
La lunga estate del ’26
Mostra conclusiva del progetto La Controra: percezioni climatiche nello spazio urbano, a cura di Cizerouno, con le opere di Barbara Stefani e le foto di Giancarlo Surez.
Da mercoledì 21 a sabato 24 ottobre 2026
Cavò, via San Rocco 1a, Trieste
Orari: da mercoledì a sabato, dalle 17.30 alle 19.30. Ingresso libero, senza prenotazione.
La mostra conclude La Controra. Percezioni climatiche nello spazio urbano, progetto bilingue italiano e sloveno con cui Cizerouno chiede, da luglio, a chi vive Trieste dove d’estate si resiste e dove si rinuncia. Il progetto è finanziato dal Bando a supporto di progetti culturali alla valorizzazione di iniziative di sensibilizzazione sul cambiamento climatico. Il bando è promosso dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e realizzato nell’ambito del progetto RE-ACTIVE, co-finanziato dall’Unione europea nell’ambito del Programma Interreg VI-A Italia-Slovenia.
Al Cavò, attorno a un lungo tavolo con la mappa del caldo, sono esposti i tondi dipinti di Barbara Stefani, dove dall’ombra delle foglie proiettate sul selciato affiorano i volti delle fontane di Trieste; le fotografie di Giancarlo Surez, che nelle ore della controra segue chi cerca riparo addossato a un muro o sotto un portico; e una parete di numeri, dalle notti tropicali contate una per una ai 57 gradi misurati da un cittadino sull’asfalto di una fermata d’autobus senza ombra.
In questi giorni più di 80 persone hanno visitato la mostra, aggiungendo la propria voce. Quasi 60 segnalazioni, tra pin rossi, verdi e azzurri, ricavate dalle schede compilate dal pubblico hanno portato la mappa del caldo urbano di Trieste a contenere 351 segnalazioni.
Tra i luoghi che si vorrebbero cambiare, la classifica ha cambiato volto: grazie al pubblico in mostra piazza Unità ha superato Le Rive e piazza Ponterosso come luogo da cambiare. La piazza simbolo della città è anche quella che più persone evitano d’estate: la più mostrata e la più sognata diversa.
«Mia nonna Maria mi ha raccontato che una volta la piazza era un giardino pieno di alberi», scrive Cristina L. Il pubblico continua così il racconto iniziato online, che ora prosegue al Cavò. Cinzia G. pensa «ai tanti anziani soli in casa, agli animali che non hanno la fortuna di stare in un posto fresco».




E poi c’è la controra – il meriggio, la canicola, “el caldon” – di ieri e di oggi. Le tapparelle abbassate, un tempo penombra e riposo, per molti sono diventate un confinamento accanto a un ventilatore. Come riassume Gabriella G.: «Nella giovinezza si sopporta tutto con leggerezza, poi sempre meno». Le fa eco Giuliano G., 75 anni: «Da giovane non me ne accorgevo nemmeno. A 75 primavere una buona cosa è assopirsi nella cosiddetta “pennichella”, poi alle 15 si riprende». Parole che in mostra risuonano nella voce di Zita Fusco, che legge un racconto costruito con le testimonianze del sondaggio, compresa la sua. Il racconto si apre con i versi di Umberto Saba sul silenzio del pomeriggio e si chiude con una lettera di Cesare Pavese, per il quale l’estate era una condanna.
Da queste voci, e dalle altre raccolte dal progetto, la mappatura porta avanti alcuni filoni.
L’ombra. Gli alberi che mancano sono indicati come causa concreta, dalla piazza che fu giardino a largo Sonnino, dove tolti i parcheggi nessun albero è stato messo al loro posto: una «colata di cemento vuota».
Le persone fragili. Anziani soli, cardiopatici, chi ha una disabilità e d’estate resta «imprigionato» in casa. Chi è più in difficoltà, con ogni probabilità, non risponde ai sondaggi: la mappa ne vede solo una parte.
Gli animali. Il cane che non esce perché il selciato gli scotta le zampe, gli animali senza un posto fresco dove stare: presenze che nei discorsi sulla città restano spesso sullo sfondo.
Il fresco come privilegio. Una casa isolata, un giardino, un albero davanti alla finestra: chi li ha riesce a starci, chi non li ha cerca riparo nei supermercati o passa la notte a Barcola su sdraio e materassi.
Resta una domanda, che il progetto rivolge a chiunque viva Trieste d’estate: dove si può stare, all’aperto, nelle ore più calde, e chi può starci davvero? Per rispondere basta venire al Cavò, aggiungere i propri adesivi sulla mappa e lasciare una scheda, oppure raccontare il proprio luogo online: www.cizerouno.it/lacontrora/partecipa-alla-mappatura-trieste/
La lunga estate del ’26, ultima tappa del progetto, è a cura di Cizerouno. Aperture di mercoledì 21, giovedì 22, venerdì 23 e sabato 24 ottobre 2026, dalle 17.30 alle 19.30, al Cavò di via San Rocco 1a, Trieste. Ingresso libero, senza prenotazione.
Comunicato Stampa