Nel 1952 Stanley Donen diresse Gene Kelly, Debbie Reynolds e Donald O’Connor in uno di quei film che fanno la storia della cinematografia musicale: Singin’ in the rain. Un concentrato di danza, musica e canto che ammaliò generazioni di spettatori. Quella stessa malìa che ha stregato anche il pubblico del Teatro Nuovo Giovanni da Udine che ha applaudito la versione teatrale di questo celeberrimo musical.
L’edizione italiana versione 2025/26 è prodotta da Fabrizio di Fiore Entertainment, con regia e coreografie di Luciano Cannito.
Siamo nell’America del 1928 alle soglie di una di quelle trasformazioni tecnologiche che fanno epoca, un po’ come accade oggi con l’intelligenza artificiale: l’avvento del sonoro nel cinema.
Fino a quel momento gli attori erano riusciti nelle loro interpretazioni grazie alla tecnica della pantomima e ad una forte mimica facciale. Ed in questo i due grandi divi Lina Lamon e Don Lockwood sono inarrivabili, osannati dalla critica e dal pubblico. Ma l’innovazione irrompe: è il sonoro. E se Don Lockwood studiando riesce ad aggiungere alle sue doti attoriali anche quella della recitazione, lo stesso non accade per Lina Lamon. La sua voce stridula e sgradevole non migliora e neppure le sgrammaticature delle sue frasi. Il primo film sonoro con la sua voce termina malamente tra le risa del pubblico. Bisogna trovare uno stratagemma. Che ha il volto e la voce di Kathy Selden, attrice in cerca di una buona occasione e fidanzata di Don che riesce a salvare la carriera di Lina doppiandola.
Ma quando cerca di affrancarsi per dare spazio alla sua carriera, scopre che Lina le mette i bastoni tra le ruote terrorizzata di perdere prestigio e pubblico. Delusa ed amareggiata Kathy accetta di rimanere dietro le quinte del successo di Lina finché durante la prima del nuovo film si alzerà il sipario e dietro alla voce finta di Lina il pubblico scoprirà la vera voce di Kathy.
Bella l’edizione italiana dello storico musical.
Scintillanti i costumi di Silvia Califano in uno sfavillio di paillettes e piume. Scene, luci e regia ci portano dritti nel cuore della Hollywood dei ruggenti anni 20.
L’atmosfera è gioiosa, il palco è un tripudio di ritmo, musica, luci, movimento e vera pioggia. Lo stesso regista e coreografo Luciano Cannito nelle sue note afferma di avere trattato musica, luci e coreografie come veri e propri elementi drammaturgici allo scopo di esaltare leggerezza e spirito giocoso della commedia.
Martina Stella è impeccabile nel ruolo della sgrammaticata Lina Lamon, incapace di confrontarsi con il nuovo che avanza e arroccata sui vecchi fasti di una carriera ormai non più possibile. La Stella regala una Lina Lamon sopra le righe ma ironica.
Flora Canto è una determinata e un poco ingenua Kathy Seldon, Lorenzo Grilli veste i panni di Don Lockwood, a suo agio nell’iconico ruolo che fu di Gene Kelly.
Il cast di cantanti e ballerini sono la ciliegina sulla torta di uno spettacolo scintillante e gioioso.
Laura Fedrigo