Dopo la trionfale tournée che ha celebrato i trent’anni di “Catartica”, il primo seminale disco dei Marlene Kuntz, non poteva mancare quello per i sei lustri de “Il Vile”, l’album successivo, pubblicato il 26/04/1996. Visto che la fame vien mangiando speriamo che nel 2029 la band si ricordi delle tre decadi di “Ho ucciso paranoia” così da dare completezza e onore alla trilogia più celebre del nuovo rock italiano degli anni ’90.
Per gli M.K. l’autocelebrazione non è mai stata nostalgia o mancanza di ispirazione e rimpianto, tutto il contrario. Ritornare sugli stessi pezzi a distanza di anni, riarrangiandoli, risuonandoli, attingendo nuovamente a quella energia incendiaria non è giovanilismo o malinconico rimpianto dei bei tempi andati, ma un riattingere ad una forza tellurica che non si è ancora spenta e anzi a distanza di tanti anni sembra ancora più feconda e sorgiva.
La band non ha mai smesso di evolversi e oggi, dopo una vita a far concerti e con 23 album all’attivo, si dimostra agile, coesa e reattiva. I M.K. sono una macchina da guerra che combatte, scalcia e suda come non mai. Godano e i suoi giannizzeri non smettono di macinare chilometri e di essere una band stradaiola con tanta voglia di suonare e far saltare il proprio pubblico che non si fa certo pregare. La loro non è una formula musicale che funziona con la ripetizione pedissequa, non sono l’ombra di se stessi che si eterna, sono in realtà puro istinto musicale, non suonano sono “suono”.
Il primo concerto ufficiale della band risale al 13 maggio 1989 al Parco Monvisio di Cuneo. La leggenda racconta che la prima volta fu quando Cristiano Godano attaccò il plugh della propria chitarra all’amplificatore Marshall, tra distorsioni, fischie e Noise alla Sonich Youth, che naquero davvero i Marlene Kuntz,, New Age di Roncade che allora dal vivo ancora si valevano del borghetto per distillare la grappa del cantante Alex Astegiano, come selvaggia percussione.
Ne sono passati di anni da allora, (per la precisione 37 anni, 13.452 giorni al concerto del New Age 12 marzo 2026) quella che non è cambiata è l’energia devastante che i musicisti esprimono durante i loro concerti, ancora come quarant’anni fa perdono un kilo e mezzo di sudore a esibizione e lo può testimoniare chiunque li abbia visti in azione.
Nel finale di “Complimenti per la festa” (2014), il DVD che racconta i primi vent’anni della band, Godano, tra il serio e il faceto, dice: “Io spero di avere la fortuna, che sarà anche l’esito di una bravura che noi avremo, di suonare sempre nella vita, e mi auguro di essere uno che suona anche a 60/70 anni. Ecco speriamo che a 70 anni non ci siano persone che vogliono vedermi come un matto saltare sulla batteria. Spero che lì sia ragionevole fermarmi un pò”.
Sempre nello stesso filmato d’epoca Riccardo Tesio dice: “Stare insieme per tanti anni non è facile. Fare musica ha molto a che fare con i sentimenti. Fare qualcosa di intimo insieme per tanti anni è significativo. Noi siamo più che fratelli”.
Circolano su you tube frammenti di video che documentano il tour di presentazione de “Il vile”. I Marlene Kuntz appaiono giovani, pieni di voglia di suonare, di divertirsi e in viaggio verso un futuro luminoso. Molti anni dopo quel futuro e quella luce non sono per nulla mutati e i M.K. nemmeno e, a parte qualche “cicatrice”, appaiono più in forma, decisi ed energici che mai.
“Il Vile” è la faccia cattiva e marcia di “Catartica”, è cupo e distorto, trasuda veleno. E’ il disco della disillusione, delle tinte forti: sesso, droga, chitarre malate e “fighe blu”: “Quanto fa male ritornare al gelo dei sorrisi uccisi dalle nostre lacrime. Quanto fa male devastare gli argini del nostro scorrere. La terra è fradicia anche al sole ormai”.
Il concerto del New Age e tutti gli altri di questo tour da sold out “a molle”, erano divisi in due set non omogenei. La prima parte prevedeva l’integrale de “Il Vile” suonato con gran foga e tutto d’un fiato, tranne “E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare”, non si capisce bene il perchè ma non è il caso di lamentarsene ,”Sonica” è servito da perfetto sostituto.
Come ha detto Godano, era il momento per la band e gli spettatori di lasciare la comfort zone della musica degli anni ’90, proponendo nel secondo set, alcuni brani tratti da “Che cosa vedi” del 2000 e molti dei brani più famosi.
