Nel 2005 un gruppo di amici della bassa parmense con la passione della scrittura e della musica pubblica il CD “Putòst la bev tòta me” nel dialetto locale. Nasce così la storia dei Mè Pèk e Barba, una delle formazioni più longeve e prolifiche della scena emiliana. Nasce a Roccabianca, per usare le parole di Sandro Pezzarossa, in quel lembo di terra posto tra Parma e Cremona da sempre chiamato “Bassa” per il paesaggio piatto arricchito da enormi campi, filari di alberi, argini, campanili e qualche castello. Sono amici del Friuli i Mè Pèk e Barba; qui si sono esibiti in più occasioni proponendo la loro esplosiva miscela folk – rock che qualcuno tempo fa ha definito “Niù Folk”.

Il gruppo non si è mai fermato, dopo l’esordio ha pubblicato “Il vento che soffia dalla luna” (2007), “La rosa e l’urtiga” (2009), “La scatola magica” (2012), “Live al Fuori Orario” (2013), “Cartacanta” (2015) e Vincanti (2018). Ogni opera è concepita come un viaggio, quello si definisce “concept album”. I MP&B hanno sempre dato prova di grande ispirazione, collaborando con diversi artisti di prim’ordine nel campo musicale e letterario. Citeremo, tra questi, Alberto Morselli (produttore artistico di due album e voce dei primi Modena City Ramblers), Gigi Cavalli Cocchi, storico batterista dei ClanDestino e Ligabue, Max Cottafavi, Mauro Corona, Erri De Luca, l’attore Vito Bicocchi e Omar Pedrini. Con il loro ultimo loro album, Vincanti, è nata una stretta collaborazione con Elisa Minari, ex bassista dei Nomadi, che è entrata a far parte del gruppo assumendo anche il delicato compito di curare la direzione artistica.

I Mè Pèk e Barba in formazione completa

Nell’anno del Coronavirus, del lockdown e della terribile situazione di emergenza sanitaria ancora in corso, non si sono fermati. Sandro Pezzarossa, la voce storica dei nostri, coronando un sogno che teneva nel cassetto da tempo, ha scritto una storia ambientata a Roccabianca tra il 2064 e il 2170. Il titolo “Favola umida” richiama il clima del luogo, caratteristica indelebile della bassa parmense e parla di un futuro che tanti di noi vorrebbero si avverasse. Il governo, infatti, ha deciso di investire ingenti risorse nella cultura, perchè ha capito che le attività artistiche possono creare non solo una società migliore ma anche sortire effetti economici benefici per tutti e occasioni per fare buoni affari. Un gruppo locale che ha raggiunto un buon successo di pubblico viene invitato a suonare al grande concerto del primo maggio che si terrà a Roma, che esiste ancora. I Lorìs (questo il nome del trio composto da Elsa, Antonio e Said) scoprono casualmente tra la polvere di un deposito di famiglia una serie di dischi di un gruppo che si chiamava “Mè Pèk e Barba” e si appassionano a quelle sonorità antiche e nello stesso moderne. Scoprono che uno dei componenti del gruppo aveva scritto una canzone bellissima, “Solstizio d’estate”, e decidono di inserirla nel proprio repertorio. Scoprono che la canzone fu scritta dal fisarmonicista Federico Romano, che è un parente di Said. Il resto dovete leggerlo. E’ una bella favola il libro di Sandro Pezzarossa, che ci spinge ad essere ottimisti in un momento non particolarmente felice per il mondo.

                               

Favola umida” (eretica Edizioni, con in copertina un’illustrazione di Elisa Minari) è accompagnato da un mini CD contenente 5 brani, quattro inediti e una rivisitazione del loro brano più celebre “Solstizio d’estate”. Senza entrare in osservazioni tecniche e magari noiose, diciamo subito che il disco contiene una nuova perla, la canzone “I pirati del grande fiume”, una ballata irresistibile che ti costringe a battere le mani e ad imparare il ritornello in fretta, per poterlo cantare in buona compagnia. Il ritornello merita di essere riportato integralmente:

Sono i pirati del Grande Fiume / il vento li ha spinti li ha portati via dal mare / contro corrente è risalito il galeone / non sono riusciti a fare inversione

Chiederemo a Sandro qualcosa in più su questo bellissimo brano, da lui scritto assieme a Elisa Minari.

