La “donna con uva” è uno dei personaggi femminili presenti nello splendido pavimento musivo della basilica di Aquileia: un’immagine che richiama l’abbondanza ma anche il vino liturgico, in un connubio tra sacro e profano tipico del periodo paleocristiano. La cornice di Aquileia si presta così allo spettacolo dal vivo di Arisa, al secolo Rosalba Pippa, artista che spesso ha giocato con questa “profana sacralità”.

I primi album, Sincerità (2009), con cui vince Sanremo, e Malamorenò (2010) hanno toni tardo adolescenziali, sottolineati anche dal look retrò, tra gonnellone e grandi occhiali, ma da subito l’amor profano affiora davanti all’immagine parrocchiale della cantante. Nel 2012 arriva Amami (2012), prodotto da Mauro Pagani, che contiene la notte, altra hit sanremese che mostra una dimensione più matura della cantante di Pantano di Pignola. Seguono Se vedo te (2014), con controvento, e Guardando il cielo (2016). Arisa comincia a lavorare come attrice, a fare televisione, a scrivere libri. Torna alla musica con Una nuova Rosalba in città (2019), album eterogeneo per tematiche e scelte musicali, con il brano sanremese mi sento bene. Infine arriva Ero romantica (2021), techno-erotica da “Madonna de noantri”, album divisivo ma tutto sommato piacevole. La recente uscita di Foto mosse (2026) è l’occasione per questo tour che fa tappa ad Aquileia.

Il concerto segue una scaletta particolare, presentando praticamente tutto l’ultimo lavoro, con qualche successo precedente a spezzare il ritmo e accontentare il pubblico più convenzionale, pur mantenendo il filo narrativo. Le foto mosse del titolo sono le canzoni, i momenti e le persone che hanno attraversato la vita della cantante, nel bene e nel male: frammenti di esistenza che Arisa racconta attraverso i brani e qualche breve spiegazione. Ecco allora che portami con te, ed era maggio, atomi sono foto e discorsi d’amore che possono riportare a Sincerità, così come cime tempestose, benedetti amanti, foto mosse e nuvole sono fiumi di emozioni e sensazioni nuove che sfociano nei brividi de la notte.

La voce di Arisa è da subito calda e in primo piano, mentre all’inizio si fatica a sentire bene alcuni elementi, in particolare gli archi, con una presenza dinamica eccessiva della sezione ritmica. I fonici sistemano presto le cose, mettendo in luce anche la backing band: Fabio Dalè al basso, Carlo Frigerio alle tastiere, Donato Emma alla batteria, Christian Lavoro alle chitarre, Giuseppe Gioni Barbera al pianoforte, Tommaso Losito al violoncello, Alessia Giuliani alla viola e Rebecca Crosetti al violino; una menzione particolare a Martina Zaghi e Pasquale Auricchio per i cori.

Arisa parla molto e presenta alcune canzoni in modo esplicito, come l’amore carnale de il tuo profumo o senza falsi pensieri come in non mi mancherai e arrivederci. Parla delle zanzare che tormentano tutti e si lancia senza problemi in un happening, chiamando i fan a portarle disegni e cartelli, a festeggiare il compleanno con tanto di happy birthday suonato dalla band, o addirittura a farle compagnia sul palco durante canta ancora, dedicata alla mamma e teneramente cantata con al fianco una bimba. Questi momenti appaiono a volte un po’ stucchevoli, ma portano vivacità durante il concerto. A chiudere non possono mancare altri successi come meraviglioso amore mio e, naturalmente, magica favola dall’ultimo Sanremo.

Dopo la presentazione della band e i saluti, Arisa scende dal palco ormai quasi buio e ricompare dietro le transenne per cantare su una base musicale l’ultimo singolo, rugiada, praticamente in mezzo agli spettatori: un vero bagno di folla, chiuso poi con selfie, foto e autografi a dimostrazione della generosità dell’artista verso il suo pubblico.

Tornando alla “donna con uva”, durante uno dei siparietti la cantante parte con ma quant’è bella l’uva fogarina…, che tutto il pubblico si diverte a cantare seguendo Arisa e i musicisti, in un intermezzo gioioso e spumeggiante. E così è Arisa, come l’uva e il vino: generosa e frizzante, dolce e rosata. E così è un suo concerto, felicità e bollicine: se non esageri, torni a casa leggero e contento.

© Stefano Simonato per instArt