Intenso e indiscutibile successo di pubblico per la performance del cantante emiliano al Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Una folla di giovani degli anni ’80 è accorsa per seguire quella che è sembrata una funzione religiosa, una preghiera di commemorazione e di cordoglio, un commosso ricordo di un defunto artista in sua presenza. “Perquotendo in cadenza” è sembrato, per la tenue mestizia con la quale è stato proposto, un elogio funebre di Ferretti a se stesso. E se si tiene conto che durante l’esibizione il cantante ha più volte sottolineato senza ironia il suo precario stato di salute fisica, quello che se ne ricava è un “Memento mori” in forma scenica.
Ferretti molto più di sempre è apparso come un orante, totalmente assorto nella sua laude all’ineffabile, profondamente calato nella sua dimensione di supplice e di misera creatura che si rivolge al proprio creatore con devozione e umiltà.
Tutto lo spettacolo è stata una forma di liturgia sia per le atmosfere evocate sul palcoscenico, sia per l’atteggiamento da sacrista del cantante che, anche nelle letture che ha scelto, sembra aver voluto evocare un’atmosfera da estremo saluto, da veglia funebre o da commiato. Sembrava che una comunità di oranti si fosse stretta mestamente intorno alla salma del caro estinto e, guidata dalla sua voce d’oltretomba, avesse ripercorso le tappe dell’esistenza del caro estinto.
E’ stato proprio il cant-attore a voler insistere su questa dimensione cimiteriale per la sua esibizione, portando il proprio devoto pubblico, quasi un’assemblea in preghiera, in un itinerario nella propria non ancora conclusa esistenza di pellegrino in questa valle di lacrime.
Il tono di Ferretti, che ha alternato letture dalle sue pubblicazioni autobiografiche a brani musicali di repertorio, è stato sempre quello del profeta biblico apocalittico che con le sue giaculatorie paventa la punizione divina: Quando Judex est venturus… (Quando arriverà il Giudice …)
Non a caso la “funzione” è iniziata con i versi di Finistère dei CSI:
Annus horribilis in decade malefica
Decade malefica in stolto secolo
Secolo, secolo osceno e pavido
Grondante sangue e vacuo di promesse
Annus horribilis, annus horribilis
Annus horribilis in decade malefica
E non c’è male come inizio visto anche che nel calendario cinese il 2026 è nell’anno del Cavallo propiziato da una delle Lune del Lupo più maleauspicanti degli ultimi secoli.
A metà dello spettacolo, Ferretti si è fatto sul proscenio e con il teschio del suo amato cavallo Tancredi ha pronunciato una versione Pro Domo Sua del monologo dell’Amleto di Shakeaspeare: “Essere o non Essere, partecipare o non partecipare, condividere o non condividere…” appena un pochino sopra le righe e decisamente fuori luogo.
Giovanni Lindo Ferretti è da sempre convinto che la libertà sia una forma di disciplina e non un modo di essere di un individuo rispetto agli altri. L’ex-cantante e fondatore dei CCCP negli ultimi anni, dopo la sua svolta mistica e la sua conversione reazionaria e conservatrice al cattolicesimo più rigido, osservante e rigoroso, forse si è fatto irretire da un’accezione del termine del tutto diversa. La “disciplina” è una piccola frusta o flagello generalmente di cuoio, canapa o metallo usata per autoinfliggersi una punizione corporale secondo un rituale religioso (Wikipedia).
Per comprendere meglio la posizione di Ferretti rispetto alla religione si legga il resoconto emotivo scritto di suo pugno del suo incontro con Benedetto XVI, ora raccolto insieme ad altre sue riflessioni nel volume Barbarico di Mondadori 2013.
Tutto lo spettacolo può anche essere inteso come un sentito esame di coscienza, un po’ sopra le righe: dal fonte battesimale alla pietra tombale, passando per i furori adolescenziali e giovanili, gli affetti più cari, la disillusione, la malattia, la conversione, il ritorno alla casa della madre in montagna e al prossimo ritorno a quella del Padre celeste che il cantante sembra quasi auspicare per se.