Prima di incontrarlo ricordiamo la formazione che ha partecipato alla registrazione del CD: Sandro Pezzarossa (voce e chitarra acustica), Michela Ollari (voce e cori), Federico Romano (fisarmonica), Nicola Bolsi (batteria e voce in Solstizio d’estate), Lucio Stefani (violino), Federico Buffagni (flauto), Elisa Minari (basso), Lorenzo Ferri (percussioni), Francesco Ravaglia (chitarre e banjo), Domenico “Dido” Di Donna (ghironda), Roberto Guerreschi (suoni). Ricordiamo anche la preziosa partecipazione di Alberto Morselli che ha cantato con voce unica e inconfondibile nei brani Solsitizio d’estate e I pirati del grande fiume.

Un mini CD che si ascolta con buon trasporto e si lega alla storia narrata da Sandro.

Sandro Pezzarossa

Ciao Sandro. Il 2020 è un anno che sarà difficile dimenticare, ma non vi siete fermati e avete sfornato un mini CD che accompagna il tuo romanzo “Favola umida”. Raccontaci come è nata l’idea di scrivere questa storia.

L’idea è nata dopo un incontro casuale con l’editore (Eretica Edizioni). Ero con mia moglie e mio figlio in una spiaggia semi deserta del Cilento, quando una famiglia si è accomodata sotto all’ombrellone di fianco al nostro, i bambini hanno iniziato a giocare e i genitori a chiacchierare. Ci siamo frequentati pochi giorni, ma è come se fossimo vecchi amici. Ci siamo lasciati in quella vacanza del 2018, con la promessa che io avrei scritto un libro e lui avrebbe registrato un cd, la mia parte l’ho fatta ora attendiamo il cd di Giordano Criscuolo, che oltre a essere editore è un bravissimo scrittore.

La tua “Favola umida” vuole anche essere un messaggio?

Era da tempo che avevo in testa l’idea di come poter far rinascere Piazza Minozzi Loris di Roccabianca, la si può pensare comunque per tutte le Piazze d’Italia e del mondo di quei paesini che purtroppo pian piano si stanno spegnendo. Si sente spesso dire che la cultura e la bellezza salveranno il mondo e allora mi sono chiesto, come sarebbe potuto accadere concretamente.

Nel tuo libro si racconta che nel 2170 ci sarà ancora il concertone del primo maggio. E’ più una speranza oppure sei convinto che sia necessario avere fiducia in ciò che verrà?

Ho immaginato un futuro dove le cose non saranno cambiate molto dai giorni nostri. La speranza è che un giorno questa folle corsa al nuovo si fermi e si possa fare anche qualche passo indietro. Tra i miei sogni, molti dei quali già realizzati, c’è quello di suonare al concertone del Primo Maggio, non so se mai ci riusciremo, allora ho immaginato che almeno nel futuro una canzone dei Mé, Pék e Barba ci possa arrivare.

Raccontaci qualche curiosità sulla nascita di questo vostro nuovo progetto musicale – letterario

Fino a un anno fa, non era nei progetti dei Mé, Pék e Barba registrare un nuovo lavoro in studio, mentre per quanto riguarda il mio mini romanzo ero ormai deciso a concretizzare la pubblicazione. Avendo inserito alcuni testi inediti all’interno del libro, ho chiesto ai ragazzi del gruppo se gli andava di provare a musicarli e hanno subito accettato con entusiasmo. Anche questa volta la direzione artistica è stata di Elisa Minari, che ha anche curato l’immagine di copertina del libro e la grafica completa del cd.

In questo momento difficile di emergenza sanitaria sembra difficile che tutto possa ritornare alla normalità… La musica ne sta uscendo, come altri settori, a pezzi. Cosa ne pensi?

Purtroppo i miei pensieri a riguardo non sono molto positivi. Negli ultimi anni prima dell’arrivo di questo maledetto virus la musica dal vivo era già in crisi con sempre meno locali e eventi per potersi esibire. Ora spero che questi eroi, perchè di questo si tratta, che stanno lottando per mantenere vivi i loro locali, tengano viva anche la voglia di investire in musica dal vivo quando questo incubo sarà finito.

