Una raccolta di racconti scritta per la prima volta nel 2000 e che arriva in libreria solo oggi. Un carosello di personaggi che va dai furbi e alle disadattate di ieri e di oggi, le buone e gli spaventati, i preoccu­pati e le convinte, con il lavoro, il sesso e i suoi sogni accesi che riprende la poetica di molta dell’opera dello scrittore, tra cui i precedenti libri di SEM Bestia da latte e L’apprendista: uno sguardo immersivo su una provincia investita e sconvolta in pochi decenni da un’ondata di mutamenti.

Come commenta lo stesso autore nella postfazione del libro “per l’arte dello scrivere la sostanza, alla fine, è sempre la stessa: trovare la forma che permetta la coesistenza di forze contrastanti. Nel mio caso si trattava della felicità per la fine oramai certa del mondo contadino e del dolore causato da questo medesimo evento: felice che un mondo di doveri e sacrifici, orizzonti esigui e ottusità se ne fosse evaporato in pochi decenni e allo stesso tempo bruciante il dolore per la perdita, tremenda come un’amputazione, di quell’appartenenza a campi e alberi, fossi, animali, feste, rituali, abitudini, che avevo maturato nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza. In un decennio, a cavallo degli anni Settanta, arriva la modernità, anzi l’attualità, porta nuovi lavori, vestiti, comportamenti, denari, abitudini – e lascia una ferita profonda nel tempo dell’esistenza di tutti. Come raccontarlo? Diciamo che ci provo da vent’anni. Allora ci provavo per la prima volta.”

Già, “come raccontare – si chiedeva e si chiede Villalta – un tempo che pareva essere uscito “fuori dai cardini”? Il primo esperimento è stato quello di provare a invertire la freccia del tempo. Ben consapevole che non si può, naturalmente: se procediamo in direzione del futuro troviamo un senso per ciò che avviene anche quando non ce l’ha; se andiamo indietro nel tempo vediamo solo singolarità, episodi isolati – racconti – appunto!”.  Ed è una bella storia, intrisa di amicizia e passione letteraria, la genesi di questa opera d’esordio: mentre con l’arrivo del nuovo millennio la provincia si trasformava sotto i loro occhi Villalta – che al tempo era solo un poeta – era stato persuaso da Mauro Covacich  – amico e sodale anche nel progetto di genesi di pordenonelegge che nasceva proprio allora – a tradire i versi per la narrativa e scrivere un racconto che sarebbe poi finito in una raccolta sulle voci del Nordest edita da Fernandel nel 1999. A quel primo testo narrativo sono seguiti velocemente altri che Villalta, sempre su istigazione di Covacich, aveva proposto per pubblicazione a Editori Associati – Transeuropa. La raccolta, prevista per uscire nel 2000, non vide mai la luce per il fallimento del marchio editoriale. Solo adesso, con la consapevolezza di come il mondo descritto da Villalta si sia trasformato ancora di più, anche grazie al circolo virtuoso di iniziative come pordenonelegge – che nasceva poco dopo, all’alba del terzo Millennio –  queste storie arrivano finalmente in libreria. Con la voce dell’autore ora disincantata, ora ironica, ora intensa­mente poetica che compie questa discesa nella memoria e nel mondo rurale del Nordest che ormai è impossibile da ritrovare. Dalle soglie del nuovo secolo, i racconti di Villalta sono uno sguardo al passato prossimo che oggi, a vent’anni dall’inizio delle vicende narrate, può farci comprendere meglio chi siamo stati, chi siamo e chi potremmo forse ancora essere.

Comunicato Stampa

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