RECENSIONE A CURA DI STEFANO SIMONATO

Naturalmente non vince e non perde nessuno, ma l’uscita quasi contemporanea dei due cofanetti, nonché analogie e differenze tra queste due “entità” della musica del XX secolo, ci inducono a qualche considerazione. Parliamo, insomma, di chi ha cambiato, (r)innovato e (s)travolto la musica popolare, a partire dall’esordio e fino ai giorni nostri: uno “per aver creato una nuova espressione poetica nell’ambito della grande tradizione della canzone americana” (motivazione che gli è valsa un premio Nobel per la letteratura…) e gli altri per aver creato melodie e sonorità che sono ancora oggi una pietra di paragone.
Negli anni Novanta, a oltre vent’anni dallo scioglimento del gruppo, i Beatles fanno uscire in 3 “puntate”, il progetto Anthology: vinile, cd, dvd e libro. Anthology vol.1 (1995) contiene outtakes e rarità del primo periodo del gruppo, dai tardi anni ’50 ai primi ’60: acerbi rock’n’roll, ma già cori e armonie di tutto rispetto, considerando che erano dei ragazzini. Ci sono le registrazioni con Toni Sheridan (già edite), il famoso provino del gennaio 1962 alla Decca (che li scartò…) e quello di giugno alla Emi (con ancora Pete Best alla batteria), brani da un live a Stoccolma del’63, il noto live a Londra di novembre ’63 (“chi è nei posti economici batta le mani, gli altri possono limitarsi a scuotere i gioielli…”), e provini e demo fino a ottobre ’64: sessioni scanzonate, ma già professionali. In breve, una manna per i fan.

L’uscita fu anche l’occasione per recuperare una canzone inedita di John Lennon, su cui si è poi lavorato con varie sovraincisioni, e pubblicare un nuovo singolo dei Beatles: free as a bird. Anthology vol.2 (1996) presenta il recupero di real love, altra demo di Lennon, qui con una over produzione di Jeff Lynne – l’originale edito su Imagine (1988) è molto più emozionante – e il periodo coperto sono gli anni 1965-67, da Help a Sgt Pepper: i Beatles stanno cambiando (e sta cambiando il mondo intorno), non sono più 4 ragazzini ma 4 musicisti, il gruppo perfetto. Si possono ascoltare le prove di yesterday, help, norwegian wood fino all’estate dei fiori, da strawberry field forever a across the universe. Apoteosi. Anthology vol. 3 (1996) presenta il periodo 68-70, quando si stava rompendo il giocattolo (e però, ancora, che magia!). Molto materiale è poi finito nel successivo progetto Get back (2021) così come anche del precedente capitolo molto è stato pubblicato nei vari “complete” box degli album negli anni duemila. Ma, per i non completisti, Anthology restava imprescindibile. Ora esce Anthology vol. 4 (2025). Presenta un remix dei vecchi brani “postumi” e la nuova canzone recuperata da vecchi demo, now and then (già pubblicata, comunque, nelle riedizioni delle famose raccolte “rossa e blu” del 2023 oltre che come singolo). La costruzione delle canzoni con le varie prove e tentativi di arrangiamento (punto di forza di queste edizioni) ci sono già nei “complete” box, la freschezza e bravura nei live con gli incantevoli cori del primo periodo si trovano anche nel superbo Live at the Bbc (1994). Insomma, questo volume 4 aggiunge ben poco alla discografia dei Beatles: l’operazione può valere senz’altro per chi si fosse perso i primi 3 capitoli (ovviamente ristampati per l’occasione), ma questa sembra veramente l’ultima pubblicazione che possiamo aspettarci dai fab four.

Intanto, dall’altra parte dell’oceano, Bob Dylan fa uscire il capitolo 18 (!) delle Bootleg series, Through The Open Window (2025). Qui viene presentato, in ordine cronologico, il primissimo Dylan, quando ancora nemmeno si chiamava così… Il primo cd presenta addirittura la prima registrazione con gli amici (24/12/1956), ovviamente solo una curiosità, e arriva fino a fine 1961, con alcune registrazioni dal vivo al Gaslight Cafè e al Gerde’s Folk City. Si sente un Dylan che acquisisce sempre più abilità e sicurezza man mano che suona e fa esperienza a New York, presentando brani tradizionali, altri dell’amato Woody Guthrie e le prime sue composizioni. Il secondo disco riporta alcune sessioni di registrazione del primo album, siamo sempre a fine 1961. Il terzo cd ci porta fino a luglio ’62: alcune registrazioni per un programma radio folk e alcune sessioni come armonicista per Harry Belafonte, Big Joe Williams e Victoria Spivey, le prime sessions del secondo album e, soprattutto, la serata al Gerde’s Folk City dove Dylan presenta (“it ain’t a protest song, I don’t write protest songs…”) per la prima volta al pubblico blowing in the wind. Nel quarto disco troviamo altre sessions per il secondo album fino a dicembre ’62. In agosto il ragazzino Zimmerman cambia legalmente nome in Robert Dylan e la fidanzata Suze Rotolo va a Perugia per qualche mese: a Suze sono dedicate le love songs che il menestrello di Duluth compone in questo periodo. Il quinto cd presenta i primi mesi del 1963, cioè le ultime sessioni di registrazione di quello che diventerà The freewheelin’ Bob Dylan (1963), un paio di registrazioni per la rivista Broadside e vari inediti del famoso concerto al Town Hall. Di questi tempi, riascoltare talking world war III blues (e subito dopo masters of war) fa pensare che sessant’anni siano passati invano per certa gente…. Ancora un sesto disco che copre il periodo maggio – ottobre 1963: varie registrazioni dal Newport Festival, con Joan Baez; le prime sessions per l’album successivo che sarà The times they are a-changin’ (1964); due brani dal Freedom Festival a Greenwood per il Civil Right Movement (da qui le famose foto in cui Dylan suona davanti a un autocarro agricolo); un pezzo inedito della marcia a Washington del 28 agosto ’63 (con Joan Baez e a fianco di Martin Luther King); varie outtakes inedite da cui uscirebbe un album folk tra i migliori del decennio. A chiudere, altri 2 dischi con il concerto alla Carnegie Hall di ottobre ’63. In dicembre, Dylan incontrerà Allen Ginsberg e comincerà a scrivere chimes of freedom, gates of eden, e ciò che diventerà Another side of Bob Dylan (1964), guardando verso il futuro che lui stesso si immagina, o forse solo spera. Ma qui siamo nell’ottobre del 1963: i Beatles stanno per pubblicare il loro secondo album, in novembre a Dallas viene assassinato J.F. Kennedy e Bob Dylan si chiede se sia ancora il caso di cantare dal vivo the times they are a-changin’, i tempi stanno cambiando. Ma era già cambiato tutto.

Stefano Simonato per instart.info 2026