In questo maggio finalmente pieno di profumi e di fiori ritornano le raffinate iniziative di Controtempo.

La loro, ormai, sembra un’unica stagione di concerti senza soluzione di continuità, un’unica teoria di meravigliose occasioni in musica che dura tutto l’anno, nei luoghi più belli della Regione: dalle vigne del Collio alle acque del Livenza; dall’antica Contea di Gorizia a Polcenigo nella Pedemontana pordenonese, tra i nobili Borghi più belli d’Italia. Una lunga, preziosa “canzone dei dodici mesi” in grado di sbalordire continuamente gli appassionati con incredibili proposte.

Gioiello luccicante della corona del loro cartellone è di certo la rassegna Piano Jazz che da dieci edizioni trova meravigliosa ospitalità anche nella sontuosa Fazioli Concert Hall, quest’anno con due appuntamenti davvero stellari con i pianisti Fred Hersch e David Helboch. La rassegna ha previsto anche l’esibizione di due delle certezze della scena jazz nostrana che hanno raggiunto da anni una giusta ribalta nazionale: Giorgio Pacorig e Gianpaolo Rinaldi, eroi della tastiera che con i loro rispettivi progetti musicali onorano la tradizione musicale della nostra Regione.

Anche lo spettatore più distratto è immediatamente in grado di capire che si tratta di quanto di meglio possa capitare di ascoltare e di vedere sulla scena.

Solamente entrare nel foyer della sala da concerto Fazioli di Sacile provoca sinceri brividi di piacere, entrare in sala e scendere ai propri posti guardando il pianoforte Fazioli m. F278, punto focale attorno al quale tutto è stato pensato e costruito, anche solo visivamente, non lascia indifferenti e come dicono gli americani è un “Love Affair”, una questione di cuore. A fine concerto gli spettatori hanno la straordinaria, rara possibilità di avvicinarsi a quell’opera d’arte e osservarla con il rispetto e l’ammirazione che merita.

Aldo Ciccolini, grande maestro degli 88 tasti che per primo suonò proprio quel magnifico strumento, volle lasciare una dedica sulla tavola armonica.

“Felice di battezzare questo stupendo strumento col nome di “Mago merlino” con l’augurio che esso dia tanta felicità ai colleghi che lo suoneranno. Sacile 01/12/2005.”

Ascoltare un pianista jazz come Fred Hersch con una carriera di concertista, compositore, didatta lunga quattro decenni che suona abitualmente al Village Vanguard di New York affiancato dalle stelle più luminose della musica mondiale fa un certo effetto. È un vero privilegio avere la possibilità di sentire i suoi polpastrelli appoggiarsi sui tasti per produrre suoni che arrivano direttamente a “rasare” l’anima.

L’acustica della Fazioli Concert Hall ha del miracoloso così come la caratura del suono dei suoi pianoforti, come si dice oggi non sono nemmeno recital pianistici ma autentiche “esperienze immersive”. Da non dimenticare nemmeno la straordinaria decennale attività di didatta di Hersch, basti dire che tra i suoi allievi ci sono stati Ethan Inverson e Brad Mehldau, non serve aggiungere molto altro.

Qualcosa bisogna dire però della sua biografia cui attinge per le proprie composizioni trasformando anche i momenti più tristi e drammatici in occasioni di crescita e di rilancio. Nel 2008 finì in coma per due mesi e lo tirarono fuori “per i capelli”. Di quell’esperienza dice di ricordare alcuni sogni tanto lucidamente da poterci scrivere dei brani che sono incisi nell’album del 2011: “My Coma dreams” una storia vera di amore sulla linea di confine che separa la vita dalla morte.

Fred Hersch suona ad occhi chiusi sfiorando appena la tastiera con una forza impercettibile. Letteralmente sogna con le mani sulla tastiera come se accarezzasse un’emozione lieve incastonata in un’altra dimensione, è come un pensiero delicato che si prende tutto il tempo che basta per guardarsi attorno.

La sua musica descrive immagini liete come quelle che possono passare per la testa, seguendo il filo della memoria, ad un uomo che passeggia con le mani in tasca nel calare della sera; non è ancora scuro, ci si vede ancora benissimo, giusto, giusto prima che si accendano le luci dei lampioni. È una specie di felicità del tardo pomeriggio, un attimo di sospensione estatica, un’autentica Happy Hour che non ha bisogno di alcun alcolico o patatina per generare euforia.

