
“Tu pensi all’Italia come a uno stivale… beh, pensa che potrebbe diventare un’infradito.” Cristicchi ci porta, ci trasporta con fare sognante sulla prua della sua nave chiamata Italia, tra sponde e spigoli, dentro la narrazione di una storia — la storia di chi ci ha preceduto — una storia di sacrificio, di guerra, di divisioni, di ingiustizie, di sopraffazione.
È la storia di Trieste, della bella Trieste o, come nella descrizione di Saba, della “scontrosa grazia” di Trieste. Una città divisa, che ha sofferto, ma che ha saputo risollevarsi; che ha accettato di crescere multietnica, ma sempre conservando la propria tradizione.
La liberazione del 26 ottobre 1954 apre la città a una festa che coinvolge tutti, ma proprio tutti, e che libera definitivamente la popolazione dall’occupazione: prima dei “Titini”, poi dei nazifascisti e infine degli anglo-americani. In un sol colpo, il tricolore ritorna in Piazza Unità d’Italia. Un sospiro, una folata di vento, un vento di libertà.
L’Inno di Mameli in apertura, proposto dall’Orchestra Naonis di Pordenone diretta dal Maestro Valter Sivilotti, con le voci del coro del Friuli Venezia Giulia, fa scattare tutti in piedi — tanto per prendere confidenza con quel sentimento patriottico che si avverte sia in sala che sul palco. Cristicchi, figlio adottivo del Friuli, con enfasi, passione e sentimento, ci racconta questa storia che emoziona e fa riflettere sulla sofferenza a cui i popoli hanno dovuto sottostare per poter diventare liberi.
Libertà: una parola che anche oggi, in qualche parte del mondo, non sta di casa. E allora il collegamento con l’attualità ci fa sentire ancor di più la forza travolgente che portò, in quel lontano 26 ottobre 1954, alla liberazione della nostra Trieste.
Il filo conduttore narrativo è tenuto dall’archivista romano Persichetti di Magazzino 18, che porta in visita a Trieste la moglie Adele.
Sul palco, la parte recitata viene intervallata da brani eseguiti dal coro e dall’orchestra, dalla bellissima voce di Franca Drioli e da contributi video, oltre ai tre brani Magazzino 18, Ti regalerò una rosa e Quando sarai piccola, che Cristicchi propone al pubblico in chiusura di spettacolo.
Una prima al Ristori di Cividale per la stagione ERT FVG che ci ha emozionati.
© Maurizio Cum per instArt