Foto Serena Pea

Per la stagione di prosa del Teatro Nuovo Giovanni da Udine è andato in scena un classico della drammaturgia russa: il Gabbiano di Anton Čechov.
Čechov scrisse il dramma nel 1865, l’anno seguente andò in scena per la prima volta a Pietroburgo tra i fischi del pubblico. ‘C’è poca azione e tonnellate d’amore’ ammette l’autore stesso in una lettera ad un amico a commento del suo lavoro. Ma i temi non mancano.
Amori irrisolti, certo, ma anche il mestiere dello scrittore, lo scontro tra generazioni, i differenti modi di intendere l’arte, il teatro, il successo, il rapporto genitori-figli.
La vicenda è ambientata in una residenza di campagna sulle rive di un lago. La scena, a firma di Laura Benzi, è essenziale: uno sfondo stilizzato in bianco e nero a rappresentare la campagna, un gioco di specchi e il lago che rimane protagonista anche quando la vicenda si sposta in un interno.
Sul palco si alternano i vari protagonisti del dramma con le loro nevrosi: tra di essi la famosa attrice Irina Arkadina, il suo amante lo scrittore Trigorin, il figlio Kostja, giovane autore di testi teatrali.
Kostja è innamorato della aspirante attrice Nina che però lo delude seguendo una fulminea passione per Trigorin. Di Kostja è innamorata non corrisposta Maša che si accontenterà di un triste matrimonio con il logorroico maestro Medvèdenko, la madre di Maša  Polina tradisce il marito con il dottore Dorn: questi i principali intrecci amorosi.
Kostja propone alla compagnia e soprattutto alla famosa madre di assistere allo spettacolo che ha scritto. Recita Nina. Un testo surreale mal digerito da Arkadina che sbeffeggiando il figlio e le sue aspirazioni contribuirà a decretarne la sorte.
Kostja in preda allo sconforto e al senso di inadeguatezza consegna a Nina un gabbiano ucciso, a rappresentare la libertà dell’autore ma allo stesso momento il suo fallimento artistico.
In un andirivieni sempre più concitato tra chi cerca di andarsene, chi vuole restare, chi cerca di farsi accettare, chi rifiuta ogni prospettiva di novità e chi si aggrappa ad amori impossibili, i protagonisti irrisolti si trovano a distanza di tempo a sancire la loro sconfitta. Trigorin, dopo essersi abbandonato ad una relazione con la giovane Nina, torna da Arkadina; Nina a sua volta torna sconfitta dopo aver sognato un futuro da attrice; Maša affoga nella bottiglia la sua disperazione ed il fallimento del suo matrimonio e Kostja, diventato uno scrittore di successo a sua volta, non regge al peso della sua esistenza e si toglie la vita.
Un testo che presenta temi vecchi e sempre nuovi: a sottolinearne l’attualità la scelta di vestire i protagonisti con abiti moderni, con Trigorin vestito con una tuta che richiama il look di un rapper e Nina con pantaloncini e maglietta inneggiante i Rolling Stones.
Un contrapporsi tra antico e contemporaneo che balza ancor più all’occhio quando i protagonisti, nel tentativo di rientrare in città con i loro trolley, sono alla ricerca di una carrozza o, dal lato opposto, quando cantano dal vivo canzoni di Adele o degli U2.
Se nella prima parte la recitazione è particolarmente concitata e i movimenti in scena sono rapidi e repentini, nella seconda parte tutto si fa più fermo e lento, a raccontare la sconfitta dei personaggi e la loro impossibilità di vivere.
Tra i principali protagonisti una brava Giuliana De Sio è Arkadina, scostante, avara e attaccata alla sua posizione; Filippo Dini che ha curato la regia dello spettacolo, ha concepito un Trigorin con la balbuzie e lievemente caricaturale. Giovanni Drago è un Kostja tormentato e irrisolto, Virginia Campolucci veste i panni di Nina e Enrica Cortese quelli di Maša.
Sulla scena anche Valerio Mazzucato, Gennaro Di Biase, Angelica Leo, Fulvio Pepe ed Edoardo Sorgente.

Laura Fedrigo