
Quest’anno dire Brunori Sas vuol dire Sanremo. La partecipazione alla kermesse nazionale ha infatti portato al signor Dario Brunori da Cosenza una notorietà presso il grande pubblico che una carriera ultradecennale non era riuscita fino ad ora ad ottenere. Non che non ci fossero i meriti, anzi, pur non essendo un genio, il musicista calabrese ha contribuito alla canzone pop italiana con una una scrittura leggera ma non banale, scevra dai luoghi comuni del “ragazzo fortunato” Cherubini o dalla melassa sanremese. Nel suo repertorio non c’è la seriosità o la pesantezza di certi clichè cantautorali, ma la rara capacità di affrontare argomenti anche scomodi con una misura priva di retorica e talvolta con uno humor che non scade nel sarcasmo. Tutto questo è merce rara nel mainstream pop italiano odierno, come si è potuto evincere anche dall’ultima edizione del Festival dei Fiori, che, per chi ha un minimo di gusto si è rilevato una vera Cura Ludovico, caratterizzata da un’aria di muffa camuffata da pizzi, merletti e autotune. Qualche spiraglio di luce si è visto, ma è stata ben poca cosa rispetto al grigiore generale. Brunori Sas appartiene proprio a quest’ultima categoria e abbiamo potuto appurarlo a fine Giugno nella suggestiva cornice di Villa Manin di Passariano, nell’ambito di una rassegna estiva che ha ricalcato in qualche maniera il mood del festival sanremese: cantanti italiani da primo dopoguerra, ospiti stranieri fermi ai fasti del passato e qualche concessione alla contemporaneità. Insomma, una volta da queste parti si potevano vedere, tra l’altro, Bjork, Radiohead, Paolo Conte e Springsteen, mentre ora ci sono Alessandra Amoroso, Giorgia, Alanis Morissette e Sting. Tali scelte artistiche più generaliste sono state premiate comunque da una grossa affluenza di pubblico e, da questo punto di vista, sono risultate azzeccate. Give the people what they want. Tra il folto pubblico presente a Passariano si potevano trovare i “brunoriani”, vale a dire coloro i quali hanno apprezzato nel tempo l’opera del cantante ed i fan dell’ultima ora, ammaliati dall’ultimo disco “L’albero delle noci” trainato dal brano omonimo presentato a Sanremo, che ha fatto nel set la parte del leone assieme ai brani tratti da ” A casa tutto bene” del 2017. Brunori dal vivo ha cantato i suoi bozzetti di vita reale, indugiando sul passato con una tenera nostalgia o sui problemi della contemporaneità, come nella satira pungente de L’uomo nero e di Sabato bestiale, ritratti impietosi ed ironici dell’umanità odierna, mentre ne La Verità, l’amarezza vira in poesia, dimostrandosi uno dei vertici di scrittura del musicista. Ai ricordi del passato appartengono italian Dandy che declina ironia e ricordi in chiave bossanova e Guardia 82 che paga tributo a Rino Gaetano. Emoziona sempre Come stai, gioiello pop dal testo in cui è facile riconoscersi e da un arrangiamento impeccabile. Il cantante ha inframmezzato alle canzoni alcuni ironici siparietti, evitando lisciate di pelo ad un pubblico che in buona parte ha ripetuto in coro i testi delle canzoni. La band ha accompagnato con professionalità e senza picchi il leader, vero mattatore della serata senza esibizionismi e pose da star. Hanno concluso il programma le hit del repertorio brunoriano: l’acclamata L’albero delle noci e Canzone contro la paura vero manifesto di un musicista che ” in tutto questo rumore canta un mondo che non c’è”.©
© Daniele Paolitti per Instart 2025