I M.K. hanno una discografia veramente vasta con ottimi brani, ma sono sempre le vecchie hit a fare da riempipista al New Age questi termini ci stanno visto che si tratta di una discoteca. Non è che ci faccia male un po’ di nostalgia visto anche i tempi che stiamo passando, però signori album come il recente “Karma Clima”, “Nella tua luce” e “Lunga attesa” aspettano ancora che gli sia resa giustizia piena. La band ha ancora un grande futuro davanti e saprà rimediare.
E’ proprio questa la sensazione assistendo ad un concerto della band e cioè che siano proiettati al domani, la loro è ancora una musica del futuro, sia per la grande energia sia per le possibilità e per le prospettive che sa ancora generare.
In occasione del quarantennale, in collaborazione con il fumettista Alessandro Baronciani, hanno licenziato una nuova lussuosa edizione a tiratura limitata del vinile de “il Vile” che naturalmente al banchetto del merchandising ufficiale della band è andato immediatamente a ruba.
La confezione contiene le tavole che esprimono graficamente, per quanto sia possibile, le generose emozioni “erogate” in musica.
Quello che è stato sempre chiaro è che i M.K. fanno da sempre musica per colori e immagini, a partire dai testi di Godano così ellittici e rapsodici, tutto nei loro suoni è figura e luce, anzi “Overflash” come un temporale di fulmini e lampi nel cervello dovuto ad una qualche sostanza psicotropa; sono stati d’immaginazione profonda quelli sparati dal basso di Luca “Lagash” Saporiti che più passano gli anni più sembra un pirata della Tortuga, con il suo viso aguzzo, la barba e il naso appuntiti.
Non è da meno Riccardo Tesio, chitarrista da sempre complice di Godano in tirate acide e rasoiate taglienti: “Fragori nella mente. Rumori, dolore, lampi, tuoni e saette; schianti di latte, fragori e albori di guerre universali, scontri letali, Sonica.”
Impeccabile il batterista Sergio Carnevale che sostiene i deliri della band dal 2021 gestendone la direzione e i tempi sparati poco prima di precipitare nel Kaos sonoro più autentico e disturbante, dal quale proveniva l’anima leggera di Luca Bergia, primo batterista e cofondatore della band che ha lasciato una pesante eredità da gestire “E’ un soffio finire tutto così senza riuscire a capire”.
Ascoltare i Marlene dal vivo è sempre un’esperienza non solo musicale ma prima di tutto esistenziale, ascoltarli in un club come il New Age per di più, simbolicamente ricapitola tutta la storia del rock indipendente italiano e ci lancia come una sonda nel futuro di una Nuova Era.
Il Vile ha quarant’anni e li dimostra; infatti ha tutta l’energia, la saggezza e la determinazione che solo la maturità può donare. A differenza del 1996 ha qualche ruga in più, la barba bianca, ma ha molto fascino in più, gli anni l’hanno reso più legnoso, graffiante e ruvido, ma anche più solido e compatto. Non è per nulla invecchiato, semmai si è stagionato prendendo con l’andare degli anni più corpo come un buon sigaro o una buona grappa nel suo barrique.
Abbiamo già detto che gli alcolici hanno avuto una parte importante nello sviluppo anche “sonoro” della band, non si dimentichi che in questi anni i Marlene Kuntz insieme al Birrificio Agricolo Indipendente Birra Baladin (Piozzo, CN) hanno imparato anche a fare la birra. Nel 2019 per omaggiare i 30 anni della band è nata la loro Rock’n’Roll Marlene Kuntz in lattina da 33 cl, che dal gennaio 2025 ha anche una versione “Catartica”.
La musica dei M.K. si mangia e si beve con gli orecchi, si divora con gli occhi, ma si sente con le viscere.
“Onorate il Vile” Lunga vita a Il Vile.
Il concerto si è chiuso con la monumentale e dolcissima “Lieve” che a noi “ci piace”:
Forse, davvero, ci piace, sì ci piace di più
Oltrepassare in volo, in volo più in là
Meglio del perdersi in fondo all’immobile
Meglio del sentirsi forti nel labile
Forse, sicuro, è il bene più radioso che c’è
Lieve svenire per sempre persi dentro di noi
Meglio del perdersi in fondo all’immobile
Meglio del sentirsi forti nel labile
Forse, davvero, ci piace, sì ci piace di più.
Scaletta: 3 di 3, Retrattile, L’agguato, Cenere, Come stavamo ieri, Overflash, Ape Regina, l’esangue Deborah, Ti giro intorno, Il Vile, Sonico, Nuotando nell’aria, La mia promessa, , Cara è la fine, Festa mesta.
Encore: Infinità, Lieve.
Flaviano Bosco / instArt 2026 ©