Un sipario che si apre come una soglia tra sogno e realtà, e subito il pubblico del Teatro Giovanni da Udine viene avvolto da un’atmosfera densa, vibrante, sospesa. È la prima nazionale de “L’Uomo, la Bestia e la Virtù” di Luigi Pirandello, portata in scena dalla regia sapiente e visionaria di Roberto Valerio, prodotta dai Teatri di Pistoia in collaborazione con il Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Un debutto importante, accolto con emozione e curiosità, per una delle commedie più sottilmente ironiche e crudeli del drammaturgo siciliano.

Sul palco, un cast di grande spessore e intensità. Vanessa Gravina incarna con grazia e decisione la signora Perella, la “Virtù” costretta a piegarsi alle leggi sociali e morali, ma capace di restare profondamente umana. Max Malatesta dà vita a un professor Paolino (l’Uomo) goffo, appassionato e tormentato, esempio di un’umanità fragile e contraddittoria. Nicola Rignanese, nei panni del capitano Perella (la Bestia), esplora con ironia e fisicità l’altra faccia del triangolo, trasformando il personaggio in una maschera di brutalità grottesca ma sorprendentemente vera. Attorno a loro ruotano con equilibrio e misura Beatrice Fedi, Massimo Grigò, Franca Penone, Lorenzo Prestipino e Mario Valiani, ciascuno con un contributo scenico preciso e partecipe, a confermare la forza corale di questa messa in scena.

La scenografia di Guido Fiorato è un piccolo capolavoro di sintesi visiva: minimale ma mai povera, costruita su pochi elementi che diventano simboli e segni. Gli arredi e i costumi evocano un passato pirandelliano — fatto di velluti, linee morbide e ombre teatrali — ma vengono contaminati da tocchi moderni che proiettano la vicenda nel nostro presente. Un equilibrio sottile tra stile d’epoca e attualità, dove il linguaggio visivo si fa ponte tra due secoli, come se Pirandello stesso fosse ancora tra noi a interrogare la coscienza contemporanea.

Le luci di Emiliano Pona scolpiscono lo spazio con precisione chirurgica: calde e soffuse nei momenti più intimi, taglienti e fredde quando la realtà si svela nella sua crudeltà. Le musiche originali di Anselmo Luisi accompagnano la narrazione con discrezione e intensità, creando una colonna sonora emotiva che amplifica tensioni e sospensioni.

La regia di Valerio si muove con agilità tra commedia e dramma, fedele allo spirito pirandelliano ma aperta a una lettura nuova, ironica e perturbante. Lo spettacolo alterna momenti di ritmo incalzante a pause di riflessione profonda, dove il tempo sembra dilatarsi per permettere allo spettatore di penetrare nell’animo dei protagonisti. E proprio in questo alternarsi di toni — tra l’allegro e il tragico, il ridicolo e il poetico — si coglie la forza della messa in scena: la capacità di restituire tutta l’ambiguità dell’essere umano, sospeso tra virtù e istinto, ragione e desiderio.

Particolarmente affascinante è la presenza di alcune scene oniriche, autentiche parentesi visive dove fanno la loro comparsa le maschere pirandelliane, come figure simboliche che incarnano le verità nascoste dei personaggi. Queste apparizioni, nate dalla “punteggiatura” della sceneggiatura, trasformano il palco in uno spazio mentale: un luogo dove si materializzano i pensieri, le paure e i sensi di colpa dei protagonisti. Un’idea scenica raffinata e profondamente teatrale, che arricchisce la lettura del testo e dona alla rappresentazione un tono quasi metafisico.

Gli attori si muovono con precisione millimetrica, sostenuti da una recitazione viva, naturale, perfettamente calata nel contesto, frutto di un lavoro di gruppo accurato e coerente con la visione del regista. Il risultato è una commedia che riesce a essere al tempo stesso classica e contemporanea, capace di parlare ai nostri giorni senza rinunciare alla complessità del linguaggio pirandelliano.

Alla fine, un lungo e caloroso applauso ha salutato la compagnia. Un applauso non solo per la bravura degli interpreti, ma per l’intelligenza dell’operazione: una rilettura che non semplifica, ma approfondisce, offrendo al pubblico la possibilità di ridere e di riflettere con la stessa intensità sul ruolo della felicità nella nostra vita.

L’orario di rappresentazione, scelto con cura, ha permesso agli spettatori di proseguire la serata tra commenti, riflessioni e qualche sorriso, nel segno di quel teatro che continua a essere, più che mai, un luogo d’incontro e di condivisione.

Un sentito ringraziamento al Teatro Giovanni da Udine per aver offerto al pubblico l’occasione di assistere a questa nascita scenica, preludio a una Stagione che si annuncia ricca di sorprese e di emozioni.
Per conoscere la programmazione completa degli spettacoli, è possibile visitare il sito ufficiale del teatro.

©Massimo Cum per instArt