“Perquotere in cadenza” è lo sviluppo di un’idea in forma di teatro canzone che l’artista aveva presentato nel 2024 al teatro Olimpico di Vicenza. Lo scopo, perfettamente raggiunto, è stato quello di costruire un itinerario tra memoria e canzone nella propria autobiografia con l’accompagnamento sonoro di Simone Beneventi (percussini) e Luca Alfonso Rossi (chitarre e tastiere).
Ferretti parla molto di se, come ha sempre fatto con quel tanto di narcisismo che lo ha reso insopportabile a molti e irresistibile a tutti. La sua magniloqente supponenza è stata un punto di forza e una cifra stilistica della sua carriera d’artista. Sia quando la sua anima bruciava della fiamma del più allineato punk filosovietico, sia dopo la conversione che in teoria l’ha trasformato in uno strano tipo di mistico predicatore sulle strade del rock.
E’ vero che come diceva il poeta abolizionista James Russel Lowell: “Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione” e che come chiosava George Bernard Shaw “Chi non può cambiare idea, non può cambiare nulla”, ma è anche vero che la coerenza e la parola data sono valori assoluti anche nel corrotto mondo moderno.
Ferretti nella sua luminosa carriera d’artista non solo ha sempre amato contraddirsi e smentirsi ma è anche passato con estrema disinvoltura da una sorta di radicale ateismo anti clericale e anti cattolico al più viscerale bigottismo di “cattolico bambino” come ama definirsi ora.
E non si dica che è sempre stato tutto un gioco retorico tra “Ortodossia e Fedeltà alla Linea”, certo quelle dei suoi CCCP erano provocazioni non solo alla protervia del capitalismo ma anche ai piani quinquennali e alla stolida rigidità del regime sovietico. La carnevalata della reunion postrema di un paio di anni fa ha dimostrato ampiamente che non c’era nulla di serio nelle vecchie provocazioni situazioniste della band con Ferretti in prima linea.
C’è una bella distanza tra voler “odorare il sapore celeste del ferro…vedere il profumo sanguigno del fuoco…di un cuore che incendia la mente, può fondere il gelo del marmo bollente. Onoro il braccio che muove il telaio, Onoro la forza che muove l’acciaio” e considerare Papa Ratzinger, Benedetto XVI il proprio padre spirituale. Non è la stessa cosa fare un Live a Punkov, quartiere operaio della ex-DDR inneggiando all’Islam Punk e chiedere e ottenere un’udienza privata al Papa più reazionario dell’ultimo secolo.
A riprova di questa mistica piuttosto contraddittoria, ci sono i suoi inqualificabili interventi ad “Atreju”, la convention di Fratelli d’Italia e dell’amica Giorgia Meloni. Gli si può perdonare tutto, ma questo è un rospo impossibile da digerire.
Si dirà che sono cose dette e ridette e che non c’entrano niente con l’ultimo spettacolo dell’artista, ma in realtà aiutano molto a capire il percorso personale e artistico del cantante e visto che lo spettacolo è una sorta di mito biografia, certe cose è meglio saperle almeno per distinguerle tra verità e millanteria.
Il penultimo brano del concerto poco prima di una straziante versione di Annarella, è il Te Deum di Marc Antoine Charpentier (1643-1704) famoso anche per la sigla dell’eurovisione. Conoscere e comprenderne il testo male non ci fa:
Te lodiamo, o Dio, Te confessiamo Signore.
Te Padre eterno la terra tutta riverisce ed onora.
A te gli Angeli e i cieli e tutte le Potestà
A te i Cherubini e i Serafini con incessabile canto esclamano:
Santo. Santo Santo è il Signore Dio degli eserciti…
Di questi tempi non ci manca nient’altro che un altro Dio Signore degli eserciti con la propria aviazione al seguito.
