’ fresco d’uscita il singolo Never lot love you, del 2025, con Belinda, dalla sonorità molto commerciali. L’album di maggior successo è senz’altro A beautiful lie, contenente perle come The kill, anche se il brano più significativo del gruppo, a mio avviso, resta This is war, per il quale è stato girato un videoclip per la regia di Edouard Salier che è riduttivo definire emozionante. Il leader del gruppo, Jared Leto, è noto al grande pubblico per la sua carriera di attore, che l’ha visto recitare in pellicole come Prefontaine, La sottile linea rossa, Ragazze interrotte, American Psycho, Chapter 27 – l’assassinio di John Lennon, House of Gucci. Nel 2014 ha ottenuto l’Oscar e il Golden Globe come migliore attore non protagonista per il film Dallas buyers club. La figura di Jared Leto, quindi, denota una personalità poliedrica, sia sotto il punto di vista cinematografico che musicale, considerato che Jared è un polistrumentista.

Quella di Gorizia alla Casa Rossa Arena è l’unica data nell’intero nordest, inserita nel programma di “GO! 2025”, la rassegna promossa dalla Regione Friuli Venezia Giulia e PromoTurismoFVG, organizzata in collaborazione con FVG Music Live e VignaPR. La giornata è afosa e il centro di Gorizia è caratterizzato da un andirivieni di auto in cerca di parcheggi vicini alla Casa Rossa, luogo del concerto. La cornice è spettacolare e lo show comincia alle 21:00 in punto, anche se lo zoccolo duro sta attendendo la band da ore sotto il palco. Si registra un’ottima affluenza.

La partenza è fulminante con Monolith e Kings and queens, una delle hit preferite dei TSTM, con immancabile coro collettivo finale. Due schermi giganti laterali e uno centrale proiettano le immagini di Jared Leto, con una miriade di primi piani che mettono in evidenza la prestanza fisica del cantante e il suo forte charisma. A qualcuno, di età maggiore della media, Jared ricorda come presenza scenica addirittura il Jim Morrison degli esordi. Walk on water scalda la folla, in buona prevalenza proveniente dalla Slovenia. Jared Leto sonda la “competenza” del pubblico con domande sui Thirty Seconds to Mars, quasi per fare un sondaggio per rilevare il grado di popolarità della band in questa zona geografica. Molto bella Rescue me, con influenze chitarristiche dei Police. L’uso delle basi preregistrate è molto presente. Per le nuove generazioni è una cosa scontata, naturale. Anzi, per essere più precisi, direi che l’uso delle basi è diventato irrinunciabile, così come la sincronizzazione dei videoclip con la canzone suonata in diretta. Per un amante dei concerti live classici come me il ricorso a questi trucchi per riprodurre gli stessi suoni delle versioni originali appare una pratica che toglie emozione. Punti di vista. Sarebbe bene parlarne a fondo ma sembra che il processo sia irreversibile.

Bella la versione di From yesterday, anche se un amico fa notare che Jared Leto nel finale “si è un po’ risparmiato”, evitando alcuni acuti. This is war viene annunciata con grande enfasi e il pubblico si esalta, è proprio un grande pezzo. Segue una sorta di pausa di riflessione. Il frontman suona alcuni pezzi accompagnandosi con la chitarra acustica. Jared chiede: cosa volete che io suoni? Avete qualche proposta? E’ sicuramente il momento più genuino dello show, un contatto stretto tra l’artista e i suoi affezionati. Dopo una bellissima versione di A beautiful lie lo show si conclude con Attack, una scarica di energia pura. Nei bis (detti anche Encore) viene dato spazio anche al fratello batterista Shannon che scende al centro del palco con una strumentazione elettronica molto tribale per scandire il ritmo di Stuck, che ci porta in un ambiente da discoteca. Assistiamo alla rappresentazione live di The Kill (Bury me), forse troppo simile all’originale, ma molto coinvolgente. Lo show finisce dopo circa un’ora e mezza. Cosa dire quindi, in sintesi, del concerto goriziano dei Thirty Seconds to Mars? Direi missione compiuta. I volti sorridenti e appagati del pubblico all’uscita sono la migliore attestazione del successo del gruppo, della serata ben iniziata e ben conclusa che rappresenta anche un ottimo auspicio per i futuri eventi che animeranno per un anno la rassegna GO!2025.

Ph: GeppeRossi per InstArt