
E’uscito da poco più di una settimana”The Mask and the Mirror Definitive Edition“, un lussuoso cofanetto a tiratura limitata di quattro dischi. Lo splendido scrigno comprende due CD, un DVD e un Blu-ray audio.
Il primo cd audio contiene l’album originale, rimasterizzato nel 2004, con i seguenti brani: The Mystic’s Dream, The Bonny Swans, The Dark Night of the Soul, Marrakesh Night Market, Full Circle, Santiago, Cé Hé Mise Le Ulaingt? / The Two Trees, Prospero’s Speech.
Nel secondo cd è presente una lunga illuminante lunga intervista audio di Howard Larman (Words and Music 1994) e molte riflessioni altrettanto interessanti dell’artista sulla genesi del suo lavoro. Si può ascoltare anche un intero concerto del 19 giugno 1994 (Mountain Stage) con gli stessi musicisti dell’album, ma con una scaletta diversa.
Nel terzo disco video promozionali, registrazioni di prove di studio e audio immersivo per un’esperienza acustica e visiva del tutto particolare.
Prettamente per audiofili sfegatati l’ultimo cd Blue Ray con le registrazioni originali, i Dolby Atmos Mix, DTS 5.1, 192/24 Stereo, aggiornati al 2026, una vera delizia”da leccarsi…le orecchie”.
La formazione è quella classica che ha accompagnato da sempre la cantante, naturalmente, con qualche modifica e inevitabili avvicendamenti e sostituzioni.
Loreena McKennitt (Vocals, Harp, Keyboard, Accordion, Piano); Brian Hughes (Guitars, Oud);
Rick Lazar (Percussion); Steve Lucas (Acoustic bass); Hugh Marsh (Fiddle); Kiki Misumi (Cello, Keyboards).
I dischi sono accompagnati da un bellissimo booklet di 32 pagine con l’artwork originale dell’album, le note di copertina e materiali d’archivio risalenti al 1994 e al 1995. La cantante firma anche un interessante testo, in quattro brevi capitoli, in cui riflette su quella fondamentale esperienza esistenziale e d’artista.
Il cofanetto continua la serie di edizioni definitive dedicata ai capolavori della discografia della McKennitt iniziata nel 2021 con TheVisit Definitive Edition. Come scrive la stessa artista: “Nel curare e condividere questa nuova edizione con collezionisti e appassionati, per celebrare il 30° anniversario della pubblicazione originale, invito chi mi segue da sempre, i più curiosi e, spero, anche una nuova generazione di ascoltatori ad accompagnarmi nella musica e nelle storie che si celano dietro queste canzoni, alla ricerca degli insegnamenti, dei punti in comune e delle esperienze universali che tutti condividiamo”.
Pubblicato nel 1994,”The Mask and the Mirror”è il quinto album in studio della musicista canadese e, sembra incredibile, festeggia i sei lustri dalla pubblicazione.
Allora, nei faticosi anni ’90, il mondo della musica lo salutò come un prodigio, un nuovo inizio per la musica celtica dopo i fasti degli anni ’60 e ’70. L’album fu concepito addirittura nei primi anni’80 ma vide la luce della sala d’incisione solo dieci anni dopo quando quelle emozioni si erano sublimate cristallizzandosi in armoniche melodie. Oggi rimane un caposaldo della musica folk e contemporanea propriamente detta. Come la sua autrice e cantante, in tre decenni non ha perso minimamente brillantezza e seduzione. Ancora oggi la McKennitt è una splendida signora che continua a raccontare le proprie antiche, fabulose storie d’amore e d’avventura con una voce sospesa nel tempo e sostenuta dalle melodie e dai ritmi di strumenti che evocano epoche fantastiche e lontane nelle quali le fronde degli alberi sussurravano di dame e cavalieri, di giardini e di danze al chiarore della Luna. Lo si è potuto vedere nello splendido tour mondiale che ha celebrato i tre decenni del disco e che prevede ancora una”coda”di concerti europei previsti per il prossimo anno.
La musica della McKennitt ascoltata distrattamente o per puro svago può anche apparire leggera e disincantata, ma, in realtà, si riferisce a culti misterici talmente antichi da far parte del nostro immaginario archetipico. Ci si può tranquillamente accostare alla sua musica semplicemente per esserne intrattenuti e sognare sulle ali della melodia; la cantante però non è solo la fatina buona delle favole, come credono alcuni, è una profonda conoscitrice di saghe e leggende che evoca attraverso il potere e la seduzione della musica in una sperimentazione e ricerca continua e inesausta al fine di riscoprire quell’antica unione che ha reso possibile il grande sviluppo delle culture del Mediterraneo e del Nord Europa soprattutto nella contaminazione tra i generi e le tradizioni.
