Sono le 21 al Teatro Giovanni da Udine e il fading off delle luci in sala annuncia l’arrivo di un atteso a lungo spettacolo di Giorgio Panariello. Una scenografia importante, creata da due pannelli ad altezza luci con una distanza di circa 3/4 metri tra loro al centro, colpiti da immagini pittoriche proiettate, unite a luci di fondo palco colorate. L’ambiente che compare proiettato ad apertura sipario, è un dipinto di una piazza toscana dove, sotto ad un lampione seduto su una panchina, un vecchio dal capo chino e una mano sinistra tremolante sostenuta da un bastone inizia un breve monologo sulla sua vita e quella di Giorgio. Un breve incipit simpaticamente corredato da battute frizzanti immancabili, che strappano subito le fragorose risate che accompagneranno due ore di ritmatissimo viaggio nella vita del comico. Finito l’incipit ecco entrare in scena con le allegorie del caso (musica trionfale su sottofondo di applausi) l’artista toscano che a braccia larghe saluta il pubblico di Udine, numeroso seppur contingentato. Già solo il suo comparire scatena una calorosa ovazione, come a voler dire “finalmente!”. In effetti lo aspettiamo da un po’. Si parte. Una adolescenza che spiazza quella di Panariello. Spiazza per la crudità di un inizio duro, difficile da capire per un bambino, ma dove lui comunque trova il modo di adattarsi. Due nonni che fanno da genitori e una madre che non si sa per quale motivo, non si fa trovare mentre il padre non si sa chi sia. Ma lui comunque affronta tutto e tutti, fin da piccolo già fa le imitazioni e coglie le sfumature delle persone e ne crea personaggi. Si intervista con la spazzola della nonna, quella tipica con uno specchio su un lato. C’è già qualcosa, un’anteprima del suo futuro nell’aria ancora rarefatta del suo percorso. Renato Zero la sua grande passione, diventerà un suo punto cardine nelle serate in giro per le piazze a fare spettacolo. La sua voce dentro lo porterà in quella direzione, nonostante un lavoro da elettricista ben retribuito ma che lui stesso ammette, tra una battuta e l’altra, non proprio il suo. Così nasce il comico Panariello che scalino dopo scalino raggiunge la vetta, il successo che lo porta ad essere amato dal pubblico e dalla critica. Lo spettacolo sul palco non lesina cameo di tutti i personaggi che lo hanno caratterizzato e che tutti abbiamo conosciuto via tubo catodico. Merigo l’ubriacone, Mario il bagnino, Vaia, la Signora Italia, Renato Zero, Naomo, il pr del chiticaca di orbetello, tutti nati da caricature di personaggi esistenti trovati qua e la o suggeriti da amici, nel suo girovagare nello stivale. Le luci ci sono tutte come anche le ombre che sul finire del suo spettacolo, compaiono nelle vesti di un fratello scoperto tardi e vissuto poco per poter essere felici insieme. Quel gusto amaro dell’umorismo pirandeliano, ma che ha a che fare con la vita e tutte le sue sfacettature che spesso sono lo specchio nascosto che copre con una battuta un gande dolore. È risaputo che i comici sono capaci di stare in entrambe le condizioni, gioia e dolore. In questo viaggio nella vita di Panariello compaiono molti amici. Uno molto importante oltre a Fernando Capecchi, è Carlo Conti, che lo porterà con se in Aria Fresca, dove poi spiccherà il volo. Ci saranno la radio e spettacoli come imitatore, presentatore. Tutto bagaglio che diventerà la sua impalcatura nella grande avventura del successo. “La Favola mia” si chiude con il ritorno alla scena iniziale dove il nonno e Giorgio Panariello si salutano e se ne vanno! Marianna cane, già finito? Si le cose belle durano “poco”, più o meno due ore. Applausi su applausi per uno spettacolo riassunto in una parola… emozione! La comicità emozionante, semplice, intelligente, che usa un linguaggio diretto, pulito anche nel torpiloquio, che resta legata alla tradizione dei grandi come Walter Chiari o Vianello, quella voglia di trovare sempre un sorriso raccontando situazioni difficili, che non fa torto a nessuno, quella comicità che manca tanto e che ritrovo in pochi comici di oggi, anche se tutti sono bravi a modo loro. Al Giovanni da Udine, quindi, sempre grandi appuntamenti con lo spettacolo in ogni sua forma. Grazie a Giorgio Panariello per aver raccontato la sua vita in due ore di grande monologo. Se il mondo pensasse ad andare a teatro invece di tirare bombe, quanto meglio starebbe, culturalmente parlando?

Massimo Cum © instArt

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