
1269 Skiantos al Capitol
1269: Sono andato alla stazione, ho cercato l’Eptadone, poi m’ha preso l’emozione e son scappato col furgone… 1269 Skiantos è il progetto musicale proposto da quattro musicisti della storica formazione bolognese con l’intento di diffondere l’eredità artistica degli Skiantos. Luca “Tornado” Testoni, Roberto “Granito” Morsiani, Massimo “Magnus” Magnani e Gianluca “La Molla” Schiavon sono orfani di due pezzi da 90 del gruppo, Roberto Freak Antoni e Dandy Bestia, ma hanno deciso di riproporre i brani più famosi del gruppo per scongiurare quel brutto fenomeno (molto di moda) che potremmo definire, con un certo risentimento, dimenticanza. L’affluenza è buona e variegata e, come sempre, l’atmosfera live che si respira al Capitol è la migliore che si può rintracciare in questo momento storico contraddistinto da un mix di basi preregistrate e un’overdose di immagini che, ignorando consapevolmente il vero fine di un concerto dal vivo, si concretizza in spettacoli di poca sostanza. Sono buono, Io sono uno skianto, Ti rullo di cartoni (da Kinotto, 1979), Ti amo terrone (Italiano terrone che amo, 1992). L’inizio della performance è tutto un programma e sorge spontanea una domanda: è veramente questa la musica demenziale oppure stiamo vivendo in un’era che ha trasformato il demenziale in vita quotidiana? La risposta, inappellabile, viene direttamente dal palco: “All’intelligenza artificiale noi preferiamo la demenza naturale“. Sottoscrivo. Più che demenziale direi che siamo di fronte a satira intelligente, che graffia, analizza e ridicolizza tutte le contraddizioni sociali e umane dei nostri tempi. Ecco un altro quesito esistenziale (con tanto di dedica al generale Vannacci): Meglio un figlio ladro che un figlio frocio? Karabigniere blues, Kakkole, e poi, una risposta netta e cristallina, direi, assiomatica, a tutte le domande che un italiano si pone ogni giorno in merito alle insuperabili contraddizioni del Belpaese: Cosa pretendi da un paese che ha la forma di una scarpa? Pezzo fortissimo tratto dall’album Saluti da Cortina, a mio parere una delle opere più riuscite del gruppo. Non esiste espressione più efficace per chi conosce la nostra realtà. Non è Tolstoj, non è Dostojevski, non è Nietzsche, è semplicemente Freak Antoni. La formula, trio e voce, funziona benissimo e i musicisti danno vita a un concerto tecnicamente ineccepibile. La scaletta procede con Ma che piedi che c’hai, Sono un ribelle mamma, Pankarock, Morirai sanissimo, Gelati (i gelati sono buoni però costano milioni), Sesso e Karnazza, la superba Vortice per poi concludersi con 2 manifesti della storica formazione; Eptadone (dall’album di esordio della band, Mono Tono, 1978) e Mi piaccion le sbarbine. Il gruppo si presenta presto per l’immancabile bis: Largo all’avanguardia, sempre tratto da Mono Tono. Non può mancare lo striscione esposto dal gruppo: “Siete un pubblico di merda”. Non è stato un concerto nostalgico. Al contrario si è trattato di un concerto vivo, pieno di energia, satira e ironia. Mancano gruppi di questo spessore oggi. Band che abbiano il coraggio di procedere nella direzione preferita senza svendersi alle logiche di mercato. Quindi, lunga vita al sodalizio 1269 Skiantos e un plauso al Capitol che continua a proporre manifestazioni che in altri contesti sembrano non trovare spazi adeguati.

Foto di Franco Giordani