Per forma e contenuti, l’album”The Mask and the Mirror”supera i generi e gli stili di quello che veniva chiamato”folk celtico”per creare una trama sonora del tutto nuova in grado di unire misticismo e tradizione in un nuovo affascinante, luminoso universo di suggestioni e memorie. Il capolavoro rappresenta anche un ponte ideale tra le culture, Oriente e Occidente, alba e occaso della nostra civiltà. Una successione di brani incantevole in grado di trasformare l’atmosfera e gli equilibri interiori aprendo ogni cuore alla dolcezza del paesaggio e agli arcani degli antichi culti pagani officiati nel mistero di oscure liturgie che rievocano, per quanto riguarda la cultura celtica, culti solstiziali di Samain durante i quali i morti tornano dall’Oltretomba a pretendere quello che gli è dovuto.
Il senso del sacro espresso dalla McKennitt comprende la mistica universale e non è per nulla confessionale e può essere associato al concetto di”Mysterium tremendum et fascinans”di Rudolf Otto per il quale l’esperienza del”numinoso”, il contatto tra l’umano e il sacro, è qualcosa di indefinibile e irrazionale che non può essere tradotto in parole, forse solo la musica vi può alludere.
Non sembri un’esagerazione, ma il disco, per essere compreso, deve essere considerato proprio come un’opera di mistica, un vero e proprio percorso spirituale in cui i brani rappresentano le”stazioni”di un itinerario d’ascesi e trascendenza. Un vero e proprio percorso per gradi di elevazione spirituale, paragonabile, con le dovute cautele, all’Itinerarium mentis in Deum di San Bonaventura da Bagnoreggio che riflette sull’ascesa mistica dell’anima verso Dio. Dalla contemplazione del creato e delle sue creature nella bellezza e nell’ordine che i nostri sensi colgono, alla conoscenza della nostra interiorità, fino alla contemplazione di ciò che sta sopra di noi che ci conduce all’abbandono della ragione in favore della Grazia e dell’Amore.
Niente di meglio che riportare le parole stesse della musicista contenute nel booklet che accompagna i dischi:”È difficile stabilire con esattezza quando abbia avuto inizio The Mask and Mirror, ma ricordo bene che, quando Peter Standish della Warner Bros. Records mi inviò un articolo del L.A. Times su una mostra dedicata ai Celti a Venezia, capii subito che dovevo andarci… volai a Venezia per visitare quella mostra che avrebbe finito per dare una nuova direzione alla mia carriera…(La) storia celtica divenne per me un trampolino di lancio creativo, che ho affrontato come una sorta di”diario di viaggio”in musica.
Avendo già fatto tappa in Spagna all’inizio del 1992, il mio primo vero viaggio di ricerca mi portò in Galizia, nel nord del Paese. Volevo immergermi nel paesaggio e scoprire la musica locale; avevo sentito parlare di una particolare variante della cornamusa e mi chiedevo quanto fosse simile a quella che avevo ascoltato in Bretagna.
Ho viaggiato attraverso le campagne, lasciandomi colpire dalle coste frastagliate e dalla vegetazione rigogliosa, che ricordavano più l’Irlanda che la Spagna. Ho attraversato i Paesi Baschi, spingendomi verso ovest fino alla splendida città di Santiago de Compostela, dove ho osservato i pellegrini percorrere il Cammino verso la cattedrale, scoprendo così il profondo significato culturale di questi itinerari. Dato che la ricca storia della Spagna è in parte intessuta con l’epoca della dominazione moresca, i miei viaggi, che presero una direzione imprevista, mi condussero in Marocco nel marzo del 1993, durante il Ramadan. Trascorsi le serate a Jemaa El-Fnna, il colorato ed esotico mercato…la piazza del mercato a Marrakesh. Ho attraversato i monti dell’Atlante durante notti fresche, banchettando a base di tajine, incontrando musicisti nel profondo del deserto e assorbendo la serenità di un’alba sulle imponenti dune di sabbia oltre Erfoud. Tutto ciò ha ispirato gran parte dell’immaginario di “The Mystic’s Dream”, descritto più dettagliatamente nei miei appunti di diario contenuti nell’opuscolo originale. Durante i miei viaggi, leggevo spesso libri ambientati in Spagna. Ho scoperto San Giovanni della Croce e ho letto “I sufi” di Idries Shah. Questi testi mi hanno condotto in profondi viaggi dell’anima. Cos’è la religione? Cos’è la spiritualità? Ho esteso il mio sguardo curioso verso altri universi storici, che ritroviamo nell’iconografia degli arazzi dell’Unicorno. Ho trascorso una settimana invernale presso un monastero benedettino nelle Eastern Townships, in Québec (Canada), chiamato Saint-Benoît-du-Lac; un’esperienza che ha dato vita al nucleo del brano “Full Circle”. Mi sono poi imbattuta nel testo tradizionale di quello che sarebbe diventato “The Bonny Swans”, componendone la melodia ad Annaghmakerrig – un rifugio per artisti nella contea di Monaghan, in Irlanda – e lasciandomi incantare da questo racconto fantastico sulla reincarnazione. Non erano poi così lontani gli anni in cui avevo lavorato come cantante, attrice e compositrice presso il rinomato Stratford Festival, in Canada. Nel 1982 avevo interpretato il ruolo di Cerere ne “La tempesta” di Shakespeare; sera dopo sera, ascoltavo il potente discorso conclusivo di Prospero, che mi ha fatto riflettere sul ruolo dell’arte: indossare una maschera significa, in un certo senso, cercare di farsi specchio delle fragilità e delle bellezze dell’essere umano”.
