
Genesi è un progetto musicale e teatrale commissionato dal Coro Polifonico di Ruda al compositore Renato Miani. L’opera è anche un omaggio alle città Unesco di Aquileia, Cividale del Friuli e Palmanova e si avvale della collaborazione dello storico Angelo Floramo, che ha individuato tre figure di donne protagoniste di altrettante vicende storiche.
Il primo quadro è dedicato ad Aquileia e ha come protagonista la mima Bassilla, donna dell’Oriente che nel IV secolo viaggiava tra le maggiori città dell’Impero portando la sua arte in spettacoli molto seguiti. Bassilla era ballerina e mima, come ricorda una stele funeraria conservata nel Museo archeologico nazionale di Aquileia, dove trovò la morte durante uno spettacolo. Floramo, sul piano letterario, e Miani, su quello musicale, ne tratteggiano la figura in un crescendo di drammaticità, reso da coro, solisti e voci recitanti. La prima parte del quadro descrive anche l’Aquileia cristiana attraverso la vicenda del profeta Giona, il cui tappeto musivo è ancora visibile nella basilica di Aquileia.
Il secondo quadro è ambientato a Cividale e si tuffa nelle vicende italiane del VII secolo, quando i Longobardi avevano appena invaso la penisola e proprio a Cividale avevano fondato il loro primo ducato. La protagonista è Romilda, inserita nelle lotte interne tra duchi e sovrano eletto. Giusulfo II era duca di Cividale all’inizio del VII secolo, ma la sua ambizione lo mise in contrasto con il re Agilulfo, che gli scatenò contro gli Avari. Gli uomini della steppa invasero e distrussero Cividale. Romilda, che Paolo Diacono chiamò “infame meretrice”, tentò di salvare il salvabile della sua città stringendo un accordo con il can degli Avari, che però non mantenne la promessa: dopo averla stuprata la impalò davanti alle mura della cittadina. Floramo e Miani ne danno una lettura esemplare, riprendendo anche gli studi recenti di Maria Tore Barbina, in un quadro drammatico che culmina con l’aggressione avara alla città ducale.

Con la vicenda di Fatma di Bosnia si arriva al XVI secolo. Promessa sposa al bano orientale e poi fatta prigioniera dai veneziani, Fatma si colloca nel conflitto della Repubblica di Venezia con i turchi, che minacciavano traffici e confini europei, mentre gli alleati e gli uscocchi alimentavano gli scontri nell’Adriatico. In una delle battaglie i veneziani catturano la principessa Fatma e la conducono nelle carceri di Palmanova, la città stellata costruita come avamposto contro austriaci e turchi. Floramo e Miani costruiscono atmosfere orientali che si intrecciano con gli aspetti storici della vicenda, mentre una voce recitante descrive la bellezza della principessa Fatma, “che guarda il cielo palmarino e ricorda le notti calde al fianco del suo amato che forse non rivedrà mai più”.
I concerti sono previsti a Pordenone, Cervignano del Friuli, Palmanova e Ruda.
Comunicato Stampa