Alla buonora e finalmente, si moltiplicano nel nostro territorio le iniziative che si propongono di valorizzare le straordinarie bellezze enogastronomiche e turistiche che a volte nemmeno ci accorgiamo di avere.

Da anni esistono alcune esperienze pilota ormai consolidate riguardanti soprattutto il turismo del vino, come per esempio Jazz & Wine of Peace a Cormòns (UD), che hanno fatto scuola visto che molti altri germogli stanno spuntando da quelle ceppaie.

Primo fra tutti ad essere troppo spesso sottovalutato è l’incantevole paesaggio dal quale siamo “abitati” che talvolta ci sfugge completamente e che diamo per scontato. Evidente è la meravigliosa chiostra che a nord fa da fondale alla scena della nostra pianura e dall’altra parte finisce, stivali ai piedi, nella laguna che chiude l’alto Adriatico. A volte trascuriamo un po’ troppo il paesaggio agrario la cui antropizzazione estrema forse a volte perfino ci disturba.

I filari delle vigne, per esempio, con le loro geometrie euclidee ossessionanti e tirate in “bolla” sembrano quasi in contrasto con la morbida essenza dei rilievi del Collio o con la sassosa solarità della nostra pianura (Grave) ma è vero il contrario.

La monocoltura estensiva ha profondamente modificato il profilo del nostro paesaggio dalla montagna al mare. La foresta planiziale, i prati stabili sono ormai solo un ricordo o permangono all’interno di preziose aree protette. E’ anche vero però che rispetto ad altre zone consimili della pianura Padana, l’orografia e la topografia friulane, seppur fortemente antropizzate e in alcune parti industrializzate, conservano delle tipicità assolutamente uniche, nelle quali la cosiddetta “natura” può ancora convivere “amabilmente” anche con il contesto urbano.

Tavagnacco, alle porte di Udine, è uno di questi luoghi liminari dove Natura, Coltura e Cultura possono ancora vivere in un fecondo equilibrio. Proprio per questo è vincente l’idea dell’Azienda agricola Toniutti e di SimulArte di unire l’enogastronomia, il cicloturismo, la sostenibilità ambientale e l’arte in un vero e proprio happening che è stata una piccola, ma intensa “esplosione” di gusto, colori e musica.

Durante la tre giorni del Festival ControCorrente, agli “esercizi di respiro” proposti all’alba in mezzo al silenzio della natura e alla pratica della respirazione Hatha yoga, si sono affiancate le degustazioni del meraviglioso nettare degli dei e degli altri succulenti prodotti del territorio, i laboratori di lettura per i più piccoli, il Pedal Power che generava la corrente che alimentava gli spettacoli e dulcis in fundo, i concerti di musica dal vivo con proposte di assoluto rilievo.

Tra queste c’è stata l’intensa, divertente esibizione di un ensemble orchestrale davvero unico a livello regionale e non solo. La North East Ska Jazz Orchestra, capitanata da Max Ravanello e sostenuta dai suoi fantastici musicisti, esiste da ormai un decennio e si è costruita a suon di concerti una fama e una credibilità nel panorama della musica italiana che gli permette di affrontare tour europei dalla Spagna alla Polonia e dal Nord al Sud del nostro continente con sempre maggiore successo, basti guardare le visualizzazioni dei loro video sulle principali piattaforme.

Il più recente lavoro licenziato dalla NESJO, lo splendido “Sulla rotta dei venti”, dimostra una raggiunta maturità sia a livello compositivo che nell’armonia dell’ensemble e si candida ad essere una nuova tappa di una carriera artistica che procede spedita con il vento in poppa e che di sicuro ci regalerà ancora tanta musica straordinaria.

L’Orchestra è un vero e proprio laboratorio creativo democratico, quasi un “Open Project” nel quale i musicisti contribuiscono con fantasia, talento e autentico spirito di condivisione.

Proprio perchè i musicisti che collaborano al progetto sono tanti e la formazione piuttosto variabile, tanto da comprendere il meglio che il panorama della musica del nostro territorio può offrire, è il caso di nominare tutti coloro che hanno reso l’esibizione spumeggiante e piena di brio.

