Foto Luca A. d’Agostino/Phocus Agency © 2021

È proprio uno spasso questo viaggio storico nella vita di Guarnerio d’Artegna, messo in scena dal famoso trio composto da Fabiano Fantini, Elvio Scruzzi e Claudio Moretti in arte Teatro Incerto, insieme ad Angelo Floramo, dottore in storia, scrittore ed insegnante. Tutta rigorosamente in friulano questa rilettura in chiave ironica della vita di un personaggio storico importante della nostra storia, che ha lasciato in quel di San Daniele del Friuli una delle Biblioteche friulane più antiche e una delle prime biblioteche pubbliche d’Europa. Un patrimonio scritto su carta, dal valore inestimabile. Il Teatro Giovanni da Udine ospita una nutrita platea, il resto purtroppo è vuoto. In effetti lo spettacolo va in scena in replica e quindi lo spettacolo ha già avuto il giusto tributo di spettatori durante il suo vagabondare per teatri della regione e anche all’estero (Trieste) come dichiarato da Moretti. Un incipit un po’ spento dal punto di vista emozionale, probabilmente voluto, ma che sfocia in breve nello sfavillante scambio di battute dal tipico sapore friulano e inevitabilmente ironico del magico trio di comici friulani. I Tre amici del 1400 viaggiano inviati dai Signori di San Daniele per portare una lettera ed un allettante prosciutto ad un priore in Svizzera, fratello di Michele un ammanuense guarneriano: Adelmo Selvaticus. Un intreccio di racconti di vita dei tre Cramârs, l’erborista, il calzolaio e il tuttofare, che tra aneddoti di amori platonici e infedeli, vicissitudini familiari, imprevisti e desideri culinari quasi incontenibili, portano alla meta e al destinatario il loro fardello. Qui ospiti di un Angelo Floramo messo nel sacco per l’occasione, sfoderante una verve attoriale degna di nota, assolutamente a suo agio sulle tavole legnose del prestigioso palco udinese, nei panni del priore del Monastero benedettino di San Gallo, sfoggia intonatissimi canti gregoriani e tanta tanta sapienza. Nei panni di Adelmo racconta ai tre ospiti la vita di Guarnerio d’Artegna che si dipana tra il mondo dei Signori, del Clero e della gente comune per la quale, rapito dal fascino del gentil sesso, perderà quasi tutto dopo la sua coraggiosa scelta di legittimare la figlia. La simpatia del trio, unita a quella di Floramo, regala una leggerezza narrativa che non stanca, una sequenza ben orchestrata di comicità e canoscenza che raccoglie largo consenso nei presenti, tutti naturalmente capaci di comprendere la marilenghe. Molti gli applausi ai cambi scena e a fine spettacolo che premiano questa visione della narrazione storica che, citando a grandi linee le parole di Floramo, sarebbe perfetta per essere portata in aula nelle scuole, dove sotto questo aspetto umoristico-culturale i ragazzi probabilmente coglierebbero molto più facilmente l’insegnamento della Storia. Va assolutamente premiata la professionalità e capacita del Teatro Incerto di portare il teatro in friulano a tutti. Se poi la simpatia naturale della marilenghe e l’indiscutibile esperienza degli attori trovano il giusto accordo, gli applausi e le risate non possono resistere. Una rappresentazione teatrale da vedere assolutamente, per passare una buona ora e mezza di allegra immersione nella friulanità storica, insomma… molait dût e lait a viodilu cal merite! (chiedo scusa agli esperti di ortografia friulana)

© Massimo Cum per instArt

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