Ci racconti quando avete presentato “Favola umida”?

È stata una serata incredibile che si è svolta alla fine di settembre nel cortile del castello di Roccabianca (PR). Con l’aiuto all’amministrazione comunale di Roccabianca e della famiglia proprietaria del castello, abbiamo presentato libro e cd in una serata freddissima dove a scaldarci è stato un pubblico attentissimo ed entusiasta. Con noi sul palco Max Cottafavi, un caro amico e chitarrista storico di Ligabue, che ci ha aiutati a valorizzare i pezzi nuovi e alcune canzoni vecchie in scaletta.

Avete collaborato e collaborate con diversi artisti della scena nazionale. Ci puoi dire qualcosa in merito a questa vostra propensione a “costruire assieme” in un mondo divenuto molto autoreferenziale e molto basato sul personalismo dei social media?

Personalmente credo che le collaborazioni siano un valore aggiunto e devo dire che spesso siamo stati fortunati a trovare disponibilità ed entusiasmo alle nostre richieste. Non abbiamo mai fatto richieste a caso, ma quando abbiamo deciso di proporre a qualche cantante, musicista o scrittore la loro collaborazione, avevamo sempre progetti ben definiti.

La vostra zona è una fucina di talenti artistici inimitabili. Spesso dico: tracciate un cerchio e comprendete l’area geografica dell’Emilia Romagna e vi renderete conto quanti artisti sono cresciuti in questo contesto. Cosa ne pensi a questo proposito?

Credo che sia vero, ma sinceramente non saprei bene spiegare il perchè. Forse chi vede l’Emilia Romagna da fuori può provare a dare una spiegazione più facilmente di chi ci vive.

Nell’album avete inserito quattro brani inediti legati al romanzo. Tra questi mi ha colpito “I pirati del Grande Fiume”. Ci parli della canzone e di cosa vuole trasmettere?

Prima di tutto è una canzone con molto dialetto, dove un gruppo di pirati sgangherati, partendo dal mare decide di risalire il Grande Fiume in cerca di cibo, ma scambia continuamente immondizia per animali. Racconta quello che purtroppo a volte mi è capitato di trovare nel passeggiare tra le nostre golene. I pirati scambiano gomme di un camion per un toro, scatole vuote di detersivo per galline, un vecchio frigorifero per una pecora, ecc…

Considerato il vostro percorso, già costellato da diversi riconoscimenti e esperienze, come vedi l’immediato futuro nell’ambito artistico? Che consiglio daresti ai più giovani che sentono la necessità di esprimersi dal punto di vista artistico?

Sinceramente lo vedo solo con curiosità e un grosso punto di domanda. Vedremo cosa accadrà quando l’emergenza sanitaria finalmente finirà. L’unico consiglio che posso dare è quello di lottare per creare e pubblicare le loro opere. La musica è tutta bella, ma la soddisfazione che si ha nel pubblicare le proprie canzoni e vedere persone che le cantano ai live è la soddisfazione più bella di tutte. Comunque più che dare consigli noi ai più giovani, credo siano loro a dover consigliare noi su come muoverci con la musica nell’uso dei social network. Spero però che questo modo social di viverla, non ci porti alla fine della musica live.

Puoi darci qualche informazione diretta per chi è interessato ad ascoltare e acquistare “Favola umida”?

Certo, per chi fosse interessato al libro può trovarlo direttamente sul sito della casa editrice:

http://www.ereticaedizioni.it/prodotto/sandro-pezzarossa-favola-umida/

Per chi fosse interessato al cd, lo può trovare sulle piattaforme digitali, oppure può scrivere direttamente a:

info@mepekebarba.it

Grazie Sandro, in bocca al lupo per i vostri progetti artistici, e lunga vita ai Mè Pèk e Barba!

Grazie a te, caro Amico e Mé, Pék e Barba in Friuli. Peccato che ci sia tanta strada tra noi, altrimenti con il tuo mandolino e la tua voce sono sicuro saresti una presenza fissa sui nostri palchi.

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