In”The Mask and the Mirror”, come in altri casi, la cantante canadese non si accontenta dell’arpa, della fisarmonica e delle tastiere, ma accompagna anche al pianoforte la sua splendida voce capace dei vertiginosi acuti che caratterizzano da sempre la sua arte luminosa.
La McKennitt nel disco si esibisce anche con un organetto diatonico, per esempio in”Marrakesh night market”, un brano dalle melodie e dai toni arabeggianti.
Nord America, Nord Europa e Nord Africa nella sua arte si toccano ricostituendo un’originaria cultura trasversale e obliqua che unisce gli elementi considerati antitetici e agli antipodi. La cantante ha il dono di disegnare con la propria voce paesaggi rurali verdissimi e incantati, sospesi nel tempo, magici, ma tutt’altro che irreali che possiamo trovare anche nelle nostre valli alpine o nelle verdi pianure padane, basta saperli vedere.
Anche grazie a questo suo impegno di polistrumentista, il suono complessivo del suo storico ensemble, che ora possiamo ascoltare e vedere sia in studio sia dal vivo grazie alla nuova edizione, è assolutamente levigato, rastremato, puro e cristallino come acqua di sorgente.”The Mask and the mirror”è decisamente un percorso artistico e immaginativo nei paesaggi musicali che l’artista abita e che la abitano, attraverso il quale esprime il proprio immenso amore per le persone, i luoghi, le montagne e i boschi attorno al lago del suo cuore.
La sua arte”suona”luoghi suggestivi e d’incanto: le montagna che fanno corona a verdi pianure, le città luccicanti, i sentieri innevati o arsi dal sole e la forza degli elementi che fa garrire le bandiere alte sulle mura dei castelli e non solo dell’immaginazione.
Dolcezza e romanticismo, nostalgia e ricordo sono da sempre la cifra della poetica della rossa cantante canadese. A volte i suoi suoni appaiono eccessivamente rifiniti ed elaborati, fino a dare un’impressione cinematografica e cinematica forse un po’ troppo disneyana, ma è tutto più che sopportabile.
La sua appare come la descrizione di un’attesa di chi scruta l’orizzonte quasi rassegnato per cercare di scorgere qualcuno che non ritorna e forse è meglio così, come avrebbe fatto meglio a pensare Cio Cio San protagonista di Madama Butterfly di Puccini.
Tutto questo non sarebbe stato possibile se la cantante non si fosse circondata di un gruppo di straordinari musicisti, alcuni dei quali ancora l’accompagnano nei tour e in studio. Tra questi spicca di certo il chitarrista Hughes in grado di passare dalla chitarra elettrica a quella classica e da un liuto ad un mandolino passando per il Bouzuki con grande naturalezza.
“The Mask and Mirror” inizia con il misterioso suono dell’Oud e le ritmiche del deserto alle quali si accodano violino e violoncello e su questi la voce narrativa ed ispirata racconta di una storia antica di ombre e di misteri, in un sogno mistico e incantato (The Mystic’s Dream).
Celebre il secondo brano “The Bonny Swans”, con i suoni elettrici della chitarra che si alternano a quelli del bouzuki. La perfezione tecnica, in qualche caso, va a discapito della spontaneità.
Le suggestioni e le atmosfere vengono lasciate non solo alla musica e alla voce, ma anche ai testi che regalano un effetto di ulteriore profondità e dinamica narrativa. Echeggiano rare melodie che cullano, carezzano e ipnotizzano come voci delicate e sussurri che conducono ad un naufragio in sogni delicati.
Le note e i mormorii fanno immaginare fate che si tengono per mano danzando in cerchio in una radura nella foresta; é fin troppo facile, ma l’impressione è proprio quella.
E’ una musica che non smette di cercare la pace in fondo al cuore e all’anima fino a trovarla in canzoni ritmate da ballare a piedi nudi sull’erba sotto la luna come le ragazze innamorate in un magico incanto.
