Dopo la parentesi introduttiva dell’acclamato concerto sold out dei Dogstar di Keanu Reeves, che ricorderemo per pudore solamente per le cover di “Just Like Heaven” dei The Cure e “I Wanna be Sedated” dei Ramones, e la visione dello splendido “Buena Vista Social Club” di Wim Wenders e Ry Cooder, Udin&Jazz 2024 è entrato nel vivo del proprio nutrito cartellone con un vero e proprio Happening dedicato alla pace in Palestina. “Udin&Jazz for Gaza” è stato un intenso pomeriggio di parole e musica al Parco Moretti di Udine, che ha voluto chiedere a gran voce con tutta la forza della pace l’immediata fine dei combattimenti a Gaza. La risposta di molti cittadini non si è fatta attendere e diverse associazioni si sono strette attorno all’associazione Euritmica promotrice dell’evento, fedele alla propria militanza democratica tesa alla rivendicazione dei diritti umani attraverso la cultura della pace e della musica.

Un momento d’incontro non casuale, per la prima volta al Parco Moretti, con la gente che ascolta seduta sul prato in un caldo pomeriggio d’estate. Una cosa che dovrebbe essere normalissima diventa un evento in questi tempi di militarizzazione delle strade e di terrorismo mediatico in una città che a volte ha davvero poca consapevolezza di se. Udin&Jazz fedele alla propria tradizione di autentica militanza democratica attraverso la musica, non poteva rimanere indifferente davanti al genocidio del popolo palestinese che viene sistematicamente messo in atto a Gaza e nei territori occupati della Cisgiordania proprio in questi mesi con rinnovata determinazione e crudeltà, ma che dura da decenni.

Come ha ricordato il Komandante Giancarlo Velliscig, patron di Euritmica che da 34 edizione onora la tradizione della musica d’innovazione nel capoluogo friulano, quello che sta succedendo in Palestina  è insopportabile, disumano e inaccettabile. Il principio d’umanità viene calpestato senza alcun rispetto. Ognuno di noi ha il dovere di fare qualcosa davanti all’orrore altrimenti può dirsene complice. Forse manifestare non basta, ma occupare gli spazi urbani con la propria presenza, far vedere e sentire concretamente il proprio dissenso, può aiutare a non sentirci isolati e a trasmettere la propria testimonianza verso chi invece vorrebbe coprire tutto con il silenzio o, anche peggio, con il fragore della chiacchiera e della menzogna mediatica che ci viene amanita quotidianamente. L’ottimo giornalista Andrea Ioime ha moderato gli interventi che hanno preceduto i concerti e presentato gli artisti in una scaletta del tutto informale che è stata proprio per questo ancora più viva e sentita. Il primo intervento è stata quella di un rappresentante del Gruppo di Udine di Medici Senza Frontiere che ha testimoniato della situazione disumana a Gaza nella quale ad essere colpite per prime sono state e continuano ad essere le strutture sanitarie con bombardamenti mirati agli ospedali e deliberati omicidi di operatori che vengono poi rubricati come semplici incidenti. E’ stato ricordato Fadi Al-Wadiya medico fisiatra di MSF assassinato insieme ad altre cinque persone, tra cui tre bambini, lo scorso 23 giugno mentre si recava al lavoro in bicicletta. Questa la dichiarazione ufficiale di Caroline Seguin, responsabile delle operazioni di MSF in Palestina: “E’ più che scioccante che un operatore sanitario sia stato ucciso mentre si recava al lavoro per fornire cure mediche salvavita ai feriti e alle vittime dei massacri senza fine di Gaza. E’ cinico e ripugnante. Questo attacco è un altro brutale esempio dell’uccisione insensata di civili e operatori sanitari palestinesi a Gaza. Stiamo continuando a verificare i dettagli di questo orribile incidente”.