La North East Ska Jazz Orchestra schierava:

Voci: Freddy Frenzy, Rosa Mussin, Daisy de Benedetti

Ritmica: Alan Liberale (batteria) Mirko Caso aka Guzo (Basso) Filippo Ieraci (chitarra) Stillian Penev (tastiera)

Fiati: Stefano “Staff” Fornasaro (flauto) Clarissa Durizzotto (Sax alto, clarinetto) Giovanni Masiero (sax tenore) Jurica Prodan (sax baritono) Flavio Zanuttini, Gabriele Marcon, Francesco Ivone (trombe) Max Ravanello, Marco Kappel (trombone).

In apertura d’esibizione, il batterista ha chiamato i musicisti che, alla spicciolata, sono entrati uno dopo l’altro sotto il tendone al ritmo dei tamburi, ed è stata un’intro piacevolissima e strapaesana perfettamente adatta al contesto vitivinicolo nel quale la gente contenta e inebriata, faceva fatica ad applaudire solo perchè aveva in mano il calice per le degustazioni delle raffinate essenze delle cantine Toniutti, primo fra tutti il rinomato, prezioso Refosco, monarca assoluto delle nostre vigne, delle nostre cantine e delle nostre tavole.

Su tutti i musicisti, la sezione fiati è stata decisamente “stellare” tanto che non mancava proprio niente, dall’ottavino al sax baritono, per una gamma sonora quanto mai ampia con nostalgie e seduzioni davvero esotiche e d’altri tempi.

I solisti s’alternanavano davanti al microfono mentre gli altri rispondevano a tono in un incalzante gioco di “Call e Response” gioioso e frizzante.

Finalmente dopo la colorata introduzione, sono apparse sul palco Rosa Mussin e Daisy De Benedetti, belle e brave, da vedere e da sentire. E infine, ha conquistato l’attenzione di tutti, Freddy Frenzy, anche lui “bello e impossibile”, una delle anime più creative e fantasiose dell’ensemble, con un carisma e un talento fuori dall’ordinario; la sua voce e la sua presenza scenica sono davvero insostituibili e caratterizzanti. Freddy Frenzy, con il suo stravagante moonwalking, è un inimitabile Brighella del Reggae con la voce vestita dei mille colori del sole, della musica e della libertà, un artista assolutamente autentico come pochi se ne vedono.

La Nesjo, come dicevamo, ha licenziato da poco un nuovo splendido lavoro “Sulla rotta dei venti” e questa tournée lo promuove abbinando i nuovi brani a quelli di repertorio.

Uno dei punti di forza assoluti dell’Orchestra è che, in un mondo fatto di cover band fruste, mal-assemblate e auto-parodistiche con parrucche e vestiti con le paillettes, ha il gran buon gusto di proporre musica originale composta, arrangiata, eseguita, interpretata motu proprio e non è per nulla una cosa scontata. Gli eterni revival anni ’60 che vengono eternamente riproposti cambiando decennio hanno impoverito la proposta musicale in modo quasi insanabile riflettendo la miseria dei talent nazionali fino al livello delle sagre paesane e perfino delle feste aziendali di più infimo livello.

Bene fa la Nesjo ad andare controcorrente cercando di distinguersi sempre per originalità e per spirito di contraddizione. Avere una fisionomia propria dal punto di vista artistico, sul lungo periodo, paga; esprimere valori di giustizia e libertà sotto la bandiera della musica è ancora più meritevole. Forse è vero che una canzone da sola non può fare la rivoluzione; pochi versi e un ritornello non possono cambiare il mondo, però di certo possono renderlo migliore e possono aiutarci ad affrontare le situazioni più difficili con lo spirito giusto di Resistenza.

Basta dare una scorsa ai testi delle canzoni di “Sulla rotta dei venti” che di certo colpiscono immediatamente per la loro freschezza, il loro ritmo coinvolgente e “ballerino”, ma che poi seducono e fanno riflettere per i contenuti che veicolano.

Per questo possiamo parlare tranquillamente di un album davvero coraggioso che sa unire sapienti orchestrazioni in levare tra Caraibi e Pianura Padana, tra la Via Emilia e la Jamaica passando per l’entroterra veneziano. La verve, come dice l’ottima Rosa Mussin, cuore di panna dell’orchestra, è “Par taliano” con le sonorità del mondo.

Un esempio su tutti è il brano “Il mostro” che anche dal vivo ha un “tiro” pazzesco con il suo perfetto equilibrio tra impegno e divertimento. Il testo è stato composto da Michela Grena, l’altra poliedrica cantante “titolare” della Nesjo, dal cuore più scuro e africano che non ha partecipato al concerto di Tavagnacco per precedenti impegni con la Wicked Dub Division, un progetto pluri-decennale che sposa l’elettronica ai ritmi rallentati e suadenti delle Dance Hall del Reggae.

