Ha scritto il suo libro – dice lei stessa – “per tutte quelle donne che si sono trovate nelle mie stesse condizioni e si sono sentite sole, perché di gravidanza si parla moltissimo, ma di mancata gravidanza non se ne parla, a mio avviso, ancora abbastanza“.
Il nuovo lavoro autobiografico della Falchi, infatti, affronta l’argomento con un estremo rispetto verso la vita, con grande sensibilità al dolore e con un tocco di ironia che, nel suo caso, ha rappresentato la salvezza di lei “donna di coppia diversamente fertile”. L’atto di scrivere è stato per l’autrice una sorta di terapia: perché raccontare a volte significa cercare di guarire, di salvarsi.
Caterina Falchi è monfalconese, laureata in lingue e letterature straniere e impiegata nell’ufficio vendite di un’azienda locale. Esordisce come scrittrice nei primi anni Duemila con le favole per bambini che vengono pubblicate sul sito di settore Mammafelice (www.mammafelice.it). Vince nel 2009 un concorso dell’editore Edigiò, che pubblica il suo “La saponetta magica”. Due favole vengono pubblicate nei progetti di raccolte natalizie di Barilla (2011 e 2012) e alcuni suoi articoli entrano nel portale dedicato ai libri Zebuk (www.zebuk.it). Tra il 2013 e il 15 pubblica racconti con Alcheringa e Delos Books. “Ti avrei chiamato Nina” è il suo primo racconto lungo.
Comunicato Stampa