Bruno Romani & Banda delle Forze Disarmate. Giuseppe Nannini (sax tenore) Hilary Binder (batteria) Giulio Marino (basso) Bruno Romani (flauto, piano e voce) È stata poi la volta del primo intervento musicale a cura dell’ensemble di Bruno Romani. Il musicista friulano, sassofonista, flautista, compositore e sperimentatore di lungo corso, tra l’altro è stato il fondatore dei Detonazione una delle band più influenti del post punk italiano che esordirono nel 1983 con il paradigmatico EP “Sorvegliare e Punire” ispirato al pensiero di Michel Foucault. Da allora di acqua ne è passata parecchia sotto i ponti, ma non si è portata via l’inesauribile vena creativa del musicista. Lo ha dimostrato, se ce n’era bisogno, nell’intensa esibizione del pomeriggio udinese. Il progetto presentato è stato perfettamente in tema fin dal titolo: “War widows war orphans”. Infatti, “orfani e vedove” sono l’unica tragica costante di qualunque conflitto, anche se a dire la verità a Gaza si sta superando anche questa orribile “consuetudine” perchè tra i quarantamila assassinati accertati da ottobre in Palestina, la grande maggioranza sono donne e bambini. Proprio per questo si potrebbe definire l’impressione sonora generale della band come: “Inquietudini per flauto, sassofoni e percussioni” Particolarmente incisiva è sembrata, infatti, la batteria “barricadera” e spesso dall’incedere rigido e marziale, perfettamente adatto alla narrazione in musica che traeva la propria straniante energia dal flauto e dai vocalizzi del leader che fungevano da baricentro di un flusso sonoro dilatato e sperimentale che finiva piacevolmente per stemperarsi nel verde del parco tra il frinire delle cicale, nel sole al tramonto ancora fiammeggiante e implacabile e che si mescolava con il vociare dei bambini che giocavano, la gente seduta sull’erba, il rumore lontano del traffico. Tutto questo ha creato anche inconsapevolmente emozioni autentiche di una musica che si è fatta concreta, tattile pur nelle sue astrazioni, molto efficace a questo proposito anche il duetto tra sassofoni tenori con Federico Missio, ospite di lusso dell’esibizione. Allo stesso modo nel quale le tante persone presenti, con un gesto politico inconscio, si riappropriavano di uno spazio di libertà che il Potere vorrebbe restringere sempre di più. Proprio nello stesso momento in cui la pace risuonava al Parco Moretti, un corteo sfilava per le strade del centro di Udine che con la scusa di ricordare Shimpei Tominaga, l’imprenditore giapponese recente vittima di  un brutale pestaggio nel pieno centro della città, ha finito per chiedere di rispondere ai pugni di qualche criminale con l’ulteriore militarizzazione della città come se tutti gli anni di “legge marziale” che la città è già stata sottoposta fossero serviti a qualcosa. Qualcun altro però si sta accorgendo che c’è bisogno di ben altro che di manganelli, telecamere e “leggi speciali” e che le persone hanno bisogno di ben altro, in special modo risocializzazione, riappropriazione degli spazi urbani di confronto e di aggregazione e soprattutto di pratiche di autentica libertà democratica. Evidentemente per qualcun altro è molto più semplice arringare la folla agitando i pugni. Prima del secondo concerto ha preso la parola Matteo del “Comitato per la Palestina” di Udine che poco più di un mese fa ha dato vita ad una protesta accampandosi con delle tende nel giardino interno al Polo umanistico dell’Università, ottenendo dopo giorni di lotta, stanziamenti per borse di studio dedicate a studenti e docenti palestinesi, la condanna da parte del Senato accademico dell’accanimento israeliano nei confronti dei civili, l’impegno ad avviare collaborazioni con università palestinesi, organizzazione di incontri e seminari sul tema della pace, così come l’inserimento nel codice etico d’ateneo di riferimenti alla pace e al rispetto dei diritti umani. Tra le altre cose Matteo ha sottolineato che in questi mesi di genocidio sono state sganciate su Gaza almeno 80000 tonnellate di esplosivo, una quantità immane che come se non bastassero le stragi che ha causato saranno un gravissimo problema ambientale ed ecologico per i prossimi decenni. La autorevole rivista medico-scientifica inglese Lancet scrive: “Applicando una valutazione prudente di quattro morti indirette per ogni morte diretta e visti i 37396 decessi sinora registrati, non è improbabile stimare che fino a 186000 o anche più decessi potrebbero essere attribuibili all’attuale conflitto a Gaza”. Se questi dati venissero accertati definitivamente, i termini “Genocidio” e “Crimini contro l’umanità” non sarebbero più questione di ipotesi, ma fatti concreti.