“Il mostro” ha un arrangiamento urbano e cinematografico di grande respiro e vive di una pluralità di suggestioni che vanno dalla filastrocca del folklore popolare (Taglia la testa, taglia la coda, taglialo a pezzi ma si muove ancora…) fino alle atmosfere acid jazz e notturne degli splendidi assolo dei fiati, il tutto sostenuto anche da ritmi africani e sottolineato dalle note ironiche dell’ottavino.

Sia su disco, sia dal vivo si dimostra davvero un gran bel pezzo, nell’occasione cantata con grande intensità, interpretativa e mimica da Daisy De Benedetti, “sostituta” di lusso e sottolineata melodicamente dal flicorno e ancora dalle squilla preziose della tromba…taglia la testa, taglia la coda è un’inquietante, battagliero refrain che grida: “Ogni mostro è un padrone questa è la storia”. Di grande effetto anche le tastiere di Stillian Penev.

Si sono fatti notare anche gli strumentali dai toni zingareschi e circensi che fanno tanta voglia di ballare e battere il tempo come in quella famosa vecchia canzone in cui si vedevano: “anche degli zingari felici corrersi dietro, fare l’amore e rotolarsi per terra…zingari felici ubriachi di Luna…” un po’ come vorremmo essere tutti noi.

Durante l’esibizione della big band, incantevoli davanti ai musicisti, alcune bambine del pubblico non hanno resistito a dare spettacolo con le loro danze fanciullesche e scomposte, ma di grande tenerezza, piene di quell’energia che si ha solo prima della pubertà, dopo i problemi e i relativi atteggiamenti sono ben altri.

Il clarinetto della Durizzotto ha garantito una nota piacevolmente Klezmer al complesso che ha contribuito ad arricchire ulteriormente le fragranze e i colori del “pantone” musicale. Qualcosa è decisamente cambiato in questi dieci anni per la Nesjo ed è soprattutto la consapevolezza che la formula alchemica tra tutti i musicisti e poi con il pubblico continua a funzionare nonostante i tempi e le situazioni siano enormemente mutate, soprattutto nel dopo epidemia, “Fischia il vento, annuncia il cambiamento” come dice un loro convincente brano.

L’evoluzione della band ha saputo accompagnare il cambiamento e i musicisti, “prendendosi per mano”, hanno saputo affrontarlo accettando in modo costruttivo le nuove sfide e, non c’è dubbio che l’azzardo sia stato vincente. A garantire la giusta copertura mediatica e i contatti con festival, rassegne e varie occasioni per esibizioni in Italia e all’estero, l’efficentissima e simpatica Tour Manager ha davvero fatto fare un salto di qualità all’orchestra che, anche da questo punto di vista, è diventata ormai davvero professionale.

Quella che resta una garanzia e non è cambiata per niente ma anzi si è fatta via via più suadente e matura, è la calda voce blues e Barrelhouse di Rosa Mussin, una “ragazza selvaggia” che continua a modellare e perfezionare il suo talento vocale naturale trasformandolo in uno stile del tutto personale.

Molte cose ci sarebbero ancora da dire sul suono deliziosamente “californiano”, almeno in questa occasione, della sei corde di Filippo Ieraci, prezioso arrangiatore ed esecutore; un fiume di parole non basterebbe a descrivere la magia che sa evocare il sax baritono di Jurica Prodan che da solo rappresenta un’epoca quasi dimenticata della musica; ancora tanto bisognerebbe scrivere sul virtuosismo dei fiati con il funambolico Flavio Zanuttini, oppure ancora sulle straordinarie bacchette di Alan Liberale, ma per non far torto a nessuno la chiudiamo qui, ci saranno ben altre occasioni per gioire ancora della musica, sempre inseguendo “la rotta dei venti”.

Scaletta: Ao contrario, Petrolio, Un altro istante, Donna di chi, Roma Tokio Paris, Il Mostro, Attento, Ciganska, Hard man fe dead, All musicians, Share it with you all, We don’t want this world, Take five, Ska mama+Mama, Smoking paper, Flabes of fabus, Wiggle your knees, Mr.Judge, Shocking my life.

Flaviano Bosco / instArt 2024 ©

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