Foto Donata Aquaro ©

Per celebrare i 200 anni dalla nascita di quella che è stata un’autentica regina della scena teatrale mondiale della seconda metà del XIX secolo, il Teatro Nazionale di Genova le ha dedicato uno spettacolo “Lady Macbeth – Suite per Adelaide Ristori” andato in scena al Giovanni da Udine lo scorso 5 novembre, appuntamento inserito nel cartellone di prosa 2022/2023 – Tempi Unici.
Un doveroso omaggio a un’attrice e a una donna straordinaria, capace di dare rinnovata dignità al teatro e all’arte, diventata in pochi anni interprete drammatica applaudita dal pubblico dei teatri più prestigiosi dell’epoca, venerata da teste coronate, presidenti e monarchi, aristocratici ed accademici. Rivoluzionaria e determinata, imprenditrice di sé stessa ed esempio di emancipazione femminile ante litteram, ha recitato, oltre che in italiano, in inglese e francese. Ha curato e montato i suoi spettacoli, diretto gli attori della sua Compagnia, ideato scenografie e scelto costumi, organizzando persino le lunghe tournée che l’hanno portata in giro per l’Europa e ripetutamente oltreoceano (Stati Uniti, l’Avana, Brasile e Argentina).

Il Comune di Cividale del Friuli, dove l’attrice casualmente nacque in quel lontano 29 gennaio 1822 (i genitori, attori di giro, erano giunti nella città longobarda per darvi uno spettacolo), e la Fondazione Teatro Nuovo Giovanni da Udine hanno organizzato congiuntamente una due giorni di conferenze e spettacoli a lei dedicati. A suggellare l’omaggio alla straordinaria diva è stata la messa in scena “Lady Macbeth Suite per Adelaide Ristori”, un progetto liberamente tratto da Macbetto di Giulio Carcano, drammaturgia di Andrea Porcheddu in collaborazione con Sara Urban, interpretato da Elisabetta Pozzi diretta da Davide Livermore.
Per ricordare Adelaide Ristori dunque è stato scelto il testo shakespeariano tradotto da Giulio Carcano che rappresentò per lei un autorevole cavallo di battaglia. Nello spettacolo firmato da Livermore il dramma del Bardo diventa solo un pretesto per scatenare una sorta di gioco teatrale fatto di sovrapposizioni e suggestioni, in cui il recitato dal vivo interagisce con registrazioni in video (la voce dalle quinte del regista e gli interventi video del musicologo Alberto Mattioli) e una miriade di animazioni di D.wak in cui a misurarsi con la protagonista della scena, una eccezionale Elisabetta Pozzi, sono stati alcuni noti personaggi contemporanei all’epoca in cui visse Ristori (da Giuseppe Verdi a Cavour).

In una scena trasformata in uno studio televisivo anni ’70, chiamata a percorrere in poco più di un’ora un viaggio tra passato e presente, tra reale e virtuale, è stata una sfavillante Elisabetta Pozzi che, dribblando con sorprendente disinvoltura gli azzardi di una prova molto audace che con l’intento di scatenare un gioco di fantasmi, un’indagine storica, trucchi magici e flashback, finisce per creare una grande confusione narrativa nella quale la figura di Adelaide Ristori si perde in un eccesso di sollecitazioni video e di effetti speciali (non sempre riusciti). Un gioco ironico e auto-ironico che volutamente intendeva evocare un varietà televisivo nel quale rappresentare la tragedia di Macbeth e della sua Lady risultato però alquanto scomposto e caotico.
Al di là di questo, inappuntabile è stata l’interpretazione di Elisabetta Pozzi, attrice di superba bravura, che, con il suo talento e la sua ironia, ha retto con grande autorevolezza la scena, disinvolta e sicura sia nell’interpretare testi di prosa che versi, sia dall’essere semplicemente sé stessa che nel dare voce ad Adelaide Ristori e alla sua Lady Macbeth.
A lei il pubblico in sala ha tributato applausi calorosi e prolungati.

Rita Bragagnolo © instArt

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