Flavio Zanuttini/ Zlatko Kaučič : “Peace in Space” L’uso “improprio” degli strumenti che entrambi questi due fantastici musicisti fanno si conciliava perfettamente con la natura dei suoi e i suoni della natura del parco Moretti, non tanto per la propria origine mimetica, ma al contrario per la possibilità di creare sempre nuove prospettive slegate dall’armonia e dalle dinamiche sonore codificate e canoniche che ci sembrano più “normali” e accettabili solamente perchè figlie del Logos che ha partorito la logica che ci schiaccia alla norma che tutto costringe nei limitati spazi della nostra abitudine quotidiana; ciò che le sfugge, le resiste o la eccede ci sembra sempre senza equilibrio, fuori centro, out of joint.  E’ il territorio dell’ignoto e della follia. La musica può guidarci e spingerci oltre e altrove, basta solo che lo vogliamo, senza aspettarci di trovare ciò che già sappiamo e che ci è familiare. La musica ci può trasportare e far esperire un altrove misterioso e inconscio che non corrisponde a ciò da cui vogliamo farci consolare o cullare. Il tipo di esperienza sonora che i due artisti propongono, ci distrae dalla nostra consuetudine e da tutto ciò che concentra e vincola la nostra indifferenza sui binari dell’abitudine. La musica “astratta” scava rumori e agisce circolarmente sull’espressione musicale negando lo spazio e il tempo della battuta, negando linearità e direzioni prestabilite. E’ questa la dimensione nella quale Zanuttini/Kaučič  sanno trasportare, chi non si aspetta dalle loro performances sonore rassicurazioni e compiacimento, ma un’esperienza di autentico straniamento. In un mondo in cui le ragioni della guerra sembrano sempre prevalere su quelle dell’umano, il vero atto rivoluzionario è quello di accettare la follia della pace.

Sul palco del Moretti, si sono susseguiti altri interventi e testimonianze che hanno chiesto giustizia e attenzione per quello che stanno subendo i nostri fratelli in Palestina e non da oggi. In particolare molto significative sono sembrate le parole di Lorella Bucci presidente  dell’ODV Salaam Ragazzi dell’Olivo di Trieste e di Salim El Maoued di “Nuovi Orizzonti” i quali hanno ribadito la mostruosità inumana di quanto sta accadendo a Gaza e nei territori occupati palestinesi. A poche ore da quelle dichiarazioni la solita ipocrisia mediatica ha giustamente stigmatizzato l’orribile massacro dell’ospedale pediatrico di Kiev, denunciandolo indubitabilmente come “crimine di guerra e contro l’umanità”, dimenticandosi però colpevolmente che in Palestina è gia uccesso letteralmente centinaia di volte con una evidente pianificazione strategica che mira al totale genocidio.

Claudio Cojaniz & Alessandro Turchet: Madeleine Il pianista Cojaniz, sempre lirico e morbido con le sue storie in blue, nostalgiche e sospese, coadiuvato dalle ottime grosse corde del contrabbasso di Turchet, ha accompagnato il lungo tramonto che ha concluso il meraviglioso happening di pace, amore e musica del parco Moretti. Per l’occasione il duo ha presentato l’ultima incisione del pianista, dall’evocativo titolo di “Madeleine”, che ha il proprio punto di equilibrio nelle tematiche del ricordo e della rimemorazione che sono una delle cifre della più autentica esperienza artistica della musica d’origine afroamericana. Di particolare riguardo la riflessione sulla musica di Thelonious Monk con la quale Cojaniz si confronta da decenni con la sensibilità che gli è propria.   Concludiamo questa prima recensione delle iniziative di Udin&Jazz con alcuni versi del grande poeta palestinese Mahmoud Darwish che nella chiusa del suo componimento “Carta d’identità” scrive:

Ricordate!

Sono un arabo.

E voi avete rubato gli orti dei miei antenati

E la terra che coltivavo insieme ai miei figli,

senza lasciarci nulla

se non queste rocce,

e lo Stato prenderà anche queste,

come si mormora.

Perciò!

segnatelo in cima alla vostra

prima pagina:

non odio la gente

nè ho mai abusato di alcuno

ma se divento affamato

la carne dell’usurpatore

diverrà il mio cibo.

Prestate attenzione!

Prestate attenzione!

Alla mia collera

ed alla mia fame!

Flaviano Bosco per instArt 2024 ©
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