La dolcezza del pianoforte, degli archi, del violino e violoncello, l’esotismo degli strumenti del Mediterraneo e la voce, i cori fanno percepire le onde del mare lontano che si infrangono placide sulle scogliere e gli uccelli che volano alto, la brezza marina tra i capelli; il nostro cuore può essere anche fragile, la carne è debole, ma nell’incanto che scaturisce da questa musica il nostro spirito è davvero più forte. Alla bellezza non ci si abitua mai e non è mai troppa.
A questo proposito un altro grande interesse della cantante è il suo impegno per l’ambiente che spesso traspare dalle sue composizioni. Potrà sembrare anche la solita retorica ecologista e snob ma la McKennitt su certi argomenti è sempre stata piuttosto seria e motivata. La sua stessa produzione discografica lo dimostra. A metà degli anni ‘80, mentre tutto il mondo occidentale si sborniava con gli ultimi tannini del turbo capitalismo, in Elemental (1985) lei cominciava a cantare di ritornare ad un mondo più pulito e verde nel quale gli uomini possano vivere in armonia e non schiavi delle proprie macchine e del dio denaro. Da allora non ha mai smesso, anche se con lunghe pause e assenze dovute ai casi della vita che con lei è stata piuttosto crudele e beffarda.
In conclusione, è il caso di ricordare almeno due brani in scaletta che danno la dimensione e la direzione dell’arte della canadese che chi ascolta con poca attenzione non riesce a cogliere che in parte. E’ facile rimanere affascinati da questa musa celtica che non smette di rapire lo sguardo e l’orecchio; più complicato è, invece, seguirla con il cuore e soprattutto con il cervello nel suo instancabile peregrinare negli abissi della coscienza e dell’umana virtude. Proprio su questo dovrebbero riflettere coloro che la definiscono: anestetizzata e assuefatta fata dell’arrangiamento fantasy, con la sua arte cartolinesca artificiosa, leziosa, new age pop, e perfino furbetta.
Ecco allora The dark night of the soul, nella quale si medita in musica sulla Notte oscura di San Giovanni della Croce, uno dei testi più alti della mistica cristiana d’Occidente. Avventurandosi nella notte più oscura il desiderio della grazia e l’amore per Dio diventa ancora più stringente; è un fuoco che brucia dentro il cuore come quello dell’amato per l’amante. E’ una parte dello straordinario itinerario che porta l’anima all’unione con Dio e che teologicamente per il fondatore dell’Ordine dei Carmelitani scalzi trovava compimento nell’altra sua opera fondamentale, Salita del Monte Carmelo.
La cantante rispetta fedelmente la potenza lirica di San Giovanni della Croce, ma la sua interpretazione musicale (fatta di arrangiamenti celtici ed eclettici, l’uso dell’arpa e una vocalità eterea) arricchisce il testo. La traccia riesce a trasmettere perfettamente quel senso di mistero, solitudine e infine estasi che la”Notte Oscura”richiede, rendendo universale un testo nato come strettamente religioso.



Quasi a voler sottolineare l’importanza del suo mistico peregrinare che è sacrificio e sofferenza ma anche libertà, condivisione e Amore, Loreena McKennitt canta questo mistico sogno e le sue preghiere in forma di canzone. Molto più di tutte queste considerazioni forse anodine, valgono i versi del brano che chiude”The Mask and the Mirror”:”Prospero’s Speech”Now my charms are o’erthrown
And what strength I have’s mine own
Which is most faint; now t’is true
I must be here confined by you
But release me from my bands
With the help of your good hands
Gentle breath of your’s my sails
Must fill or else my project fails
Which was to please
Which was to please, now I want
Spirits to enforce, art to enchant
And my ending is despair
Unless I be relieved by prayer
Which pierces so that it assaults
Mercy itself and frees all faults
As you from crimes would pardon’d be
Let your indulgence set me free”Il discorso di Prospero”Ora i miei incantesimi sono svaniti,
e la forza che mi resta è solo mia,
ed è assai debole; è vero,
sono qui, confinato da voi.
Ma scioglietemi dai miei vincoli,
con l’aiuto delle vostre buone mani;
il soffio gentile del vostro fiato
deve gonfiare le mie vele, o il mio disegno fallirà:
quello di darvi piacere.
Darvi piacere… ma ora non ho più
spiriti da comandare, né arte per incantare;
e il mio epilogo è la disperazione,
a meno che non sia soccorso dalla preghiera.
Essa penetra a tal punto da assalire
la misericordia stessa, cancellando ogni colpa;
e come voi desiderate il perdono per i vostri peccati,
così la vostra indulgenza mi renda libero.
Flaviano Bosco / instArt 2026 ©
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