Visto che l’esibizione era cominciata con Finistère dei CSI la giaculatoria da profeta biblico sembra completa come in una, “Depressione Caspica:
Se l’obbedienza è dignità, fortezza
La libertà è una forma di disciplina
Assomiglia all’ingenuità la saggezza
Ma non ora, non qui
Io in attesa a piedi scalzi e ricoperto il capo
Canterò il vespro della sera”.
Che qualcosa a Ferretti sia sfuggito, qualcosa rispetto al senso della misura, risulta chiaro quando, circa a metà spettacolo, tenendo in mano il teschio del suo cavallo si fa sul proscenio recitando il monologo dell’Amleto riveduto e corretto Pro Domo Sua: “Essere o non essere; apparire o non apparire; condividere o non condividere…”
Lo spettacolo, tra letture autobiografiche e canzoni di repertorio, si chiude su un edificante racconto di amore fraterno, una cosa d’altri tempi, alla De Amicis del Libro Cuore.
Quando era molto giovane racconta che si aggregò al proprio fratello maggiore per cercar funghi nel bosco e contribuire, in un modo o nell’altro, al magro bilancio familiare.
“Stavamo bene, niente di che, ma prorio bene”
Il piccolo piangeva se non riusciva a trovare niente così il fratello maggiore lasciava per lui i funghi più belli. In quegli anni furoreggiava nelle classifiche “Il Mondo” di Jimmy Fontana e i fratelli lo cantavano a squarciagola durante le loro scampagnate:
“Il Mondo, non si è fermato mai un momento, la notte insegue sempre il giorno, ed il giorno verrà, verrà, verrà…”
Molti giorni sono venuti da allora, ma in realtà, Ferretti ha cambiato ben poco il proprio atteggiamento di fronte all’arte e alla vita: apodittico e settario era prima; categorico e dogmatico è ancora adesso.
Se si parla di ortodossia per lui una chiesa vale l’altra.
Il misticismo strapaesano delle chiese di montagna con il loro scampanio lungo la valle la domenica mattina, contrapposto alla frenesia della città tentacolare, è in definitiva molto piccolo borghese.
Ha un po’ il sapore de “Il ritorno di Don Camillo” di Guareschi, delle seconde case in collina, dei formaggi di malga comprati al supermercato e delle fattorie didattiche che profumano i letamai chimicamente per non urtare la sensibilità dei bimbi cittadini e delle loro mamme.
E’ vero che dove vive, a Cerreto Alpi (RE) si dedica all’allevamento dei cavalli tosco-emiliani dell’Appennino tutto ben documentato nello spettacolo equestre “Saga-il Canto dei Canti” ma è anche vero che tutto questo suo esibire le antiche radici, il rapporto uomo animale nell’idillio della natura porta con se un tanto di circense e fasullo, da proloco.
Il cantante emiliano non ha il dono dell’ironia e si prende troppo sul serio. Della parte mistica di certo non ha assorbito l’ilarità francescana. L’umiltà esibita dal punto di vista religioso strettamente cattolico si trasforma in superbia che tra i peccati mortali è il più pernicioso.
“Perquotendo, in cadenza” è uno spettacolo a proprio modo coinvolgente, Ferretti di certo è un grande artista, non c’è dubbio, lo si ama senza condizioni o lo si odia senza quartiere; noi gli si vuole abbastanza bene.
Scaletta: Finistère, (CSI) A tratti (CSI) Brace (CSI) Trabocca (CCCP) Depressione caspica (CCCP) S’ostina (PGR) Inquieto (CSI) Cadevo (PGR) Cronaca d’Inverno (PGR) Intimisto (CSI) Cavalli e cavalle (PGR) Pons tremolans, Contatto, Neukölln, Codice, Del mondo (CSI) Te Deum (Marc-Antoine Charpentier) Annarella (CCCP)
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