“Storie di donne in movimento” è il titolo della tavola rotonda transfrontaliera che ha avuto luogo mercoledì 19 ottobre  al Kulturni Dom di Gorizia (via Italico Brass 20), con l’intento di approfondire il ruolo femminile nella storia dell’emigrazione regionale del Friuli Venezia Giulia, considerato nel più ampio quadro dei suoi confini storici.
Il progetto prosegue nel solco dell’interesse già attivato dal 2021 per la storia dell’emigrazione regionale, che attraverso il progetto “Vite forestiere” aveva portato la SOMSI a realizzare un percorso didattico unendo letteratura, testimonianze di vita, documentazione storico archivistica e uno sguardo sul presente, grazie al lavoro degli studenti di alcuni Istituti superiori del territorio.
Ora il focus si sposta su un fenomeno particolare dell’emigrazione dell’area slovena e isontina, che dalla seconda metà dell’Ottocento (e in particolare con l’apertura del Canale di Suez) portò in Egitto molte donne emigrate da questi paesi, oggi a cavallo tra Italia e Slovenia, che furono soprannominate “Aleksandrinke”, dal nome della città di Alessandria d’Egitto, meta preferita per quante di loro cercavano migliori condizioni di vita, assicurando a sé stesse, e alla propria famiglia d’origine, introiti particolarmente alti per l’epoca, come balie, bambinaie, cameriere, governanti, dame di compagnia presso facoltose famiglie locali. A partire dagli ultimi decenni del XIX secolo, le “Aleksandrinke” (che in Egitto chiamavano “les Goriciens, les Slaves, les Slovenes”) cominciarono a godere di un’ottima reputazione, tanto da essere ampiamente ricercate dall’alta borghesia e dalla nobiltà, impiegando madri, figlie e sorelle in lavori ben pagati (almeno quattro volte più di quanto avrebbero guadagnato a Trieste o Gorizia, e addirittura tre o quattro volte tanto rispetto alle loro “colleghe” toscane o calabresi), in quanto “laboriose, oneste e ordinate, capaci con i bambini” ed inoltre particolarmente veloci nell’apprendere le lingue straniere, tanto che molte ebbero anche ruoli da istitutrici.
Questo fenomeno, che continuò anche nel Novecento, andando sempre più scemando dopo la Seconda Guerra Mondiale, conta oggi diversi studi intrapresi da ricercatori italiani e sloveni, e anche un Museo dedicato alle Aleksandrinke nella cittadina slovena di Prvačina, al centro dell’area che fu maggiormente interessata da queste storie di emigrazione al femminile. Questa istituzione culturale è stata coinvolta nella tavola rotonda di Gorizia attraverso la presenza di Vesna Humar, ricercatrice e curatrice della mostra permanente del Museo, oltre che sottosegretario del Governo della Repubblica slovena per i rapporti con le comunità slovene all’estero, e coordinatrice del team che dal 2019 ha lavorato per la presentazione della candidatura di Nova Gorica/Gorizia a Capitale europea della Cultura. Al suo attivo Humar ha diverse pubblicazioni sull’argomento, con monografie, articoli e anche due documentari dedicati. Il suo intervento riguarderà “Le Aleksandrinke dal mito alla storia: un cambio di narrazione”, e sarà seguito da quello della ricercatrice ed etnologa, Inga Miklavčič Brezigar, he approfondirà proprio il tema del “Museo delle Aleksandrinke e il suo ruolo nella vita sociale ed economica della comunità”.
Ad aprire il Convegno, moderato da Maurizio Scaini, professore di Geografia Politica ed Economica dell’Università di Trieste-Polo di Gorizia, è stata la storica Marta Verginella, docente dell’Ateneo di Lubiana e autrice di numerosi studi e saggi sulla storia sociale e storia di genere, in particolare sui i processi di nazionalizzazione tra Otto e Novecento nel contesto nord-adriatico.  La sua relazione verterà su “Migrazioni e mobilità femminili tra Otto e Novecento nell’area Alto-Adriatica”.
Tra i fenomeni migratori femminili del Friuli Venezia Giulia, non è mancato un focus a proposito dell’area del Friuli Occidentale, grazie alla ricercatrice Nadia Boz, che ha aperto una finestra sulla pedemontana pordenonese con la sua relazione a proposito di “Venditrici e balie. L’emigrazione femminile dal Friuli”.
Non è mancata in questo contesto la presenza di AMMER FVG, l’Archivio Multimediale della Memoria dell’Emigrazione Regionale, che da anni studia e raccoglie documenti e testimonianze sui fenomeni migratori (più o meno coprendo lo stesso periodo storico fin qui considerato), intervistando molti dei protagonisti, o delle loro famiglie, tra cui anche alcune delle superstiti Aleksandrinke. Stefano Perulli, consulente esperto presso ERPaC, ha tracciato le linee di AMMER, come “costruzione partecipata della memoria dell’emigrazione regionale”.
Al termine dell’incontro, due ricercatori dell’ISIG di Gorizia hanno coinvolto relatori e pubblico nell’intento di raccogliere idee e suggerimenti in vista di futuri sviluppi della ricerca su questi temi, anche attraverso nuove linee di finanziamento europeo. Giorgia Kacovic e Lorenzo De Sabbata hanno curato una presentazione interattiva del programma di finanziamento europeo “CERV Remembrance”, facendo emergere strategie e priorità rivolte alla valorizzazione del patrimonio memoriale locale in chiave europea.
comunicato stampa
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