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  • Arte all'istante

    19.06.2013 15:01

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    26.04.2017 18:25

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Intervistare un amico è sempre un piacere! Se poi parliamo di jazz, figurarsi! Se inoltre si presenta con questa intervista la nuova edizione di uno dei festival più interessanti ed alternativi che abbiamo in regione, non ce n'è più per nessuno. Insomma, cari lettori, ecco a voi quell'agitatore culturale che risponde al nome di Flavio Massarutto e la sua San Vito Jazz 2017.

Vi consiglio solo di affrettarvi: gli abbonamenti ed i biglietti spariscono veramente in fretta ...

Siamo giunti alla 11ma edizione di San Vito Jazz, rassegna che curi da tanto tempo con grande passione! La prima novità che balza all’occhio è lo spostamento della sede dallo splendido Teatro Arrigoni al vicino Auditorium Centro Civico … scelta difficile immagino, ma necessaria ...
Si non è stata fatta a cuor leggero. Ma francamente quando fai sempre il tutto esaurito e sei costretto a lasciare fuori tanta gente che vorrebbe venire ai concerti significa che è venuto il tempo di cambiare. Dopo dieci anni abbiamo percorso tutta la curva dagli inizi difficili ai primi consensi e poi all’esplosione delle ultime tre edizioni. Abbiamo dovuto fare anche un doppio concerto per soddisfare le richieste ma questa è una cosa che non sempre si può fare. A questo punto meglio dare una svolta e puntare ad ampliare il pubblico andando in una sala che è più del doppio del Teatro Arrigoni. La sfida è dimostrare che il jazz può avere un pubblico diversificato e intergenerazionale. È impegnativo ma è necessario. Una sfida entusiasmante.

 
 
Hai sempre affiancato degli appuntamenti legati al nostro ambito regionale (con anche delle splendide produzioni!) per arrivare alle proposte più intriganti in ambito nazionale e mondiale. Ci vuoi parlare della scelta fatta per quest’anno?
Il primo appuntamento del 11 Marzo è la produzione originale di quest’anno. Il protagonista è il batterista e percussionista sloveno Zlatko Kaucic. Un artista che secondo me è tra i più interessanti a livello europeo e che scrive musica bellissima, semplice e diretta, ispirata al folklore della sua terra. Il pordenonese Bruno Cesselli la arrangerà per trio di improvvisatori visto che oltre a loro due sul palco avremo il violinista Alexander Balanescu, un nome conosciuto e apprezzato al di là delle barriere stilistiche e di genere. Oltre a loro sul palco l’Orchestra d’Archi dell’Accademia Arrigoni, una realtà didattica e concertistica sanvitese che ha già fatto cose egregie sia in ambito classico che in altre musiche. Partiamo insomma con una proposta spiazzante.
Il secondo concerto sarà il 18 Marzo con il quartetto del trombettista Gabriele Mitelli, Gabriele ha suonato a San Vito Jazz l’anno scorso in sostituzione di un musicista impossibilitato a partecipare. Una felice casualità perché il suo suono mi ha colpito molto e quando mi ha proposto il suo nuovo progetto, che sarà a Marzo pubblicato da Parco della Musica Records, non ho avuto esitazioni, Un quartetto elettrico che si ispira alla psichedelica free di Sun Ra e al rock alternativo con un ospite speciale solo per San Vito Jazz: Ken Vandermark. Il 26 concludiamo con il quartetto di William Parker di tutte stelle: Cooper Moore, Hamid Drake e Brandon James Lewis.  
 
Mi sembra che il connubio fra la musica jazz e la città di San Vito al Tagliamento funzioni egregiamente: merito della musica, merito della splendida città o merito del direttore artistico?
Quando si hanno risultati è sempre merito di una squadra. Certo delle scelte artistiche ma anche della volontà dell’amministrazione comunale di sostenere la rassegna, delle molte associazioni che collaborano, della rete dei rapporti costruiti negli anni e che permettono a San Vito Jazz di agire in un ambiente favorevole, abituato alla ricerca e all’innovazione. Puoi avere tutte le migliori idee del mondo ma senza il supporto del territorio, delle persone non vai da nessuna parte.
 
