Basta una rapida ricerca su Google, una di quelle cose che chiunque può fare, per rendersi conto delle decine di articoli che, analiticamente o più superficialmente, hanno fatto del “fenomeno Barbero” un vero e proprio caso di studio. Si direbbe che ciò comporti un’inevitabile scomparsa di una componente del fattore-stupore che accompagna i suoi eventi… Eppure non si può che rimanere estasiati davanti alla fila chilometrica di fan che si è radunata nel foyer del Teatro Giovanni da Udine, la sera dello scorso martedì 18 Novembre, al termine della sua conferenza. Decine e decine di persone, ordinatamente accodate alla ricerca di un firmacopia, una foto o un semplice autografo di quello che, a tutti gli effetti, è uno dei pochissimi intellettuali italiani che davvero non ha bisogno di alcuna presentazione (in un momento storico in cui, come sottolineato anche nel corso della serata, questa etichetta sembra impropriamente affidata a sin troppe personalità). Un trattamento da vera pop-star del XXI secolo, qualcuno che con il proprio modo di porsi ha cambiato fino in fondo l’ambiente in cui opera: una retorica, questa, abbracciata in pieno anche dagli organizzatori della casa editrice Laterza, che, in occasione dell’uscita del nuovo romanzo storico del celebre medievista, ha indetto una vera e propria tournée nei teatri di tutta Italia, con una data, per l’appunto, anche a Udine. Il personaggio finito sotto la lente d’ingrandimento dello studioso, questa volta, è San Francesco d’Assisi, una delle figure chiave del Medioevo, di cui nel 2026 ricorrono gli 800 anni dalla morte. Patrono d’Italia e fondatore dell’ordine mendicante dei francescani, Francesco è una di quelle personalità per la quale ognuno di noi ritiene di avere una buona conoscenza della sua storia: un giovane rampollo di una famiglia di mercanti, che decide di rinunciare alla propria eredità per iniziare a predicare, rifondando la propria vita all’insegna della povertà assoluta. Ci appare lineare, quasi fiabesco, il modo di progredire delle sue vicende, in un approccio semplicistico che elimina completamente il fattore umano di un’intera vita. E’ proprio qui che entra in gioco lo studio e l’approfondimento di uno storico d’eccezione: le fonti che ci parlano del santo, infatti, sono varie e, per certi versi, profondamente discordanti tra loro. Ed è così che, allora, Barbero tenta di squarciare il velo che nasconde alla vista dei più la vera storia di un uomo che ha riscritto le fondamenta della Chiesa, presentandocelo con tutti i suoi pregi e spigolosi difetti, devoto alla propria causa al punto di esserne vero trascinatore ed ispiratore. Appare, allo stesso tempo, l’immagine di un Francesco profondamente vicino alle difficoltà di ogni giorno, eccezionale nella propria visione e nel desiderio di portare un cambiamento all’interno di una Chiesa in piena riforma e, allo stesso tempo, fino all’ultimo preda di dubbi ed incertezze riguardo la bontà del proprio operato. Un’esistenza tanto innovatrice da portare con sé un fardello pesante: la sua eredità. Già da anni prima della sua morte, infatti, Francesco aveva abbandonato la guida del proprio ordine, cresciuto esponenzialmente in numero e sempre più diverso dalla creatura che un tempo egli aveva generato. Sempre più frati, infatti, avevano preso a seguire in maniera parziale e troppo morbida la regola della povertà assoluta, con grande disappunto di Francesco. A seguito della sua dipartita e canonizzazione a santo, proprio quegli stessi vertici a capo di un ordine sempre più distante dall’idea originale di Francesco furono nella posizione di scrivere la biografia ufficiale della loro guida. Fu un processo lungo, durato anni, che vide il progressivo appiattimento della personalità, altrimenti ricca di chiaroscuri, di Francesco, a favore di una più consona ed univoca aura di santità, priva di difetti e dubbi. Una vera e propria manipolazione di immagine che ci ha restituito una semplificazione della vita di San Francesco, nascondendo tanti lati affascinanti che ne componevano l’essenza quotidiana, una storia con risvolti più attuali che mai: che sia un’impropria “prima vittima” della Post-verità, una prima storia modificata anacronisticamente in cerca del favore emotivo del pubblico cui essa era indirizzata?

© Giovanni Flaibani per instArt