Le Grandi Aule del polo univeristario di Via Tomadini a Udine erano stracolme di pubblico per l’incontro con la star degli storici italiani, il professor Alessandro Barbero. L’occasione era un dibattito organizzato dall’università popolare di Udine e dall’ateneo friulano in collaborazione con il comune di Udine e Fantoni sul tema delle rivolte popolari.

Aula Strassoldo destinata ai fortunati che sono riusciti ad aggiudicarsi un posto per assistere di persona all’incontro, altre due aule colme di pubblico che assisteva attraverso maxischermi.

Intervista-dibattito curata dalla presidente della Università popolare Francesca Medioli e da Andrea Zannini, professore di storia dell’ateneo friulano.

Tema dell’incontro, come detto, le rivolte popolari. Quei momenti della storia in cui il popolo inizia a comprendere che il proprio modo di vivere non va più bene e tenta di sovvertirlo.

Lotte di classe? Per certi versi sì, afferma Barbero, soprattutto se lette attraverso gli occhiali della storiografia marxista; ma non solo, anche lotte per superare il disagio economico, per fame, o politiche, con il popolo sobillato da esponenti delle classi agiate in lotta tra loro.

Possono nascere alla spicciolata, protagonisti spesso appartenenti al ceto contadino, abituati a lavorare per il loro Signore cui improvvisamente decidono di non voler più sottostare. E possono limitarsi ad un villaggio di campagna o raggiungere la capitale.

Ma perché accade? È il quesito che si pone lo storico. Il professore tenta una spiegazione: gli impulsi dell’essere umano sono gli stessi dalla notte dei tempi, ciò che cambia è il contesto storico. Ciò che oggi è considerato perfettamente normale vent’anni fa non lo era. Gli uomini sono per natura strutturati gerarchicamente. Ognuno ha il suo ruolo affinché la società proceda in modo armonico. Nel Medioevo, ad esempio, i contadini a produrre e i signori ad occuparsi della difesa, fino a quando nella mente del contadino si fa strada l’idea che il Signore non lo difende poi così bene, il malumore passa di bocca in bocca fino a che l’equilibrio si spezza e salta il filo che lega gli uomini all’idea gerarchica di chi sta sopra. Ed ecco che il disappunto si trasforma in violenza. Le rivolte. Che per lo più falliscono e finiscono in bagni di sangue, ma quando hanno successo prendono il nome di rivoluzioni e cambiano il corso della storia.

E le donne? Che ruolo hanno? Barbero spiega che le cronache, le fonti dello storico, per lo più sono scritte da uomini e narrano le storie di uomini. Nel Medioevo di sicuro le rivolte erano per lo più ad appannaggio maschile, con le donne in un ruolo più sfumato. Se si decide di prendere il mano le armi viene d’istinto pensare ad un uomo piuttosto che ad una donna. E i casi di donne impegnate in rivolte, soprattutto in quel periodo storico non sono molti. Fatto salvo il caso di Giovanna d’Arco. Un vero mistero, afferma Barbero: come sia possibile che una ragazzina diciassettenne si sia presentata al Delfino di Francia pretendendo di essere chiamata da Dio a guidare l’esercito francese è di per sé incredibile, come poi sia stata creduta e sia davvero arrivata a guidare un esercito, diventa mistero.

Ma le donne nelle rivolte avranno un ruolo: nel secolo scorso i tumulti per ottenere un orario di lavoro ad otto ore partirono dalle mondine nelle risaie piemontesi. E avranno un ruolo cardine nella Resistenza, anche questa, sebbene ormai da tutti chiamata con il suo suo vero nome: guerra civile, per anni considerata una rivolta di una parte d’Italia verso chi ne soffocava i legittimo diritto di opinione e critica.

Il professore Barbero sa catturare l’attenzione del suo pubblico e forse la magia nasce dal fatto che la cosa gli viene del tutto naturale: riesce a rendere un argomento curioso e anche i temi più ostici diventano alla portata di tutti. I biglietti per le sue conferenze vanno ovunque a ruba in pochi minuti, i festival se lo contendono, le file per i firmacopie lunghissime; i podcast delle sue lezioni-conferenze tra i più scaricati. È ormai un fenomeno: è appena diventato un fumetto e Barberismo è un neologismo inserito nella Treccani. E il pubblico è sempre lì, rapito dalla sua capacità di narrazione sorridente e dalla sua competenza.

Barbero era in Fvg per una due giorni intensa: dopo Udine l’appuntamento a Gorizia per il Festival E’ storia

Laura Fedrigo