
Al Castello di Valvasone si inserisce nel cartellone della XXXV edizione del Festival Internazionale di Musica Sacra il progetto espositivo a due voci Fede ed eresia, ospite dal 3 ottobre al 15 novembre 2026.
La mostra d’arte contemporanea mette a confronto la produzione di due generazioni: la fede nelle opere di Giancarlo Magri e l’eresia in quelle del figlio, Alberto Magri. L’esposizione rappresenta la 519ª mostra d’arte del Centro Iniziative Culturali di Pordenone ed è promossa con il Comune di Valvasone, a cura di Fulvio Dell’Agnese, presidente del Centro Iniziative Culturali Pordenone.
Il pubblico potrà attraversare un itinerario intimo e profondo attraverso una ventina di opere principali, alcune inedite, realizzate con tecniche miste su tela, su carta e su pannelli in legno, affiancate da disegni e da una scultura in argilla dedicata a Domenico Scandella, alias Menocchio. Si tratta di lavori nati in decenni diversi e da progetti differenti, che oggi si ritrovano a interrogarsi a vicenda sul crinale delle tensioni dello spirito e della storia.
La mostra è realizzata con la collaborazione di Presenza e Cultura, Fondazione Concordia Sette, Casa Zanussi Centro Cultura Pordenone e Diocesi di Concordia-Pordenone; media partner Rai Friuli Venezia Giulia e Rai Radio3; con il sostegno di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Comune di Pordenone, Fondazione Friuli e BCC Pordenonese Monsile.
Il legame dei due artisti con la sfera del sacro, sia nei suoi termini iconografici sia in quelli più intimi, è comune e profondamente radicato in un’attività di restauro del patrimonio artistico friulano e veneto che per Giancarlo Magri ha attraversato più di mezzo secolo. Nelle sue opere, la figurazione diventa lo strumento principale per dialogare con la comunità senza mai scadere nel colloquiale.
Emblematiche sono le due versioni esposte dell’Estasi di San Francesco (1987), dove il poverello di Assisi riceve le stigmate con una radiosa spigolosità che echeggia i primitivi autori fiorentini del primo Quattrocento, richiamando lo stile scattante e colmo di tenerezza già espresso da Magri nelle sue Viae Crucis per le chiese del Friuli occidentale. In altri lavori esposti, il colore si fa sostanza ancora più fisica, come nella recente Basilica di San Pietro – dipinta e raschiata quasi a simulare lo strappo di un’antica pittura parietale – o nel bozzetto per una delle vetrate absidali della chiesa di San Giorgio a Porcia (1988), dove la visione della Genesi è strutturata secondo andamenti formali che richiamano i ritmi compositivi novecenteschi di Marc Chagall.
Laddove la pittura del padre esprime l’orizzonte della fede, i disegni del figlio Alberto aprono la strada all’eresia. La sua indagine si concentra su Domenico Scandella, detto Menocchio, il mugnaio di Montereale condannato al rogo nel XVI secolo per le sue idee sulla creazione.
Il paesaggio che fa da sfondo alle vicende di Menocchio evoca una plaga punteggiata di arbusti, mulini e campanili, affine al progetto Portus Imaginarius dello stesso artista: colline e greti sassosi che riassumono la materia primordiale da cui il mugnaio immaginava scaturire la vita, fuori dagli schemi della Creazione biblica, come hanno indagato gli storici Carlo Ginzburg e Andrea Del Col. Nelle opere in mostra, questa terra friulana sembra concessa unicamente all’eretico conclamato e alla sua anima pura, mentre i canonici e gli inquisitori chiamati a giudicarlo ne rimangono esclusi, tratteggiati con sguardi feroci o incapaci di comprendere la felicità di stare al mondo di un uomo semplice.



Come spiega il curatore Fulvio Dell’Agnese, il rapporto con la sfera del sacro è comune e consente al busto di Menocchio scolpito da Alberto Magri di rivolgere lo sguardo verso l’altare, nella cappella gentilizia del castello di Valvasone. Il mugnaio, meditando o soffiando nell’aria un pugno di farina come se evocasse un nuovo inizio del creato, intrattiene rapporti funesti con i teologi ma dialoga serenamente con Cristo.
Il Menocchio di Alberto Magri non disdegnerebbe di scoprirsi attorniato dai colorati baluginii della Genesi (2012-2013) dipinta da Giancarlo Magri. Pesci azzurri vi guizzano con la medesima, innocente vivacità degli angioletti concepiti dal mugnaio del Cinquecento, che però su quella visione dell’inizio dei tempi costruì la tragica fine della propria esistenza terrena.
«Siamo particolarmente lieti di ospitare nel Castello di Valvasone una mostra che si inserisce in un appuntamento prestigioso come il Festival Internazionale di Musica Sacra e che porta nel nostro borgo due artisti profondamente legati alla cultura e al patrimonio del Friuli», sottolinea il sindaco di Valvasone Arzene Fulvio Avoledo. «Fede ed eresia propone un confronto originale tra due generazioni e due differenti sensibilità artistiche, affrontando temi universali attraverso opere capaci di dialogare anche con la storia dei nostri luoghi. La figura di Menocchio, in particolare, ci riporta direttamente alla storia del Friuli e rende ancora più significativo questo progetto espositivo. Il Castello conferma così la propria vocazione a essere non soltanto uno straordinario patrimonio storico da conservare, ma uno spazio vivo, aperto alla cultura e alla contemporaneità».
Orari visite guidate Fino al 31 ottobre: giovedì alle 11.00; venerdì, sabato e domenica alle 9.30, 11.00, 15.30 e 16.45. Dall’1 al 15 novembre: giovedì alle 10.30; venerdì, sabato e domenica alle 9.30, 11.00, 15.00 e 16.00. Fuori orario: solo su prenotazione telefonica al numero 0434.898899 o via e-mail a turismo@valvasonearzene.it.
Sede Castello di Valvasone, Cappella Gentilizia e spazi espositivi, Valvasone Arzene (PN).
Ingresso Gratuito fino a 14 anni.
Contatti organizzazione e segreteria Centro Iniziative Culturali Pordenone, via Concordia 7, tel. 0434.1751570, e-mail cicp@centroculturapordenone.it, sito www.centroculturapordenone.it.
Comunicato Stampa