Natalia Ginzburg scrisse ‘Ti ho sposato per allegria’ nel 1965. E’ la storia di un matrimonio, o meglio dei perché di un matrimonio.
‘Ti ho sposato per allegria’ è andato in scena a Talmassons per la stagione dell’Ert ed è in programma in altri teatri regionali: Spilimbergo il 17 marzo, Cividale 18 e Latisana il 19.
In scena Giampiero Ingrassia, Marianella Bargilli, Lucia Vasini, Claudia Donadoni e Viola Lucio, con la regia di Emilio Russo e la produzione Tieffe Teatro e Quirino srl.
Ambientato a metà degli anni Sessanta, quando ancora la legge sul divorzio non era stata promulgata, narra la storia dei neosposi Pietro e Giuliana. Si sono conosciuti ad una festa. Lei brilla e scatenata, lui più posato e tranquillo. Lei è un po’ sconclusionata, scappata di casa a 18 anni, reduce da una relazione difficile, senza lavoro e all’indomani di un aborto. Lui più tradizionale e pacato è un avvocato proveniente da una famiglia benestante.
Si incontrano, si piacciono e dopo pochissimi giorni si ritrovano sposati. E non esistendo l’opzione divorzio si intende ‘finché morte non li separi’. Si scoprono ed iniziano a conoscersi, Pietro e Giuliana, non senza qualche battibecco ed incomprensione. Complice un pranzo di conoscenza con la madre e la sorella di Pietro scattano le prime liti, frutto dello scontro tra due mondi molto distanti tra loro che cercano un punto d’incontro che ponga le basi per una convivenza felice.
Lucia Vasini, applaudita nel ruolo della madre di Pietro, porta in scena una donna tradizionalista, conservatrice e attenta ai ruoli sociali, che non vede di buon occhio il precipitoso matrimonio del figlio e la sconclusionata nuora ed assiste perplessa alla lite scoppiata tra i due neosposi e al disvelarsi dell’esuberanza e della modernità della nuora.
Giuliana è Marianella Bargilli che traccia un personaggio che sfida le convenzioni lanciandosi in relazioni con uomini sposati, giungendo all’aborto e vivendo un po’ di espedienti; sopra le righe sia nei tratti più malinconici che in quelli allegri e soprattutto bellicosi. Giampiero Ingrassia veste i panni di Pietro con disincanto, riuscendo a stemperare i momenti di maggior tensione con ironia e qualche guizzo comico.
Vittoria è la cameriera di casa, interpretata da Viola Lucio, divertente con la sua cadenza veneta, curiosa e determinata pare vivere in un mondo tutto suo. Claudia Donadoni è la sorella di Pietro che cerca di mediare tra l’intransigente madre e la vulcanica cognata.
In scena alcuni manichini: i personaggi del passato che restano sullo sfondo della vita dei due sposi? Oppure sono la rappresentazione di ciò che i due dovrebbero o vorrebbero essere? O la società che vive loro intorno e non ne capirà le scelte?
E dunque cosa ha portato Giuliana e Pietro a decidere di sposarsi? Attrazione ed amore: forse; necessità e disperazione: probabile; superficialità e desiderio di sfidare le convenzioni: possibile. Alla fine forse è vero ciò che confessa Pietro: solo per allegria. Ed in fondo l’allegria non è una così brutta base di partenza.
Laura Fedrigo