Prezzi più che popolari ed un avvicinamento anche agli studenti …
La politica dei prezzi popolari (l’abbonamento costa solo 30 euro) è una precisa indicazione dell’amministrazione comunale che io condivido. Bisogna sforzarsi di favorire l’accesso a tutti. Quest’anno, proprio grazie alla scelta di tenere i concerti nel più capiente Auditorium abbiamo sperimentato per la prima volta una lezione-concerto, tenuta dal sottoscritto e dal pianista Bruno Cesselli, rivolta agli studenti delle scuole superiori di San Vito al Tagliamento. Hanno partecipato circa duecento ragazze e ragazzi. A loro, e agli studenti delle scuole di musica e dei conservatori,  è rivolto un biglietto speciale a 5 euro.
 
La scelta fatta anche quest’anno cade come sempre (e per fortuna aggiungeremmo noi) su progetti sicuramente non “nazional-popolari” … Immagino non sia semplice per un festival che cresce restare nell’ambito della musica improvvisata e non farsi “conquistare” da artisti più accessibili e sicuramente molto conosciuti anche dal pubblico non strettamente appassionato! Abbiamo in Italia un fiorire continuo di “festival fotocopia” dove a girare sono sempre i soliti noti … Un tuo pensiero al riguardo
Come sai io non ho mai nascosto di essere un critico e organizzatore militante. Rivendico la necessità di scelte precise coerenti. Non apprezzo tutto quello che va sotto il nome di jazz. Cerco sempre musicisti con un linguaggio personale, originale, forte. Questo non vuol dire essere snob. Io non ho paura della musica nazional-popolare anzi. Il problema è che nei festival e nei teatri ormai i programmi li fanno le agenzie (e allora si hanno i festival fotocopia che generalmente fanno concerti noiosi di musicisti famosi) e non i direttori artistici. In un paese normale i direttori artistici fanno le scelte e ne rispondono. In Italia non sempre avviene. Capisco chi deve riempire un grande contenitore e dunque si pone il problema di attrarre il pubblico. Se si usano risorse pubbliche non si può prescindere dal riscontro del pubblico. Ma la realtà ci insegna che si possono fare manifestazioni di grande qualità che tengano insieme eventi popolari e qualità. Un esempio era Il Torino jazz Festival diretto da Stefano Zenni. Ma cancellarlo è la prima cosa che ha fatto la nuova Sindaca …
Non ci sono ricette valide per tutti ed io non ne ho però se siamo cresciuti in questi anni vuol dire che si può fare una diversa programmazione. Ad esempio tutti in questo paese parlano dei giovani e poi nei cartelloni li trovi se va bene nei dopo concerto nei club. Quest’anno abbiamo dato a Gabriele Mitelli una serata con un nuovo progetto con la stessa dignità degli altri musicisti. Bisogna avere anche un poco di coraggio. Magari non sempre funziona ma abbiamo il dovere di provarci.  

Conosciamo la tua grande passione per il fumetto (inutile sottolinearlo, strettamente legato anche alla musica afroamericana): qualche novità in arrivo?
Sto riscrivendo un paio di saggi brevi sul jazz a fumetti (sulla ricezione del jazz in Europa attraverso i fumetti anteguerra e su Black Comics e jazz) a cui lavoro da tempo frutto di ricerche e acquisizioni del mio archivio. Nel frattempo continuo a sperimentare con il graphic jazz journalism. Ho pubblicato con i disegni di Massimiliano Gosparini una storia sul supplemento la Lettura del Corriere della sera e una su Alias del il Manifesto. Sono storie di due tavole; nella prima ho raccontato il geniale pianista Sergey Kuriokhyn a vent’anni dalla scomparsa e nella seconda il Festival Jazz & Wine of Peace con una speciale omaggio a Garrison Fewell. Adesso siamo al lavoro su di una terza storia. Mi piace questa cosa e penso che abbia molte potenzialità. Scrivere una storia a fumetti di due tavole è un esercizio che ti costringe alla disciplina della brevità. È molto stimolante. Come quando in poche righe devi riuscire a rendere l’idea di un disco o di un concerto. Una disciplina che ho appreso nella cronaca giornalistica. Penso che il giornalismo musicale a fumetti possa aiutare la musica a trovare nuovi appassionati e ad arricchirne la ricezione. O almeno lo spero.

Luca A. d'Agostino © instArt

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