In alcune sue interviste ha dichiarato che per lui l’esibizione in pubblico è una forma di meditazione collettiva. Il musicista ed il suo pubblico sono come sospesi in una dimensione spazio temporale anomala e misteriosa nella quale si ascoltano a vicenda, aprono la loro mente e il loro cuore all’esistenza. Come scrive Frank Alkyer su Downbeat recensendo il recente “Breath by Breath” del Fred Hersch trio con un quartetto d’archi: “Hersch crea una suite ispirata alla sua lunga pratica della Meditazione. Molti dei brani…creano un senso di ciclica inspirazione-espirazione così come gli archi, il piano e il basso suonano attraverso e attorno alla pulsazione. Non si deve pensare però ad un qualche esperimento New-Age pseudo-mistico. È una contaminazione così equilibrata e d’alto livello di elementi Jazz e classici, da apparire semplice, naturale e piena di vita.” La medesima cosa si può tranquillamente dire e sottoscrivere della sua esibizione di Sacile.

Il primo brano è una ballad post bop di Benny Golson, musicista molto caro ad Hersch che lo interpreta con gran classe e senza alcun plagio, sguaiatezza o protervia di sorta, destrutturandone gli intrecci con un effetto di sospensione e rallentamento che sembra contrarre il tempo con continui cambi di velocità, in una trama decisamente complessa e molto personale che si potrebbe far risalire ad un’altra grande fonte di ispirazione che è Thelonious Monk.

Segue immediatamente un Samba sospiroso di Antonio Carlos Jobim. Sotto le sue dita il Brasile diventa una leggera brezza vivificante, un tenero paesaggio. Sono accordi che tutti conoscono, anche se non sanno spiegarsi il perché e che rapiscono il cuore in qualunque versione siano eseguiti; il grande pregio di Hersch è di saperli rendere completamente inediti con il proprio stile unico, del tutto personale, atmosferico e meditativo. Lo testimoniano le sue tante esibizioni dal vivo ed una splendida incisione dal semplice titolo di “Fred Hersh plays Jobim”.

Anche durante il lockdown di due anni fa non perse l’ispirazione ma si impegnò in dirette quotidiane via facebook per deliziare i suoi fan con dei brevi intrattenimenti musicali, cinque minuti al giorno all’una precisa. Questo piacevole sforzo lo spinse a creare un nuovo repertorio di brani che sembravano far felici molte persone in quel periodo d’emergenza sanitaria.

Con il proprio lap top allora Hersch registrò l’album “Songs from Home” album fatto di brevi composizioni non troppo complicate ma immediate e piacevoli che hanno uno svolgimento lineare (introduzione, tema ripetizione, conclusione fiorita e riconciliatori) adatti anche ai palati meno raffinati.

È anche in questa sua volontà di divulgare il piacere verso la musica che il pianista di New York rivela la sua grandezza di autentico Maestro. Il concerto, oltre alle sue composizioni delicate e ricche come un intarsio di filigrana, è stato un viaggio affascinante tra gli standard del jazz, tra i quali il celeberrimo “After You’ve Gone”, inciso per la prima volta da Marion Harris nel 1918, ma non solo.

Il menù del concerto, sempre come dice Hersch, deve essere il più variegato possibile per stimolare il gusto e la curiosità del pubblico, in un certo senso, per metterlo alla prova. Così, in scaletta ha trovato posto anche un omaggio al fondamentale “Blue” capolavoro di Joni Mitchell. Generosissimo il pianista ha ringraziato il calore del pubblico, l’ospitalità dell’Ing. Fazioli e di Controtempo con gli Encore tra i quali si è fatta notare una commovente versione della dolcissima “And So it Goes” di Billy Joel. Subito dopo la performance si è anche prestato all’entusiastico affetto del pubblico in un amichevole “firma-copie”, piuttosto insolito per un artista della sua levatura.

A questo proposito, si faceva notare anche la presenza del giornalista creativo Flavio Massarutto che promuoveva la fantastica Graphic Novel “Mingus”, sua ultima opera a stampa, patrocinata dall’associazione Controtempo, ormai da tempo ai vertici delle classifiche di gradimento e vendite nel suo settore.

Flaviano Bosco – instArt 2022 ©

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