I moderni cantori nell’Oratorio ovvero gli allievi della Nico Pepe con il maestro Marco Toller

Abbiamo tutti visto il Papa biancovestito percorrere via del Corso per andare a pregare nella chiesa di San Marcello di fronte al Crocifisso che nel 1522 arrestò la pestilenza che infuriava a Roma.
Il Crocifisso era rimasto intatto dopo l’incendio che aveva distrutto l’antica chiesa nel 1519 e i romani gli avevano conferito il potere di compiere miracoli, tanto che nell’anno della peste sfidando il divieto delle autorità che avevano proibito gli assembramenti, lo portarono in processione per 16 giorni fino al ritorno nella chiesa a miracolo avvenuto: era il 20 agosto 1522.
A seguito di questo evento venne fondata l’Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso la cui storia si intreccia con quella della Confraternita di Udine, che aveva la propria sede nell’Oratorio, costruito di fronte alla chiesa di San Francesco, dove la congregazione si era costituita.
Nella sua opera “Udine illustrata” (1665) Giovanni Giuseppe Capodagli annota che la Confraternita del Crocifisso di Udine venne unita a quella romana di San Marcello, un legame determinato dall’importanza  e dal numero dei componenti del sodalizio. La cura degli ammalati e l’assistenza nei confronti dei più deboli e fragili è il comune denominatore di queste pie istituzioni, nate con l’obiettivo di aiutare la guarigione, fornendo una serie di misure di aiuto che con una denominazione attuale potremmo definire “welfare”.
Il luogo nel quale si trova l’Oratorio udinese riecheggia nella denominazione di “Ospedale Vecchio” la storia di questa parte della città, dove erano collocati gli antichi ospedali , la chiesa di san Francesco e il convento che fu demolito per costruire il nuovo ospedale cittadino (1782). Una zona quindi che storicamente era dedicata alla “Sanitas” sia dei corpi che delle anime, e l’Oratorio si integrava in questo spazio dedicato alla cura.
Si ispira al tema della guarigione e della redenzione anche l’opera che alcuni esponenti della Confraternita del Crocifisso chiesero di poter rappresentare nell’Oratorio appena completato.

Nel 1605 il Luogotenente di Udine e il Consiglio cittadino autorizzarono la messinscena de “La Taide convertita” una “rappresentazione spirituale” opera di Ambrogio Leoni Crocifero, un termine quest’ultimo che lo qualifica come membro dell’Ordine omonimo, nato al tempo delle Crociate per assistere e curare pellegrini, poveri e ammalati. L’opera raccontava il percorso di redenzione intrapreso dalla peccatrice Taide che attraverso il pentimento giungeva alla santità.

L’Oratorio del Crocifisso ora denominato del Cristo, dove ha sede la Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe”, si colloca in una dimensione storica e spaziale connessa con la salute, intesa nella sua dimensione più ampia che da quella del corpo si estende allo spirito, trovando nella dimensione artistica uno strumento importante, infatti oltre al teatro l’Oratorio ospitava un gruppo di “reverendi cantori” che accompagnavano i confratelli durante cerimonie e processioni.
Il “Genius Loci” consente di riappropriarci di significati dimenticati e distanti sia nel tempo che nello spazio, attraverso i quali cerchiamo di orientarci nello sperdimento odierno, sentendo vicini  i nostri avi che nei momenti più difficili  e critici della loro comunità, si industriavano a praticare la via della guarigione.
E per chi volesse ammirare le opere d’arte conservate nell’Oratorio che fu sconsacrato nel 1926, può recarsi presso la Chiesa del Cristo in via Marsala, dove si trova il prezioso Crocifisso ligneo realizzato dallo scultore veneto Francesco Terilli nel 1606 e la venerata statua del Cristo deposto che è conservata nella teca di cristallo in cui si trovava nella cripta dell’Oratorio. Il filo rosso che collega Roma e Udine ha fatto riemergere aspetti dimenticati della storia cittadina e del suo patrimonio artistico, ma anche la viva attualità di una parte di città che continua a vivere e agire.

Comunicato Stampa

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